Orphan Black


LORENZO BARBERIS

Spoiler alert, per prudenza

Ho visto di recente "Orphan Black", una delle mille nuove serie TV che affollano ultimamente i palinsesti. Si tratta di un discreto thriller complottista, che ha una partenza vagamente pirandelliana, alla Mattia (turbo)Pascal: una adorabile fricchettona dei bassifondi canadesi (la serie non è USA, per una volta, anche se lo stile resta sempre quello, più o meno) scopre di potere uscire dai guai prendendo l'identità di una ragazza che si suicida sul treno, e ovviamente mal gliene incoglie.

Lo scambio infatti è possibile grazie al fatto che le due sono identiche: e come si scoprirà rapidamente (lo spoiler è già nel titolo della serie, dove l'asta centrale dell'H è fatta da un tratto di DNA) le due sono in realtà due cloni, ce ne sono molti altri, sparsi per tutto il mondo, controllati a distanza da una multinazionale malvagia connessa a un'ideologia di tipo Transumanista che, al di là del nome infelice, non si capisce perché tuttora rappresenti costantemente il kattivo per antonomasia nella fantascienza.



Forse è l'influsso del potente Francis Fukuyama, il teorico dei think tank repubblicani degli anni '90, che teorizzava "la fine della storia" e un lungo dominio USA, dove in un clima di pace mondiale la minaccia sarebbe appunto venuta dal libertarismo scientifico. Profezie, come ognuno può vedere, non proprio perfettamente realizzate: anche se effettivamente esiste il fronte "tecnoscienza libertaria", esso appare ancora ideologicamente il più debole, proprio perché non riesce a collegarsi con una sua rappresentanza ideologica efficiente (al di là dell'immaginario, i transumanisti sono ancora limitati a macchiette nel dibattito pubblico, ben lontani da quegli illuministi - e Illuminati - tecnologici che vorrebbero e potrebbero essere).

Quindi il buon Asimov sarebbe deluso di noi: la fantascienza di oggi è sempre più pervasiva e diffusa, ma non si è liberata dal famoso "complesso di Frankenstein", il "peccato originale" da lui identificato, dove la tecnoscienza è sempre cattiva.

Per contro, i complottisti ossessionati dall'immaginario mediatico collettivo (che io amo parodiare) sosterrebbero che comunque, in modo apparentemente rassicurante (la tecnoscienza è condannata) il serial introduce il tema della clonazione e, più in generale, quello della duplicazione, della scissione della mente e dell'Io, che è particolarmente caro agli Illuminati e al New World Order.


L'aspetto inquietante, surreale, straniante e quindi "illuminato" emerge soprattutto nei (bei) poster della serie, che hanno giocato bene sul teatro dell'assurdo della situazione. Se questo, nella bellezza grafica, suggerisce però una sostanziale identità dei cloni, pur cresciuti sperimentalmente in modo isolato uno dall'altro, è più fedele la reinterpretazione dell'illusione ottica delle due ragazze e una coppa che abbiamo visto sopra: identiche nell'aspetto (la silhouette, simbolicamente) e nel DNA le varie ragazze sviluppano personalità antitetiche tra loro.


Il serial così si regge in buona parte sulla bravura attoriale di Tatiana Maslany, che passa facilmente e senza soluzione di continuità nei vari ruoli: la ragazza di strada, la scienziata hippie, anticonformista e lesbica, la soccer mom rigida e psicotica, la serial killer.


Non a caso, la quasi totalità dei riconoscimenti alla serie sono andati alla brava attrice e alla sua capacità trasformistica, con cui passa rapidamente dall'una all'altra di queste "Orfane Nere" (formalmente, infatti, la protagonista si crede data in adozione per abbandono dei genitori biologici).


Insomma, una serie ricca di tematiche complottiste, ben sviluppate e integrate in un puzzle sufficientemente intricato, dove all'incastro dei pezzi della storia corrisponde quello della psiche della protagonista, costretta dalla molteplicità di specchi di sé a interrogarsi su chi è realmente lei stessa.


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