Carrù Esoterica


LORENZO BARBERIS

Come sa chi segue questo blog, uno dei temi principali è lo studio della Cuneo Esoterica, e in particolare della Mondovì Esoterica, dove mi trovo per avventura ad abitare.

Ma anche molti piccoli comuni del Cuneese nascondono qualcosa di misterioso. Cervere ha da poco inaugurato un Anfiteatro dell'Anima, per dire, di cui ho parlato nell'articolo di Noa, che l'ha inaugurato.

Ma prendiamo Carrù. La Porta della Langa, come da sempre è stata nominata.
Un paesone di cinquemila abitanti, all'apparenza, ma ricco di storia e con qualche punta di mistero.


L'imponente Castello, intanto, esiste già dall'anno Mille o giù di lì, citato in una bolla imperiale di Enrico II Il Santo, verso il 1041.


Al castello ci sono però due statue, moderne (ovviamente, anche il castello non è più quello dell'anno Mille, ma oggetto di mille rifacimenti posteriori). Una è un cavallo di bronzo, abbastanza classico.


Più che altro, il Cavallo produce degli scorci molto alla De Chirico, specie i dipinti torinesi.


Questo Gigante Senza Testa, invece, è decisamente più imponente e scenografico.


La Confraternita dei Battuti Neri, del 1616 (anno delle Nozze Chimiche dei Rosacroce) è la più antica, primo-secentesca.


Bello il frontone con San Giovanni Battista Decollato, che alcuni studiosi ermetici associano alla testa del Bafometto Templare.



Nella facciata c'è anche un Santo Vescovo che fa il segno del Silenzio Arpocraziano a fianco di una statua del Battista non ancora Decollato.


La chiesa non è visitabile, quindi non ho visto le figurazioni interne. Una peccaminosa e moderna Salomé fa però bella vista di sè stessa in un negozio antistante alla confraternita, per la resilienza automatica degli Archetipi.


C'è anche una lapide marmorea che celebra credo una visita o concessione regale (non ho voglia di tradurla).



Interessante anche questa Crocifissione, in cui appare una non frequente figurazione di Dio Padre, dalla accentuata forma triangolare che richiama quella del frontone.


La Parrocchiale, dedicata alla Vergine, è di metà Settecento e ad opera di Francesco Gallo, il tautonomico genius loci. La rinominazione da parte di una qualche amministrazione piuttosto massonica la fa finire in Via Mazzini.


Curioso il tema della Piramide qui imposto dal Grande Architetto del '700 cuneese e sabaudo in generale (a parte il suo predecessore Juvarra).


Una Sfera è anche ai piedi di Maria nell'affresco di facciata, come in cima alla piramide. Simbolo dell'Orbe terrestre che si piega ai piedi della Vergine, forse; comunque simbolicamente significativo.



Tema confermato anche dagli interni piuttosto grandiosi.






Chiude a fine '700 una chiesa di Nicolis di Robilant, nobile architetto degno di maggiori approfonfimenti, che edifica i simmetrici Battuti Bianchi, devoti a San Sebastiano.


Esiste anche una "Sebastiano al femminile" nel mito laico di Carrù, la nobildonna Paola del Carretto colpita al seno, nella seconda metà del Seicento, dalla freccia di un cacciatore, ed effigiata pertanto come Diana regina delle Amazzoni (in un rimando al tema già classico dell'Amazzone morente). Curioso che nello stesso periodo a Mondovì si diffonde il tema della Vergine ferita da un cacciatore, questa volta però, per la prima volta, con un colpo di arma da fuoco e non con una freccia tradizionale.




Non mancano, oltre alle chiese e al castello, palazzi nobiliari sette-ottocenteschi ricchi di affreschi simbolici come questa facciata in trompe l'oeil con donne affacciate, vetri rotti, meridiane astrologiche.



E l'Ottocento lascia anche pensatori illustri, da cui l'inventore, per dire, della macchina da scrivere e il filosofico Fiorenzo Galli.


Ma quando arriviamo ai nostri giorni, spicca soprattutto il culto del nuovo Dio Toro, il bovino di Carrù che è tra i più apprezzati.






Il monumento sulla principale piazza del paese, elevato nel 2003, causò polemiche per la presenza dell'esacolo leghista; la Lega lo difese come simbolo celtico "tradizionale", e dopo una serie di tira e molla coi cambi di amministrazioni, è ancora lì: segno che ha una valenza effettivamente iniziatica e non solo propagandistica. Ma non sottovaluterei nemmeno i bassorilievi e, soprattutto, la ruota del carro a livello simbolico. La cornice in cui è racchiuso inquadra inoltre il panorama di Langa come per appenderlo a una parete virtuale, con una sorta di dolmen sacrale.

Insomma, spunti asistematici, ma che mostrano come ogni piccolo centro della Cuneo ermetica abbia qualche curiosità da rivelare all'occhio dell'osservatore attento.

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