Affatto Malfatti


LORENZO BARBERIS.



Gabriella Malfatti è, innanzitutto, nelle fitte connessioni che interconnettono la Mondovì Ermetica, la pronipote di Mario Malfatti, grande scultore monregalese noto in primis per il monumento ai caduti della Grande Guerra, inaugurato nel 1924 dal principe Umberto di Savoia, in sentore di fronda "antifuturista" (lo scultore disprezzava ad esempio, pare, le due sculture "moderniste" realizzate a Cuneo in onore dei due fiumi che, appunto, compongono il Cuneo della città, Stura e Gesso). Nello stile sontuoso, ricco di panneggi scultorei, troviamo forse un tratto simile a quello dell'arte della discendente.


Gabriella Malfatti nasce anch'ella a Mondovì, frequenterà l'Accademia Albertina a Torino e lavorerà artisticamente in ambito piemontese. Il suo stile, dall'innegabile maestria tecnica, è resto inconfondibile da questo gusto per un sovraccarico ricercato, elegante, mai volgare e vagamente inquietante, forse sottilmente ermetica.

Anch'ella in qualche modo segna un "landmark" di Mondovì Breo, in quanto il Moro Café è adornato di un suo dipinto del Moro monregalese che domina la Piazza San Pietro dall'alto della chiesa omonima, dal '700 (e forse da un tempo molto più antico, a livello simbolico, come denota il mito fondante del carnevale monregalese).

Allego una piccola galleria delle opere in mostra a Mondovì, con qualche commento.





Innanzitutto, un ricordo personale: le illustrazioni per l'infanzia di alcuni libri che mi erano stati regalati da bambino (e presenti in mostra: una piccola madaleine) ricordano dei dipinti in mostra elaborati a livello più strettamente pittorico, in cui appaiono figure di bambini in un contesto straniante, cupo, vagamente inquietante, associati a figure potenzialmente ostili o, peggio, apparentemente allegre e pagliaccesche, ma rassicuranti come può essere Pennywise il Clown.


Una di queste, dedicata a Pinocchio, mi è piaciuta per la sua eterodossia. Pinocchio è infatti tratteggiato con linea chiara, quasi da manga nipponico, chiuso in una sfera bianca come lui che lo protegge da un mondo circostante che appare decisamente inquieto. Il grillo che si arrampica alle sue spalle lo trovo particolarmente angosciate, più del gatto e la volpe antistanti.





Altre opere, meno legate all'immaginario infantile (comunque particolarmente cupo) sono quelle destinate a vedute fantastiche di gusto romantico, ma di un romanticismo cupo, gotico, un Piranesi a colori filtrato dai deliri di Dalì.




Anche il tema del cavallo è indagato in quadri che mi ricordano, per restare dalle stesse parti, gli Incubi di Fussli. Ma il tema principale è quello appunto paesaggistico: e le vedute inquietanti di sopra sono la cifra con cui leggere anche le vedute monregalesi, dove il dato realistico rallenta in parte l'evoluzione verso l'unheimlich, ma la rende anche più sottile, raffinata e personale.

E vi lascio quindi con queste suggestioni di vedute locali, ribadendo, come è ovvio, che questi Malfatti non sono "affatto malfatti".








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