Baal


LORENZO BARBERIS

L'ONU ha confermato, in questi giorni, la distruzione del Tempio di Baal di Palmira.
Le immagini, nella loro nettezza, fanno spavento: quasi un fascino vicino all'orrore, il lato oscuro del Sublime (l'Infero?).

Laddove prima c'era uno dei templi classici di Baal meglio conservati, non c'è più nulla. Il quadrato del recinto rituale è ora completamente vuoto.

"Baal" o "Bel" significa semplicemente "Il Signore". La principale divinità arcaica del mondo mesopotamico e fenicio, equiparato al Crono-Saturno dei greco-romani. Il dominatore severo dell'età dell'oro, l'epoca della prosperità primigenia degli esseri umani.

"Padre degli anni" (come Cronos, il dio primevo soprassiede al Tempo) e degli dei, egli risiedeva sul più alto monte della Siria, un alter-Olympus considerato dai mesopotamici l'Umbilicus Mundi, unione tra Cielo e Terra, divino maschile e femminile, emulato nelle loro Ziggurath.

Nel mito mesopotamico, Baal contende  l'eredità del padre El ("il più alto": il divino, anche nella cultura ebraica) ai due fratelli, il signore degli Abissi marini e quello delle profondità infere.

Nel suo conflitto col dio infero, Baal viene apparentemente imprigionato nell'oltretomba, ma ne è liberato e vince il suo carceriere. Questo mito è il modello dell'idea di un dio che muore e risorge: simile destino toccherà a numerosi dei e semidei del politeismo greco-romano e antico in generale, prima di trionfare (per i credenti, con vera luce divina, anticipata dai miti preesistenti) nel Cristianesimo.

Baal pone così il suo giusto dominio celeste sugli uomini: in tutto questo, è simile di Zeus più ancor che di Crono, con lo stesso rapporto ambiguo d'alleanza e rivalità con Nettuno e Crono, che arriva fino ai giorni nostri, in film come l'Hercules disneyano e il Percy Jackson ispirato ad Harry Potter).

Anche gli ebrei venerarono a lungo Baal (erede di El, prima versione del loro poi unico dio), a partire da re Acab (omonimo del capitano nemico di Moby Dick, e di una sigla che non dico), e per tale ragione, nell'abolizione del politeismo, questo dio venne demonizzato come Bel Zebub, "Il Signore - delle mosche", titolo anche di uno stupendo libro sulla facilità del ritorno alla barbarie (nei ragazzi, in quel caso ma non solo).



Anche Cartagine venerava Baal come proprio dio maschile, cosa logica data la sua ascendenza babilonese-fenicia; e questo favorì la demonizzazione "laica", quella romana, che poi si sommò a quella giudaico-cristiana. I Romani alimentarono l'idea (non infondata, ma esaltata a scopi di propaganda) dei sacrifici di giovani vergini in onore del dio. In questo modo Roma, che da tempo, come i greci, aveva abbandonato il sacrificio umano, si poneva come missione disinteressata quella di esportare la civiltà (se non la democrazia...) nel conquistare i territori della grande rivale nel dominio mediterraneo.

Ma poi il culto di Baal, finita la ragione di propaganda, venne mantenuto e lo ritroviamo a Palmira. Il cristianesimo, sulla scia dell'ebraismo, demonizzò Baal: non un qualsiasi soldato delle sterminate legioni infernali, ma uno dei nomi del Nemico per antonomasia, Belzebù, dal Bel Zebub ebraico.

Eppure - a Palmira e altrove - il cristianesimo fu meno sistematico nel distruggere i "demoni" pagani che demonizzava ma, a suo modo, conservava nel suo Inferno.

Anche nella "Commedia" di Dante, autorevolmente, viene confermata l'identificazione tra Belzebub e Lucifero.

"Luogo è là giù da Belzebù remoto 
tanto quanto la tomba si distende, 
che non per vista, ma per suono è noto"

Dichiara infatti il poeta, legittimando la sovrapposizione di figure.

La demonologia rinascimentale preferirà scinderle di nuovo, ma mantenendo a "Belzeboth" (nome usato più di frequente, tra molte varianti) un ruolo di primo piano: se Lucifer è il re, di solito lui è il principe infernale. Il Wier (1577) lo sovrappone a Bael (il Baal originale, da cui in molta demonologia era ormai scisso) effigiandolo come vediamo anche in cover, sul modello della rovesciata trinità dantesca luciferiana. Si tratta del primo demone che analizza.

L'incisione illustrativa è dell'Ottocento, e notiamo inoltre che il disegnatore è il pittore L.B., Louis Le Breton: non sono io, giuro, anche se la firma è molto simile. L'incisore è invece, per esteso, Jarrault.





Quello sopra è il sigillo di Belzeboth nella Goethia, molto vicino alla stilizzazione di una mosca, su cui egli ha signoria. Nello studio di Collins de Plancy del 1863 appare figurato appunto come una enorme, mortifera mosca ("Al Azif", "il sussurro degli insetti notturni", sarebbe il titolo arabo del Necronomicon).





Un anno prima del Dizionario Infernale di Collins, l'Ottocento aveva rispolverato gli originari culti di Baal nel decadentismo, con la Salambò (1862) di Gustave Flaubert.




Da questa fascinazione decadente per i culti di Baal deriva anche l'ambigua condanna di "Cabiria" di D'Annunzio e Pastrone, primo kolossal moderno dell'intera storia del cinema, girato a Torino nel 1914. I culti di Baal sono demonizzati anche per legittimare la campagna di Libia del recalcitrante Giolitti come la "quarta guerra punica", in un imperialismo sabaudo che sarà poi ampliato dal fascismo (sempre una creazione letteraria di D'Annunzio, a suo modo).


Questo gigantesco Baal venne ripreso poi dal "Metropolis" (1926) di Fritz Lang, che crea un futuribile Baal Robotico-Capitalistico cui vengono sacrificati i lavoratori di domani; da "Metropolis" deriva così tutto il filone del complottismo che - leggendo il film letteralmente... - ritiene i capitalisti segreti veneratori di Baal.



Comunque, il Dio Baal di Cabiria siede al centro della Mole Antonelliana, museo del cinema e moderna ziggurath. Qui, per ora, i Nuovi Iconoclasti non lo hanno ancora attaccato. C'è da chiedersi solo quando, e con quale dei due corni avverrà l'assalto: se con il Bad Cop che usa la dinamite e gli attentati, o con il Good Cop che piagnucolando chiederà di rimuovere l'immagine, offensiva per il suo implicito rimando al politeismo.

Da buon junghiano, però, ho sempre pensato che gli archetipi siano a loro modo potenti: e che, se non un dio, Baal sia - come gli altri - espressioni di un "qualcosa" della cultura occidentale. Un qualcosa che, forse, non è così prudente stuzzicare. O forse, come insegna la mitologia nordica, la nostra fine è segnata dal Ragnarok, alla morte degli dei.


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