Kill Me Licio


LORENZO BARBERIS

Ci ha lasciati il 15 dicembre 2015 il "mastro di chiavi" dei segreti d'Italia, almeno nell'immaginario popolare, e non potevo mancare di omaggiare l'evento con un post.

Licio Gelli è nato nel 1919, l'anno "doppio" che segna il Novecento con la Pace di Parigi (anche un esoterista come Alan Moore ha ambientato, non casualmente, nel 1919 il suo bel "Providence", come anno-chiave del XX secolo), dove WoodroW Wilson, presidente americano, fa entrare il concetto di New World Order nell'immaginario.




In Italia, ovviamente, gli anni 1920 in cui cresce il dolce Licio corrispondono all'ascesi del fascismo, cui egli si adegua: a 18 anni è volontario in Spagna (1936-1939), le prove generali del concerto terribile che sarebbe seguito. Da questo deriverà il suo primo libro intitolato "Fuoco!" (1940), proprio mentre l'Italia si prepara a entrare nel secondo conflitto. Notare che, alchemicamente, il "fuoco!" non è solo quello dei fucili, ma anche la fiamma infera che brucia alle spalle della Bucca Inferos del comunismo internazionale.


Il libro è anche l'atto d'avvio di una buona carriera nelle fila del regime, che lo portano a divenire Ispettore del Fascio (1941) con tanto d'uniforme con Aquila imperial-littoriaammirato per la dedizione scrupolosissima alla delazione.


Nell'ambito del conflitto gli viene così affidato il trasporto del tesoro di Pietro II (1942), sovrano di Jugoslavia che coincide col nome del mitico ultimo papa. Nelle procellose vicende belliche spariscono venti tonnellate d'oro, su sessanta, ma Licio non sa nulla di quest'operazione di tramutazione alchemica.


Nel 1943 aderisce alla RSI, ma inizia anche a fare il doppio gioco per gli anglo-americani. Nel 1944 sposa Wanda Vannacci, cui dedicherà la sua celeberrima villa, archetipo del suo centro di potere.

Dal 1945 in poi si suppone che Gelli sia entrato in collaborazione con la CIA per l'operazione stay-behind Gladio (termine che rimanda alla corta spada dei soldati e gladiatori romani, ovviamente, ma era un simbolo all'epoca ampiamente rispolverato dai fascisti). La cosa è indimostrata; sicuramente invece è il portaborse dell'anonimo deputato DC Diecidue (un nome che sembra un simbolo numerologico, 10-2), nel periodo 1948-1958.


Similmente, nel 1956 diviene direttore commerciale della Permaflex a Frosinone, una posizione che costituisce una copertura ironicamente perfetta per l'Agente Dormiente per eccellenza (e, similmente, le pubblicità del materasso flex-ibile perma-nente sembrano perfette per indurre subliminalmente l'opionione pubblica a non destarsi dal proprio sonno).



Entra in massoneria nel 1963, al culmine del Boom industriale del paese. Ne scala rapidamente i vertici, fino a divenire, come arcinoto, il Maestro Venerabile della Loggia P2. La Loggia di Propaganda era stata fondata nel 1877 per riunire le somme personalità della massoneria nazionale post-unitaria allo scopo di pubblicizzare la benemerita associazione; nel 1925 il fascismo l'aveva sciolta, con la massoneria tutta, ed era risorta nel 1945 con la dicitura "2" nel nome.


Per 25 anni essa resta sotto il controllo diretto del Gran Maestro nazionale, finché Lino Salvini (un altro Salvini, è chiaro) nel 1970 la affida appunto a Gelli.

Siamo all'indomani del '68, dell'autunno caldo, dell'avvio degli scontri sociali, e nell'immaginario collettivo i '70 restano eternati come anni di grande strategia della tensione, tra opposti terrorismi rossi e neri spesso misteriosamente (e inestricabilmente) eterodiretti. La Loggia P2 sembra un centro nevralgico di questo nodo gordiano.



Sempre nel 1970, ad esempio, Valerio Junio Borghese, leader della X-Mas, tenta un golpe in cui alcuni sostengono vi sia anche un ruolo per Gelli, che dovrebbe arrestare il presidente della repubblica Saragat: ruolo chiave, che Gelli smentisce (sul Golpe, al di là di Gelli, da leggere il suggestivo "Largo delle Tre Api" di Magnus, fumetto che in modo indiretto parla del celebre evento e, soprattutto, di Junio Borghese).

La compianta Eva Peron

Licio Gelli ha invece ammesso di avere molti amici nell'entourage dell'argentino Peron, che nel 1970 riavvia la sua ultima ripresa del poter, e alla P2 risulterebbero iscritti alcuni esponenti del colpo di stato in Uruguay del 1970.

Alla P2 apparteneva Michele Sindona, il "banchiere di Dio" curiosamente omonimo della Sacra Sindone, che nel 1972 aveva acquisito, intanto, la Franklin National Bank (un nome che rimanda al gran massone Benjamin, tra gli artefici delle grandi rivoluzioni del '700). Albino Luciani, patriarca di Venezia e poi per breve Papa Giovanni Paolo I, si oppone agli affari del cardinal Marcinkus, reggitore dello IOR, con i piduisti Sindona e Calvi: invano.


Nel 1974 la Strage dell'Italicus è una nuova tappa della "strategia della tensione"; dietro alla matrice neofascista di Ordine Nero molti identificano l'azione indiretta di logge massoniche deviate.

Nel 1975 Gelli diviene comunque ufficialmente Venerabile Maestro della Loggia P2, e intensifica la sua azione. Ufficialmente, ottiene da Salvini di sospendere le attività della loggia nel 1976; ma questo, dal 1977 in poi, è un modo per intensificare la sua azione, mentre in parallelo Sindona va incontro al crack del suo sistema bancario, diciamo, intricato.

Negli stessi anni, curiosamente, la grande ostensione della Sindone del 1978, "miracolosamente" presenziata anche da cardinale Woytila, che diverrà papa dopo il brevissimo pontificato (33 giorni) di Giovanni Paolo I, che nello stesso anno è nominato papa e muore quindi in circostanze misteriose lasciandogli così il campo (egli, tra il resto, aveva contrastato lo IOR di Marcinkus).

In questi anni Gelli stende, soprattutto, il celebre piano di Rinascita Democratica, modello italiano della criptocrazia: due grandi partiti, destra e sinistra modellati su repubblicani-democratici USA, si devono alternare al governo in un'illusione di democrazia, combattendosi anche duramente su questioni illusorie e sovra-strutturali, ma appartenendo, nei loro massimi esponenti, alla loggia centrale che li coordina, assieme ovviamente agli esponenti dei media delle due parti in causa. In questo modo, dando l'illusione di scegliere "tra Coca Cola e Pepsi", il parco buoi degli elettori smetterebbe di disturbare il vero manovratore.

Un piano differente dal golpismo militaresco fino allora in voga (e a cui anche Gelli, volente o nolente, viene in parte collegato); una modernità sorprendente, perché la "democrazia bloccata" dei primi 45 anni della Repubblica era segnata dall'idea di assenza di alternanza tra un governo DC (più alleati) e un'opposizione PCI (con l'MSI "fuori dall'arco costituzionale"). Il modello era preveggente, quindi, e di fatti si applica perfettamente alla Seconda Repubblica, nel suo ventennio 1992-2011 perlomeno.


Di tutti i numerosi nomi della Lista P2, si ricorda del resto soprattutto, ovviamente, una celebrità che ne è entrata nel 1978, facendo poi una brillantissima carriera sotto le ali spirituali del Grande Architetto dell'Universo, e - per i detrattori più maligni - applicando di fatto il Piano di Rinascita Democratica: prima col dominio dei media, poi con la diarchia politica da lui avviata. Intanto, il rapimento di Aldo Moro, nello stesso 1978, è l'apice di un terrorismo rosso che decapita, però, il massimo leader del centrosinistra DC, disponibile al dialogo col PCI di Berlinguer.

Nel 1980, mentre il re in esilio, Umberto II, nomina Licio Gelli conte della corona d'Italia, anche la Strage di Bologna è collegata a posteriori da alcuni all'azione della Loggia; ad ogni modo, nel 1981 emergono le liste dei 962 affiliati e inizia ufficialmente lo Scandalo P2, con commissione parlamentare e tutto il resto (indaga, tra gli altri, Gherardo Colombo, che in seguito scoperchierà Tangentopoli, un decennio dopo).

L'indagine finirà in un nulla di fatto, anche perché numerose figure-chiave scompaiono in modo misterioso e anche vagamente iniziatico: il banchiere Roberto Calvi, coinvolto nella P2, termina il suo calvario impiccato dal ponte dei Blackfriars (I Frati Neri) di Londra (l'impiccagione simbolica è parte dei vari ritualismi simbolici) nel 1982; lo stesso anno, Umberto II cede la Sindone a papa Woytila. Sindona stesso morirà in carcere, nel 1986, a soli due giorni dalla condanna definitiva, con un caffè avvelenato.



Di Calvi, indirettamente, parlerà anche l'Hellblazer (1988) dell'inglese Alan Moore, dove, in "The Fear Machine", similmente una loggia occulta cancellerà un emissario infedele (uno scienziato, in questo caso) con un rito identico, per cancellare il collegamento.

Ma, sopra tutti, è "Il Pendolo di Foucault" (1988) di Umberto Eco a omaggiare Licio Gelli rendendolo il Grande Vecchio dell'ultimo grande romanzo postmoderno italiano, ambientato e avviato nella scrittura nel 1984, all'indomani dello scandalo piduistico. L'antagonista Aglié (che condivide 4 lettere su cinque di Gelli, anagrammate) è un misterioso individuo dall'età indefinibile, che si presenta come immortale (Eco anticipa l'incredibile e vitale longevità di Gelli) e che ha contatti in tutto il mondo tramite una "grande fratellanza bianca" che soggiace trasversalmente alle varie consorterie pseudomassoniche. Il protagonista lo incontra in Sudamerica negli anni '70, per ritrovarlo a Milano negli anni '80, ricontattandolo come consulente esoterico per la casa editrice dove lavora, specializzata in APS, Autori Proprie Spese.

Aglié ne prenderà il controllo, sguazzando perfettamente nel marasma degli APS, prendendone il controllo e alla fine rendendo l'editore stesso un suo adepto (significativamente, Gelli stesso è una sorta di APS, autore di chilometriche e melense poesie, pubblicate in decine e decine di ridondanti raccolte). Nel drammatico finale, Aglié impicca il suo rivale Belbo al Pendolo di Foucault.

Intanto la prima repubblica volgeva a conclusione: il crollo del Muro di Berlino (1989) travolge anche gli affari italiani, e di fatto apre a un sistema bipolare all'americana - con tutte le "varianti all'italiana" del caso - della seconda repubblica.

Da allora Gelli era tornato apparentemente "in sonno" (ora eterno, almeno si presume), destreggiandosi abilmente tra le mille questioni legali ancora aperte e da cui è uscito, di fatto, totalmente incolume.  Il suo giovane allievo Berlusconi ha, a suo dire, implementato il sistema da lui ideato, il famigerato Piano Rinascita (viene in mente certo massonismo Joachim-Boaz di Star Wars: "I Sith, essi sono sempre due: il Maestro e l'Apprendista").


Ma molti ridimensionavano le sue velleità. Armando Corona (nome significativo), ex gran maestro della massoneria del Gran'Oriente d'Italia di Palazzo Giustiniani, in un'intervista del 1993 dichiarò, ad esempio: «Licio Gelli un burattinaio? Ma no, al massimo è stato un burattino nelle mani degli americani». Epperò il modello di Gelli resta potente nell'immaginario, come nel recente video satirico "Forrest Gelli" (vedi qui) degli anni 2010, che ripercorre perfettamente, sia pure in chiave satirica, le sue vicende.

Appare curioso che Gelli, ormai quasi centenario e dedito alla poesia, sia morto proprio ora, nel 2015, che vede in tutta Europa in forte crisi il "modello bipolare" in favore di un "tripolarismo" che, a destra e sinistra tradizionali, affianca a vari livelli il "voto del non-voto", i dissidenti anti-sistema: Le Pen in Francia, Podemos in Spagna, Farage in Inghilterra, Partito Pirata in Germania e, ovviamente, il caso principe italiano, quello più puro, con la triade PD, PDL e il nuovo del Cinque Stelle, tutti affiancati sul 30 per cento.

Altrettanto curioso che condivida il giorno della dipartita con Armando Cossutta, simbolo quasi paradigmatico di un comunismo vecchio stampo. I due poli del mondo bipolare sono scomparsi, in un mondo politico italiano e non sempre più basato su un sistema triadico. Ma nella scomparsa, appare altrettanto evidente quale modello, evolvendosi, abbia vinto.


Foto di copertina tratta dalla pagina FB Glitcho Gelli

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