Guida Ermetica di Trieste / 2


LORENZO BARBERIS.

Secondo itinerario nella Trieste Ermetica.

Vicino all'area della stazione troviamo Piazza Oberdan, luogo centrale nello scontro simbolico tra Italia e Austria di cui Trieste è il centro. Il nome lo prende da un irredentista che cercò invano di assassinare Francesco Giuseppe, condannato e trasformato in eroe dall'Italia sabauda, da cui la piazza, prima Piazza Caserma, la caserma dove era stato giustiziato.

La piazza inoltre, sede della giunta regionale, è stata oggetto come vediamo di un profondo restyling in età fascista, con una sorta di Eur in miniatura e la classica torre littoria che troviamo ad esempio anche a Torino, nella centralissima Piazza Castello.


Significativa la scultura di Mascherini, autore moderno emerso con lo stile littorio fascista ma  in grado di darne una lettura personale ed efficace, in una sua opera postbellica che celebra due giovani innocenti sorpresi dai nazisti che arrestarono e uccisero il ragazzo come antifascista (non lo era: lo divenne in carcere). Il libro che ho consultato lamenta l'assenza di simboli moderni dotati di potenza: ecco, questo a mio avviso ce l'ha.

La scultura ha questa funzione, ma diviene anche una più generale celebrazione dell'unione simbolica tra maschile e femminile che si consuma tra le varie statue simboliche sparse in tutta Trieste.


Ricchissima di palazzi carichi di immagini simboliche è invece Via Carducci, che collega Piazza Oberdan al centro. Nome adeguato alla via, che ricalca lo stile ricco e ampolloso (ma affascinante) di Carducci con palazzi coevi ugualmente dotati di una possente retorica visiva.


Pregevole il Caffé Carducci, alla metà della via, nel palazzo dell'antica scuola di commercio dove Joyce, verso il 1914, insegnò inglese a Italo Svevo, in un passaggio di consegne tra il più grande letterato mondiale e il più grande romanziere italiano del periodo.

Il Caffé carducciano riporta la frase di "Miramar" del poeta in cui si parla di Trieste:

e tona il cielo a Nabresina lungo
la ferrugigna costa, e di baleni
Trieste in fondo coronata il capo 
leva tra' nembi. 

Ed è quindi una buona pausa possibile, anche se poco resta dell'antica cornice culturale.


Da qui, con minima deviazione, invece di prendere per il centro si può affrontare la Scala dei Giganti, che conduce alla città alta, dove si trovano il Castello e la Cattedrale. Esperienza iniziatica piuttosto sfiancante: consigliamo piuttosto un laico autobus. Ma con un clima fresco, e se siete buoni camminatori, potrebbe essere intrigante.


Il sito è quello dell'antica basilica romana di Tergeste: come tipico, con la cristianizzazione la Basilica, centro del potere politico del Basileus, il dominus della città, lascia il posto alla "nuova Basilica", centro del potere del Signore.





Della basilica romana poco resta: una spianata e qualche colonna spezzata. La cattedrale è romanica, imponente nel suo stile. All'interno si sovrappongono più stili, ed ho apprezzato soprattutto questo bel san Giorgio antico.



Il castello offre scorci pittoreschi all'interno, e soprattutto una meravigliosa vista che domina la città. Una visita che merita effettuare: e però si percepisce come il cuore ermetico di Trieste non pulsa tanto qui, nell'antica città medioevale, ma in quella dal Rinascimento in poi, che fiorisce a valle dopo la dedizione all'Austria.


Se torniamo in Via Carducci, invece, presso i Portici di Chiozza (un ricco industriale, come molti numi tutelari della città), troviamo chenel dire "Riedificò l'Età Nova", l'Ottocento non scrive a torto. Il palazzo, ricostruito nel 1848, come vediamo dai numeri romani, è un tripudio di allegorie come quasi ogni palazzo della via.


Le Assicurazioni Generali nel 1927 non presentano particolari simboli fascisti, ma il nastro dell'Infinito celato nella facciata, sormontata da due divinità marine a cavallo di delfini.




Visitate dunque anche la città alta, ma tuffatevi poi nelle vie eleganti del centro storico, nel trionfo ermetico ottocentesco.


E degno apice di questo grande Ottocento triestino è il Caffé San Marco, caffè novecentesco in verità,  ma ancora sul limitare della grande Trieste austriaca, con gli affreschi originari del 1914 e luogo di incontro dei grandi letterati triestini. Il grande caffé triestino (pur nel rispetto di altri grandi e storici locali), defilato dai luoghi ufficiali del centro ma, non a caso forse, a un dipresso dalla Sinagoga. E il caffé è innegabilmente l'eretico, pagano e laico tempio moderno, dove seduti mollemente su un tavolino in marmo nero potrete illudervi ancora di dialogare dell'Ulysses con Svevo o discettare sulle poesie di Saba. O, per chi predilige, confabulare di temi ermetici.

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