Marco Roascio alla Meridiana Tempo


LORENZO BARBERIS.

Seguo da tempo, come sa chi legge le parti artistiche di questo blog, il lavoro di Marco Roascio, che ha creato col marchio Cabalinguistica una sua interessante ricerca di arte combinatoria con anagrammi applicati a vari tipi di situazioni: tra questi, il più rilevante è la scrittura di un vero e proprio "calendario cabalinguistico" che va avanti ormai da vari anni. Marco esporrà, a dicembre di quest'anno, presso "La Meridiana" di Mondovì, e mi ha chiesto alcune righe per presentare i suoi ultimi lavori.

Iniziamo quindi col dire che la ricerca cabalinguistica - che nasce da un'operazione "scritta" - passa poi nelle opere visuali di Marco tramite il suo lavoro sul pattern, che crea texture visuali vagamente paranoidi, con cui spesso Roascio - da quanto ha avviato la sua ricerca - illustra i suoi anagrammi cabalistici (il lavoro sul pattern è invece anteriore, pur essendosi modificato molto nel corso del tempo).


Dall'applicazione ad un quadro solitamente astratto (o con segni figurativi simbolici ed essenziali) ma realizzato dall'autore, Roascio è passato ad applicare tale stilema del pattern alla risignificazione di fotografie di luoghi o direttamente a cartellonistica pubblicitaria, con un lavoro che ora ha trovato il suo punto di arrivo nella rielaborazione del packaging di vari prodotti, al centro dell'attenzione della Pop Art almeno dalla Campbell Soup di Warhol in poi.

In questo modo l'arte di Roascio è passata dal 2D al 3D, sia pur su piccola scala, mantenendo comunque una continuità nella sua ricerca. Contenitori risignificati tramite il suo intervento, con un occhio alla Pop Art, inevitabilmente, ma anche all'Arte Povera, in cui emerge il tema del materiale "non-nobile", che Roascio radicalizza: plastica, alluminio, polistirolo, vetro d'uso, che egli rielabora donando a queste opere una "nuova estetica" tramite il riuso.


Il materiale è ancora più radicalmente "povero di significato", in quanto è per definizione imballaggio usa-e-getta, spesso ridondante - il tema della riduzione dell'imballaggio è difatti un tema ecologico ampio e complesso. Pur effimero, l'imballaggio è però a suo modo "bello", come ci fa riscoprire Roascio privandolo (col suo pattern vagamente alla Keith Haring) delle connotazioni commerciali che ce lo qualificano come non-estetico.

In questo modo, ne percepiamo la forma pura, sempre gradevole a suo modo, in quanto frutto di un accurato studio di marketing, e ne apprezziamo la bellezza; ma al contempo, la forma, anche privata del suo riferimento diretto all'oggetto commerciale, vi è indissolubilmente legata (un certo tipo di proporzioni in un cilindro ne fa "una lattina", ad esempio) e questo risulta dissonante rispetto alla ri-estetizzazione compiuta.

Questo, in sintesi, mi pare il senso del lavoro di Roascio. Poi, in modo post-moderno, sono gli stessi spettatori che possono continuare il gioco delle re-interpretazioni sulle opere dell'autore, che la Meridiana Tempo ci proporrà nel prossimo dicembre.

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