Dylan Dog Old Boy 25 - Recensione.



LORENZO BARBERIS.

Spoilers alert, as usual: leggere prima l'albo.

Il nuovo "Old Boy" compie un anno in questi giorni. Siamo di nuovo all'appuntamento autunnale, quello di Halloween, come marca la bella copertina di Gigi Cavenago e la prima storia, stagionale, con una triade di nuovi autori, Gualtieri, Marsiglia e Monteleone, disegnata da Pontrelli, una delle più interessanti new entry del rinascimento dylaniato.



Halloween Express - Gualtieri, Marsiglia, Monteleone / Pontrelli.

La prima storia comincia al Prince Charles cinema, con un 3X1 da hard discount dell'horror che porta Dylan alla classica situazione da "tutto in una notte": "la notte di Halloween tutto è possibile!". Come già nel precedente maxi (il primo Old Boy), ad Halloween i piani si intersecano, in questo caso per una galleria di celebrità horrorifiche londinese, a partire dal Faust di Marlowe per proseguire con l'immancabile Jack The Ripper, che avrà un suo ruolo nella vicenda.

Alcuni passaggi sono piuttosto raffinati, come il ballo dei morti illustri, con citazioni da Oscar Wilde a Dante Gabriel Rossetti, il medico William Leishman, e ovviamente Karl Marx che ci sta particolarmente bene in Dylan Dog e in una storia in cui degli spettri si aggirano per Londra. Il suo duetto con il darwinista sociale Herbert Spencer è particolarmente significativo in relazione della polemica coi morti non-illustri che scoppierà in seguito; Faraday interviene nella sua versione di scienziato. Al di là di quello che sostiene illusoriamente Marx, la morte non è la Livella di Antonio de' Curtis, perché sotterra esistono comunque gerarchie sociali (e sicuramente esistono negli Inferni, per i quali la morte è una soglia).

Oliver Cromwell che sorge dalla folla dei morti dimenticati delle fosse comuni potrebbe rappresentare un bell'incubo per la Grande Albione di John Ghost, ma l'alfiere della repubblica puritana è risolto abbastanza in burletta, come impone il tono sentimental-leggero della storia. Insomma, una storia che sembra fatta apposta per la caccia al citazionismo, e si continua con Barbanera (o chi per lui) e Nelson, e ci porta a p. 68 a una doppia splash page (credo la prima su Dylan Dog, se la memoria non mi inganna).

Anche lo scontro finale con Jack The Ripper, in blanda continuity con gli incontri precedenti (dal numero 2!) risulta alla fine poco drammatico e piuttosto nel segno onirico che domina l'intera vicenda. E anche l'ultima tavola, una bella splash page bonelliana (molte grandi aperture in questa storia, che ben si sposano col segno arioso, en ligne claire, di Pontrelli), accomuna sentimentalismo e comicità, con Groucho che passeggia assieme al povero Cromwell a margine della scena romantica principale.


(la prima doppia splash page dylaniata, credo)


Sul filo della spada - Cavaletto / Dell'Uomo

Nella seconda storia, lo sceneggiatore Andrea Cavaletto torna su Dylan Dog per il segno classico di Luca Dell'Uomo (anch'esso in una griglia squadrata, come suo tipico fin dal n.5), di nuovo in coppia dopo I Sonnambuli al 327, agli inizi del Nuovo Corso. L'esordio di Cavaletto era comunque avvenuto sulla serie regolare poco prima dell'avvio del rinascimento dylaniato, con "Piovono Rane" (292), e questa storia potrebbe sembrare ancora una - buona - storia old style con qualche iniezione di splatter in più, magari aggiunto dall'autore dopo l'allentarsi delle maglie nella nuova stagione.

Storia giapponese e di samurai, come chiarisce già la prima vignetta (101.i). Colpisce subito il curioso stilema assunto per le sequenze del passato, con il contorno da nuvoletta di pensiero tutt'intorno alla tavola, invece delle più consuete vignette smussate: un elemento vagamente passatista come molti della storia. Già questa prima sequenza chiarisce una certa ambiguità dell'eroismo del samurai (103-105) che tornerà in seguito nei vari raccordi col passato.

Dylan è coinvolto da un ex fidanzata di origini nipponiche, vecchia fiamma dai tempi della polizia (107.iv), addirittura fermata al suo primo posto di blocco.

La storia prosegue nel modo classico che già la situazione iniziale lascia presagire (divertente la citazione di Ridley Scott in 114,ii, o l'omaggio a Connery nel vecchio guardiano in 126.iii) ma con un buon set up del pay off del rovesciamento finale, come si può cogliere a una seconda lettura della storia.

Come tipico in Cavaletto, i personaggi secondari hanno un buon approfondimento e l'entrelacement delle loro vicende è gustoso e funzionale al tema del "demone della bramosia" Gaki (realmente esistente, a quanto pare, nel folklore nipponico).

La sequenza 138-141 è di nuovo "tra nuvole" (sarebbe curioso sapere di più sul motore di tutta la storia, il "povero vecchio" Saku-San), ma è il sogno della bella ladra nera che Dell'Uomo ci mostra svestita nelle pagine seguenti (e che avevamo già visto a 109-110: anche Dylan se ne era accorto, ma la ex-fidanzata ancora gelosa lo aveva fatto desistere).

Tra citazioni di Occhi di Gatto (p.143.vi) e Lady Gaga (144.i) la maledizione fa il suo corso, e ognuno cade preda delle sue bramosie: inclusi Dylan e la bella Elizabeth, oltre le loro intenzioni probabilmente.

Bella la sequenza "orizzontale" di p.164, che introduce l'avvio dello "scontro finale". Dylan tocca la katana e ha una nuova rivelazione, in una sorta di allucinazione resa con un curioso brillio in 180-181 dal sapore vagamente demodè (come anche la soluzione grafica in 188.ii, vagamente anni '50) anche se non mancano tavole di impostazione anche moderna come 184.

Alla fine, Dylan risolve tutto con la comprensione esoterica di quanto va succedendo più che con l'azione, e la sua orazione sagace ha l'effetto di disgregare la potenza del demone. In 191-194 infine ricostruisce (con le consuete vignette smussate, questa volta) quanto avviene dopo la fine della storia: la bella guardia riprende a flirtare, sembra (192.v) mentre Dylan lascia la dog-girl del mese (in fondo siamo nell'età classica dell'Old Boy). Chiusura quindi molto classica, come ci si attende del resto programmaticamente da questa collana, ma ben congegnata.

Il segno di Dell'Uomo è già di per sé un segno molto classico: qui inoltre egli aggiunge a Dylan una stilizzazione molto "pettinata" e composta, anche con un accenno, sembra quasi, di mascella più rigida e volitiva. Anche le vignette rimarcate con un segno più spesso del solito danno questa idea di ordine "anni '50", un passatismo quasi volutamente accentuato, come se in Old Boy non si fosse rimasti al "solito Dylan", ma si fosse quasi tornati intenzionalmente a un Dylan Dog dei '50, gemello magari degli Eerie Comics del vecchio Zio Tibia per le edizioni EC.

Perfino il richiamo etico di questa storia, col suo rigore puritano da Morality Play contro il demone dell'avidità, sembra quasi richiamare lo spirito fintamente moraleggiante con cui quei gloriosi fumetti del passato riuscivano ad ammannire un buono splatter sotto gli occhi censori di Wertham e soci. P.150, ad esempio, o la bella sequenza muta 130-131. C'è anche, nel finale, una certa consapevolezza di una componente vagamente trash nel grand guignol finale (la bella semi-splash page di 178 lo conferma, ma tutto il tema del ritorno dei comprimari in versione diabolica è un tema da B-story d'annata e dannata).

Molto bella anche l'ultima vignetta, smarginata (194.iii), con una azzeccata e spiazzante citazione proustiana, che rovescia con abile ironia il gusto super-pop che ci era stato poco prima servito.

Uno szock fa primavera? (dylaniata)


A Cena con il Morto - Di Gregorio / Cossu

Di Gregorio e Cossu in combinata sono infine un grande classico della "età intermedia" di Dylan Dog, che di fatto l'Old Boy, con qualche scossone, ha scelto di continuare per i fan storicizzati.

Si comincia bene, con una sequenza abbastanza splatter-surreale in stile "eat the rich", dove due superborghesi si sgozzano in pubblico pregando poi la servitù di non fare troppo clamore.

Ben caratterizzata la fidanzata del mese, che riesce a essere odiosetta senza cadere nel caricaturale. Schifa "The Cutter", b-movie immaginario cui Dylan l'ha portata, e lo porta alla Cain's Hand, "la mano di Caino", dove si celebrano i serial killer: Jack The Ripper (rieccolo), Vlad Dracul, Manson e simpaticoni simili.

Tra le righe Di Gregorio ci svela un dettaglio rivelatorio (206.ii) mentre Dylan si inalbera quando gli toccano il vegetarianesimo (207-208).

La sequenza successiva è di nuovo gustosa, sempre nel mondo dei super-ricchi e con un secondo depistaggio in 214.v., reiterato in 248.i. Depistante anche l'insistenza iniziale sulla povera segretaria, moderna versione della piccola fiammiferaia, e il fatto che, fino all'exploit del giovane poliziotto, la follia fosse solo femminile. Ci sono un po' di altri indizi sparsi falsanti sparsi qua e là (il cameriere di Lloyd, Lloyd stesso che agisce in modo però fin troppo losco...): come al solito Di Gregorio è abile a mescolare le carte del giallo sovrannaturale, con una storia che pone al centro la detection occultistica del lettore.

Troviamo di nuovo un agente SAS sulla strada di Dylan, come già avvenuto ne "Il cuore degli uomini", che porta in breve alla rocambolesca sequenza finale. Una struttura simile per certi versi alla storia di Cavaletto, dove però i fuochi d'artificio finali erano più coerenti con il set up della storia. Qui invece il finale a sorpresa con la multinazionale malvagia sterminata nell'arco di un paio di tavole o poco più è più spiazzante e un po' più precipitoso.

Nel complesso la storia è gradevole e la chiusura ha il pregio dell'originalità, ma abbiamo anche un Dylan passivo che però, come negli Uccisori e con molto meno pathos, avvalla tranquillamente una strage di amplissime proporzioni abbastanza just because (da parte dell'ex militare dei corpi speciali impazzito, invece, tutto sommato ci sta). La vignetta di 289.v è quasi comica, "Control (nemmeno Stop) of Animal Experiment": sì, va bene, il problema è un po' un altro, di una megacorp che rapisce le vittime di un suo siero dell'ultraviolenza strappandole alla polizia che le custodisce, poi le elimina per fare loro un'autopsia a fini di studio; siamo un po' oltre agli studi sul tabagismo nei macachi, per dire, più dalle parti dell'eversione golpista.

Il simpatico Lloyd (che Dylan non si sogna di denunciare per strage, ovviamente) apre un nuovo ristorante, il Black Nightmare, dopo aver trovato la risposta (ovviamente affermativa) alla sua domanda "Is Homicide Natural?" (290.iii). Hell, yes.

Anche qui, una storia molto classica, con qualche rasoiata di splatter tutto sommato contenuta, un giallo-thriller molto tradizionale, dove l'impostazione di tavola molto aderente alla gabbia bonelliana non offre spazio per quelle generose semi-splash page che caratterizzavano anche la seconda storia, offrendo spazio per qualche gustoso virtuosismo di Dell'Uomo. Cossu per contro caratterizza bene l'amabilmente antipatica protagonista e i comprimari, senza particolari concessioni di orrore visuale che nelle sue prime storie erano invece presenti.

Anche qui - pur essendo in fondo il giochino sterile - direi una storia del vecchio corso, gradevole ma in questo caso senza particolari innovazioni.

Conclusioni

Nel complesso dunque un Maxi che svolge il suo dovere di intrattenimento, ma perde un po' una componente che avevo riscontrato negli altri tre, e non credo possa essere casuale: una rispondenza abbastanza precisa con quello che avviene nella "dimensione parallela" della serie regolare.

Qui questi contatti non li ho visti, nemmeno accennati, anche perché dovrebbero essere con gli ultimi quattro numeri. Il celebrativo 350 riecheggia di più il 349 ironico della Barbato (ci avranno fatto un pensiero a mettere in parallelo i due, con debiti correttivi a una delle due storie? Ma non si può sprecare Ambrosini autore completo per un Maxi, e quello della Barbato era troppo legato alla nuova continuity).

Con "Gli abbandonati" (347) non trovo possibili riscontri; l'unica blanda connessione la vedo con il 348, "La mano sbagliata" della Baraldi, che vede al centro il tema dell'Arte Maledetta, ma una connessione molto blanda e senza tutte quelle battute tongue in cheek degli altri Old Boys precedenti.
Al limite, la storia di Cavaletto "dialoga" di più con il ciclo di Recchioni e Accardi su "Le Storie", dedicato direttamente al mondo giapponese del Chambara, senza contaminazioni. Anche questa storia è potenzialmente "aperta", tra l'altro, con il personaggio di Saku-San.

Se vogliamo, la terza storia, "A cena con il morto", fa il paio a livello di titolo con "La morta non dimentica" e "La mano della morta", titolo originale (e più azzeccato) de "La mano sbagliata".

Per quanto riguarda sempre la terza storia, un po' di gioco metaletterario sotteso alla prevedibilità del "vecchio Dylan" (quello nuovo ha programmaticamente rifiutato, non a caso, l'appellativo di Old Boy), a p. 203 e qua e là in tutta la vicenda, tramite la visione cinica di Magda, ma anche qui sottotono rispetto agli altri numeri.

La svolta può dipendere da vari fattori: difficoltà di incastrare nel modo giusto le vecchie storie ancora da smaltire (si parlava di una cinquantina di storie, buona parte sono ormai andate ma non di certo tutte), scarso interesse da parte dei lettori per questo gioco (a me invece piaceva); oppure, volendo, "E cenere tornerai" (346), nel segnare la crisi dylaniata e avviare una nuova fase nel rinnovamento dylaniato ("ora tutto è a posto, niente in ordine"), segna anche un "distacco" maggiore con la dimensione parallela dell'Old Boy. Staremo a vedere.

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