L'arte aliena di Francesco Galifi


LORENZO BARBERIS

L'arte di Francesco Galifi (classe 1978) presenta alcuni dei lavori tra i più genuinamente inquietanti che ho visto nelle recenti proposte dell'arte via web. L'autore si può collocare, visivamente, in quella vasta corrente ossimorica di "naif colto" che attualmente gode di una certa fortuna ed è soggetta a periodiche risorgenze; il tema è però declinato in modo autonomo e piuttosto interessante.

Come è infatti evidente dalle sue opere, Francesco Galifi indaga il tema alieno; non però nei canoni della consueta fantascienza, ma seguendo, sembra, il filone dell'alienologia più iniziatica e quasi, per certi versi, "esoterica".

Come dichiara lo stesso autore, nel breve confronto online che abbiamo avuto in preparazione di questo articolo, "Il tema alieno è ricorrente nei miei lavori, in connessione alla teoria degli antichi alieni"; creature che avrebbero visitato il nostro pianeta in epoche remote e che avrebbero influenzato lo sviluppo della razza umana, se non addirittura creata.


Questo tema quindi viene spesso raffigurato dando una valenza cristologica alle classiche figure dei celebri "grigi" dell'ufologia, che sono solitamente posti al centro del quadro, che da loro si irraggia in un coacervo di simboli e rimandi mai casuali.

In "Alien Golgota", ad esempio, la crocifissione non sorge sul Golgota o Calvario (dal cranio di Adamo che segna la collina) ma su Stonehenge, per l'ufologia antico portale alieno. La croce è più una croce di luce o energia che una croce reale, i due ladroni sono dei grigi con innesti meccatronici.

Sullo sfondo si celebra un tripudio di astronavi che ricorda le presenze di ipotetiche navi spaziali, che l'ufologia (e più in particolare la clipeologia, branca che studia la presenza di oggetti volanti non identificati nell'arte antica) ha identificato in molte crocifissioni bizantine e rinascimentali.

Gli angeli che raccolgono il Sang Real diventano invece dei piccoli rettiliani, mentre la figura del Cristo Alieno forma una sorta di bizzarra farfalla, che può essere anche un rimando a questo simbolismo "illuminato".


"I'm the red dragon", invece, riprende un altro tema ancor più esoterico, quello del Dragon Rouge, il demone trionfante dell'Apocalisse di Giovanni, e parimenti lo rilegge in chiave aliena: uno scheletro che ha tratti più umanoidi appare interconnesso a un sistema meccatronico tramite una profonda compenetrazione di metallo e carne, la fronte cornuta e il cuore (che ha un volto a sua volta alieno) segnati da sigilli iniziatici, mentre il teschio di un rettiliano lo domina alle spalle, tra quattro Rose iniziatiche.



Anche "Deus Ex Machina" introduce il tema della possibile natura aliena dei nostri concetti di divinità, dove il cervello al centro del quadro, accudito da un servosistema tecnologico guidato dai soliti grigi, genera tra le altre cose le sculture Moai dell'isola di Pasqua, che ritornano anche in opere differenti con maggior centralità.


Anche ne "Il fuoco di Prometheus" appare questo tema, con un rimando forse anche al film omonimo, continuatore di Alien poco apprezzato da un certo fandom, ma che ha introdotto interessanti concetti nel cinema di fantascienza mainstream, sia pur in modo abbastanza dissimulato (com'è anche, esotericamente, giusto). La scena ricalca anche la creazione di Adamo di michelangiolesca memoria, ricostruita con le entità aliene nella parte dei mitici costruttori, in grado di dare il fuoco della vita all'Uomo in un'esplosione lisergica di colori che ricorda (qui, e anche altrove) la più allucinata grafica anni '70.

Insomma, un'arte interessante, quella di Francesco Galifi, che sicuramente affronta temi originali, riproponendo tale materiale dell'immaginario collettivo in una sintesi personale e stimolante.

*

In copertina: Francesco Galifi, "Starchild"

Post più popolari