Guide Ermetica di Trieste / 1


LORENZO BARBERIS

Per alcuni, Trieste è la vera capitale esoterica, non l'abusata Torino.
Da piemontese, non posso che continuare a difendere la superiorità sabauda.

Ma Trieste l'ho visitata di recente ed è molto, molto interessante.
Certo, già prima sapevo le ragioni storiche della sua rilevanza: datasi liberamente all'Impero nel 1389, ne era divenuto l'unico porto sul mare, luogo che definire estremamente strategico è poco.
Così Trieste divenne il porto più importante... boh? Di sempre, presumo. Il porto dell'Impero, per tutto il periodo che è durato.

Incontro e crogiuolo di cultore, ovviamente non sempre pacifico, ma indubbiamente fruttifero e vitale. Però...

Come sa chi si occupa di "cose ermetiche", anche in modo ironico, intellettualizzato e così via come me, sa che non basta. Ci vuole (almeno qui, lasciateci questo residuato romantico!) un "non so che".
Trieste ce l'ha.

Un portato della enorme ricchezza di Trieste è la ricchezza anche visiva dei suoi palazzi, ricchissimi di statue, sculture, divinità greche e bafometti "templari". La guida ufficiale di Trieste, che ho comprato, sottolinea come si distinguano in particolare Mercurio, per i commerci, e Nettuno, per i viaggi via mare; ed è effettivamente così.

In particolare, continua la guida, ricorrono spesso il caduceo di Hermes e il tridente di Poseidone, simboli stilizzati della loro potenza, vicini anche al simbolo triestino, una sorta di tridente stilizzato appunto.


Come si vede dalla foto di copertina, la stazione ferroviaria che ci accoglie è subito ricchissima di simboli. Consiglio al turista non frettoloso di goderseli: un intrico particolarmente complesso e raffinato. Qui - per ora: ho fatto foto per un intero blog ermetico, oltre mille scatti, i più dei quali di dettagli significativi - sottolineo solo la presenza del caduceo, che si può notare "curvato" in modo da assomigliare al glifo di Trieste. La sua connessione alla Ruota del Mondo è altrettanto interessante, e se da un lato rimanda all'analogo arcano X dei Tarocchi, è perfettamente congruo alla stazione ferroviaria.


Tra le cose curiose - a parte grifi, sirene, bafometti etc. - l'omaggio particolarmente sentito (con un busto al centro dell'atrio) al Cavaliere Von Ghega, creatore del sistema ferroviario austriaco verso il 1850, e morto dopo una malattia contratta nella costruzione del braccio ferroviario della Transilvania. Cinque romanzi sono stati dedicati alla sua figura, e non mi stupirebbe che in un uno diventasse un vampiro; sicuramente era un iniziato, come tutti i costruttori della rete di ferrovie ottocentesche, grande opera massonica in onore (stando al Carducci) del "carro di fuoco" di "Satana il Grande".

Oltre al busto, a Ghega è stata dedicata la via che reca dalla Stazione al centro, dove ho preso albergo (l'Hotel Roma, nome scaramantico di sottolineatura d'italianità, post-unificazione, stile la celebre Piazza Unità d'Italia: consigliato soprattutto per l'ottima posizione). Via in cui spicca, al numero 4, un Bafometto particolarmente malvagio e inquietante, dai denti chiaramente vampirici: connesso, almeno junghianamente, al transilvano Ghega.



La piazza della Stazione ci accoglie con il giardinetto dedicato alla regina austriaca Elisabetta, la principessa Sissi resa celebre dai film storici hollywoodiani anni '50, e che qui trionfa circondata da un tripudio di marmoree ninfe poco vestite. Le ninfe appaiono tristi, ed Elisabetta si tiene una mano al cuore, dove un anarchico italiano la colpì con un pugnale, nel 1898 a Ginevra. Creata nel 1912, nel 1921 gli irredentisti, "liberata" finalmente la città dall'Austria, tolsero la statua dalla sua posizione, ma nel 1997 la statua è tornata, trionfante, tornando a dimostrare la natura profondamente mitteleuropea di questo centro.


Non lontana dalla stazione vi è la Chiesa protestante anglicana, che spezza il trionfo della mitteleuropa con aguzze guglie decisamente anglizzanti. La multiculturalità della città porta tra le altre cose alla presenza di quattro importanti luoghi sacri dedicati ai quattro pilastri della religiosità occidentale: protestanti, cattolici, ortodossi, e la radice del cristianesimo, l'ebraismo.

Per Jung, gli archetipi procedono in occidente a gruppi di 4 divisi così:
(due+uno)+ uno.

Ovvero tre simili e uno diverso (le tre macro-divisioni cristiane e l'ebraismo) ma i tre ne hanno poi due più simili e uno difforme (cattolicesimo, il troncone principale, e i due "scismi"). Ovviamente Trieste è, come Austria e Italia, cattolica: ma la presenza è forte. La Sinagoga (monumentale: la più grande d'Italia, dato che alla Mole di Torino alla fine gli ebrei rinunciarono) si trova poco distante dall'area della stazione; la chiesa Ortodossa si trova invece più verso l'altra metà del centro, nella stessa piazza dove troviamo un mausoleo importante dedicato a Sant'Antonio (la cattedrale, fuori da questo schema, è nella città alta, di cui diremo).

Notiamo comunque che chiesa protestante e sinagoga sono vicine alla Stazione Ferroviaria, da sempre tempio massonico (e qui, coi simboli che abbiamo detto, ancor più): esattamente come a Torino.



Non in un luogo casuale, però, chiesa cattolica principale della città bassa e chiesa ortodossa: ma sul Canal Grande, un canale che taglia in due il centro, come Venezia (e la Piazza Unità d'Italia affaccia anch'essa poi sul mare).



A Sant'Antonio è dedicato il tempio neoclassico che chiude il canale. A lato, invece, troviamo San Spiridione, l'ortodossa, ricchissima a sua volta di simbolismi ermetici che rimandano in buona parte a quelli della Sinagoga, cui l'accomuna lo stile orientaleggiante.


Il canale è anche il luogo dove l'attuale amministrazione ha inteso collocare una delle tre statue dei moderni grandi, i tre Numi Tutelari della Trieste letteraria, Tre Corone del Otto-Novecento italiano: Joyce, Svevo, Saba.




Qui è l'acquisito Joyce a passeggiare svagato in questo importante luogo-simbolo; più avanti, troveremo Saba presso la sua antica Libreria, ma anche presso i saldi di Disegual, quasi una metafora della cultura triestina in "svendita promozionale turistica".


Avvicinandosi a Unità d'Italia, è centrale però la Piazza della Borsa. Il vero tempio iniziatico nascosto, con l'orologio che diviene un Occhio Illuminato sul frontone.


E un Occhio Illuminato appare davvero - simbolo incongruo e raro - all'interno di uno dei fregi minori, retto da un puttino all'interno di una "mano della gloria". Il palazzo della Borsa è di nuovo un tripudio di simbolismi sculturei, e a Nettuno ed Hermes si associano, come spesso, due figure di bilanciamento femminile: Venere - nella forma anadiomene, "nascente dalle acque", mentre avanza su una conchiglia, divinità marina associata a Nettuno - e la Fortuna con la sua cornucopia, divinità femmineo-mercantile.


La Borsa si trova su un altra potente "linea", quella del Meridiano passante per Trieste. Altro tratto comune con Torino, che possiede il Gradus Taurinensis che la collega a Mondovì, misurato dal monregalese Beccaria a fine '700: l'obelisco Beccaria in Piazza Statuto (vicino alla "Stazione nera" di Torino, Porta Susa) è considerato il centro occulto della città. Così qui la linea meridiana connessa alla Borsa ne certifica la natura di fulcro iniziatico della città.







Qui a fianco, come Torino ha Piazza Statuto, mancato centro della nuova Torino Capitale (onore tolto nel 1865), Triste ha invece la trionfale piazza marittima intitolata all'Unità d'Italia dopo la conquista sabauda. E, come Piazza Statuto ha la piramide del traforo del Frejus, l'antica Piazza Grande aveva la Statua dei Quattro Continenti, simbolo del dominio universale dell'Impero; al suo apice vi è Trieste che, fulcro dei commerci marittimi dell'Impero, ne è la porta verso gli altri continenti (Asia ed Africa in primis; America più simbolicamente).

Nel 1938 il fascismo, nel suo inasprirsi nazionalistico, la fece rimuovere per una visita di Mussolini e anche il ritorno fu molto tardo, nel 1970. In qualche modo quindi Trieste è probabilmente capitale ermetica antica e recente: antica per la sua ricchissima storia, ma recente per la rinascita relativamente giovane dopo la cancellazione di un passato che però, per questa sua natura "proibita", è ancor più affascinante.

Continueremo nei prossimi giorni l'indagine sulla città ermetica, in parallelo alla mia visita alla città e offrendo così nuove passeggiate nei suoi "boschi narrativi" urbani.

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