Il continuum di De Michelis nell'età dei Social.


LORENZO BARBERIS

L'amico Andrea Roccioletti mi fornisce lo spunto per una riflessione antica e sempre nuova sul mondo dell'arte: in un museo di Bolzano, a quanto pare, è balzata in testa agli addetti alle pulizie l'idea balzana di buttare nell'immondizia un'installazione di un duo di giovini artiste di belle speranze.

A parte che ormai il rapporto "uomo morde cane" si sta invertendo, e prima o poi potremmo trovare la notizia: "Incredibile! Addetta delle pulizie pulisce un museo e NON butta nell'immondizia la lattina di Warhol. Devo tutto al mio prof. d'arte delle medie - dichiara la donna."

La cosa più meravigliosa è la notizia data su televideo, che riporto da Andrea.


La notizia è bellissima, pure troppo, direbbe un complottista inveterato come me: e suscita il sospetto, (che nell'età dei social è di nuovo un luogo comune come l'addetto alle pulizie artistiche) che tutto sia costruito ad arte per creare dibattito virale sulla faccenda. Con le citazioni giuste al posto giusto, il Museion che ci fa la figura di chi sa stare al gioco, e non ultimo Televideo Rai, che è in fondo il vero internet per il deep web dei pensionati, e credo abbia canali d'accesso più selettivi che una recensione su una rivista d'arte online.


Questa è l'installazione, del duo Goldi e Chiari (qui il loro sito http://www.goldiechiari.com/). Ora, ovviamente il gioco è (e non da oggi, altrettanto ovviamente) "epater le bourgeois": specie dopo la strizzata d'occhio del televideo virale. La notizia non ha i criteri giusti per diventare mainstream, e infatti ha girato solo negli ambienti "culturali" in senso lato. Nel mainstream, presumo che avrebbe generato una "disillusione di primo livello": il classico "Arte questa? Mio figlio la fa meglio". Con l'unica differenza che di Picasso lo si diceva quando il pargolo era all'asilo, ora è cresciuto, ha sedici anni e lo fa ogni Last Friday Night - T.G.I.F. (cfr. il saggio di K.Perry per Vimeo, qui).

Invece, nell'ambito artistico-culturale, la reazione è stata la "disillusione di secondo livello": non una variatio sul tema del "Siamo proprio in Italia" (cft. Fibra-Giannini in "In Italia", qui) come ci si poteva anche attendere, ma una certa insofferenza, pur rimarcando la propria maggiore raffinatezza. Della serie: "non è che sono uno che criticherebbe Duchamp, per carità: ma figliola, tu non sei Duchamp".


A me invece il duo sta simpatico, anche se l'operazione rientrasse nell'eterno filone di Andy Kaufman nel meraviglioso mondo del wrestling. Certo, dipende anche dal mio persistere in una provincia in cui, pur cambiando ultimamente le cose, questo tipo di concettuale è ancora una provocazione (provincia che sia chiaro, io adoro perdutamente: mi ritrovo molto più in Gozzano che a Recanati): e quindi conserva una sia pur flebile ragion d'essere.


Inoltre, guardando il loro sito, la foto di copertina cita le ninfee di Monet, e appena uno scava sotto la patina dei link del sito artistico col dot.com si viene rimandati a un più verace wordpress (qui), dove appaiono altre cose interessanti e un certo gusto ironico.

E allora forse anche il loro trademark Goldiechiari artistico è una citazione culturale di un certo spessore (cfr. L.Littizzetto in "Mai dire...", qui), e a questo punto perché escludere che non ci sia addirittura una citazione del De Michelis dei tempi d'oro, volume che ignoravo ed ho scoperto grazie a questa performance? (vedi foto di copertina).






Concludendo: l'opera - qualunque sia la valutazione che se ne vuol dare - si colloca comunque nel segno di una tradizione occidentale esistente, quella del trionfo della morte, particolarmente appropriata per la nostra epoca (una delle penultime figurazioni è nel "300" di Frank Miller, 2007) che in fondo cerca di nasconderla sotto una mascherata della morte fucsia ricoperta di lustrini e paillettes.

Certo che, pop per pop, preferisco i fumetti di Roccioletti, ormai un appuntamento fisso nella mia edicola virtuale. Ma questa è un'altra storia ancora.

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