La Griglia ed il Labirinto


LORENZO BARBERIS.

Un altro San Lorenzo è arrivato, uno dei pochi onomastici in cui qualcuno ti fa gli auguri, grazie al Pascoli e alle stelle cadenti.

Offriamo qualche nuova riflessione ermetica ai lettori di questo blog, come già avvenuto in età precedenti, concentrandoci questa volta sul Sigillo di San Lorenzo: la Griglia dove è stato martirizzato. 

Vari siti ermetici ne hanno sottolineato la natura particolare, a cominciare (vedi foto di cover) da "due passi nel mistero". A Genova, la cui cattedrale è legata al santo, vi è questa figurazione particolare della graticola, che la definisce come una scacchiera quattro per quattro rinchiusa in un cerchio. In questo modo diviene una immagine del Labirinto, lo scacchiere già rappresentato dal pavimento della cattedrale, come ogni cattedrale del resto.

In qualche modo, naturalmente, è figura di un altra "forma quadrata", la Croce che ha inscritto Cristo e in cui egli inscrive il mondo; ma a un livello naturalmente minore.



Notiamo però che il "manico" della graticola esce dal Labirinto e si ricongiunge con un cerchio piccolo al centro grande, simbolo di una "uscita dal Labirinto" difficile ma possibile. Un simbolo che modernamente ritorna nel film di fantascienza "The Cube" (1997) dell'italo-canadese Vincenzo Natali, dove i prigionieri dovevano fuggire dalla struttura composta di cubi dall'aspetto del cubo di Rubik (pareti composte di 3X3 pannelli) trovando il cubo che, a rotazione compiuta dei pezzi, si trova fuori dallo schema.






La formulazione più comune della graticola è di forma variamente rettangolare, che rispecchia la forma indicativa del corpo umano; ma la variazione è meno infrequente di quanto si creda, e si trova facilmente attestata in varie foto online. Ovviamente è più diffuso il rettangolo; ma il quadrato è attestato tanto in figurazioni recenti (la prima, del 1785) che rinascimentali (la seconda, dall'elegante doppio nastro svolazzante) e gotiche, quasi graffite (la terza).



Anche l'Escorial, il mausoleo dei re di Spagna elevato nel 1563, assume la forma della graticola di San Lorenzo con una struttura più quadrata che di rettangolo allungato. Il "manico", fuori dal labirinto, è ovviamente il punto nevralgico del mausoleo stesso.


Un'amica mi ha fatto notare la corrispondenza con il quadrato magico del Sator Arepo, qui Tenet Opera Rotas. La corrispondenza è interessante perché mette in relazione il Quadrato con il Cerchio, la Ruota, e in questo Lorenzo è avvicinabile quindi a una santa come Caterina d'Alessandria, forse trasposizione (e "rovesciamento") della figura di Ipazia d'Alessandria, martire del sapere ermetico torturata dai cristiani. Caterina, "la pura" (celebrata in una importante chiesa in Villanova di Mondovì, a pochi chilometri da casa mia), venne martoriata in forma definitiva su una ruota circolare, forma femminile per eccellenza, mentre Lorenzo, "onorato col lauro", viene invece imprigionato su uno schema "quadrato", maschile.



In entrambi i casi, due figure "sapienti", intellettuali, cosa che rende la connessione - a un livello ovviamente "junghiano", per chi come me approva questo approccio - particolarmente significativa.




Il quadrato di Lorenzo solitamente ha però 16 riquadri, non venticinque (quadrato di quattro, che a sua volta è quadrato di 2, due appunto "alla quarta", quadrato per eccellenza); cosa che rimanda anche al meno celebre "quadrato magico numerico", che Durer inserisce nella sua Melancholia. Malinconia come "umore nero" rinascimentale, ovvero meditazione, riflessione filosofica (e non a caso la M. di Durer tiene in mano un compasso, simbolo massonico ma anche di "creazione del cerchio", e ai suoi piedi giace una sfera, mentre in lontananza abbiamo un solido platonico - inscrivibile nella sfera - e l'arcobaleno semicircolare).

La circolarità (e il principio della forza aequatrix) ritorna nella clessidra, nei piatti della bilancia, nella campanella (armonia musicale), mentre gli strumenti ai piedi sono di falegnameria iniziatica, "massoneria del legno" di stampo italico, forse, anche in connessione all'arte incisoria della xilografia, su legno appunto, come questa, che in Italia Durer aveva perfezionato.



I due santi sono accomunati da un altro elemento importante nel simbolismo archetipo: entrambi hanno una connessione con gli Arcani Maggiori dei Tarocchi. Caterina si sovrappone in modo perfetto al X, la Rota di Fortuna, simbolo della stessa "rotazione" delle carte dei tarocchi, per la divinazione (Taro = Rota, per molti, e anche quella X può essere l'asse della rotazione cosmica).

Lorenzo torna indirettamente nelle Stelle, forse non cadenti ma comunque X, dieci come il X Agosto (la stella centrale, in questa figurazione originaria del Tarocco, è tre stelle sovrapposte, più altre sette stelle singole. 10 stelle totali, di cui 7 normali e tre sovrapposte). 10, di cui 7: e infatti numerologicamente la carta è il 17.

Un numero che è stolto ritenere sfortunato: vero che, in lettere latine, come qui, è anagramma di VIXI, "ho vissuto", e quindi "sono morto", come appariva spesso sulle tombe romane; ma appunto indica la fine di un ciclo che non è in sé da temere, se arriva nel momento opportuno (così come la Morte nei tarocchi non è carta negativa, in quanto indica spesso una morte come trasmutazione, non come fine).


Ma in fondo anche tutte queste speculazioni, pur interessanti per gli appassionati (come me) del genere, lasciano alla fine il tempo che trovano: e forse, dato il periodo estivo, non ha torto quel mio amico omonimo, che nella Griglia del santo (patrono dei rosticcieri, infatti) vede un simbolo della classica grigliata d'agosto.


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