Presepe Esoterico


LORENZO BARBERIS.

(Disclaimer: pezzo di "satira esoterica").

Il presepe è tornato in auge a destra come simbolo identitario, dopo i fatti di Parigi, con numerose comparsate di Salvini a favorire la realizzazione dello stesso in scuole elementari che l'avrebbero censurato per non irritare gli allievi "non-cattolici".

Similmente, anche Giorgia Meloni, la leader della destra nazionalista di Fratelli d'Italia, che raccoglie ciò che resta dell'antico MSI e di Alleanza Nazionale, si è distinta per un presepe dove, per provocazione, ha voluto collocare i Due Marò, che sono divenuti per la neo-destra una battaglia identitaria.

La provocazione, ovviamente, è stata subito accolta a sinistra, dove si è sprecata l'ironia, il sarcasmo, lo sdegno e così via per la mossa della Meloni, secondo copione. E se invece ci fosse un significato iniziatico in tutto ciò?




Partiamo dal fatto che il Solstizio d'Inverno coincide con il Natale di numerose divinità legate al culto solare: Horus egizio, Tammuz fenicio, Adone greco, Dionisio romano, Mithra persiano. Online esiste una immagine che augura "buon compleanno" a tutti gli Dei nati il 25 dicembre, con chiaro spirito anticlericale. Online vengono moltiplicate a dismisura, in modo da creare una suggestiva immagine stile Ultima Cena leonardesca, che fa molto Da Vinci Code.


Una versione veramente "razionalistica dell'illustrazione risulta molto meno efficace, con solo sei commensali: Horus, Tammuz, Adone, Dioniso, Mitra e Cristo: ma è pur sempre suggestiva. In verità, molto semplicemente, non esiste prova della nascita del Cristo storico il 25 dicembre, e si è ripresa la festa pagana del Dies Natalis Solis Invictus (sull'allineamento astrologico del solstizio d'Inverno, vicino a me, è stata fondata anche Augusta Baginnorum, l'attuale Bene Vagienna). Ma la cosa, con buona pace degli anticlericali, non inficia in sé la verità o meno del cristianesimo: dimostra, appunto, il valore simbolico del Natale solstiziale.


Però, in una cerchia più ristretta, il presepe assume un simbolismo iniziatico abbastanza preciso, collegato in particolare al culto mitraico. La Grotta è infatti il luogo sacro di Mitra, il principale concorrente del cristianesimo nell'età di espansione prima della vittoria, in quanto culto legato a un Dio solare guerriero, il Solis Invictus, il Sole Invincibile, appunto. Qui tra l'altro Mitra vince il Dio Toro, simbolo del dio sole egizio Horus nella sua incarnazione di Api: e ritorna così un altro simbolo presente nel presepio. Ma anche l'Asino ha un suo significato, in connessione al Toro sacro.



L'Asino infatti era un'incarnazione di Seth (il dio sole oscuro e negativo) per il culto egizio, che nel sincretismo d'età imperiale si unificava nei culti gnostici al culto guerresco di Mitra stesso. Simbolo denigratorio ancor oggi di stupidità, ignoranza e testardaggine, la prima figurazione del crocifisso che ci è testimoniata lo effigia come asino. Ma, in una concezione politeistica, poteva avere il valore di creare una sorta di Pantheon rovesciato. Non a caso nell'Asino d'Oro di Apuleio, massima espressione artistica della filosofia neoplatonica e gnostica, il protagonista vuole tramutarsi in uccello (Horus come falco solare...) e si trasforma invece in asino.

Già nella cultura ebraica Asino e Toro appaiono associati al Messia; tra l'altro, gli ebrei adorarono (ereticamente) un Vitello d'Oro, il dio solare Api con ogni probabilità, appunto.



La Madonna riflette ovviamente la Grande Madre, Era, Giunone, Iside. In particolare, da Iside deriva (secondo il milieu ermetico) la figurazione della Madonna Nera, molto diffusa in tutta Europa, che deriva proprio dalla figurazione della Madonna con Bambino, quella ovvero della Natalità sacra.


Appare curioso che una precedente polemica d'arte sacra in cui la Meloni era intervenuta riguardava un dipinto presentato a Torino (vedi qui) dove i due Marò (ora da lei messi nel presepe) erano figurati come due Madonne, giocando sul termine Marò, che in napoletano è crasi di "Maronna", "Madonna" appunto. L'artista, indubbiamente iniziatico, Javier Scordato ("dimenticato, occulto"...), amplifica la riflessione onomantica, collegando il nome dei due Marò alla loro valenza: Latorre è associato alla "torre pendente della Giustizia", con un duplice rimando tarologico (la Torre - di Babele - e la Giustizia sono due arcani dei Tarocchi) e Girone è associato a un "girone infernale", il settimo cerchio (diviso appunto in tre gironi, e dedicato alla Violenza). Le due "Maronne", avvolte dai Giornali (che li hanno santificati) tengono in mano un "Mitra", nel duplice senso dell'arma e di Mitra, sostituto di Cristo nella natalità.


La stessa Giorgia, del resto, insiste su un simbolismo da "Madonnina Infilzata", come nell'ultima campagna elettorale del 2013, "Senza Paura", dove si dava una luce mistica e messianica (con tanto di irrisioni per il suo aspetto ritenuto meno idilliaco senza photoshop). La stessa onomanzia, con il nome Meloni, rimanda a una potenza matriarcale.

Ecco quindi che "inserire i Marò nel presepe" potrebbe apparire una operazione iniziatica volta a consolidare l'associazione Cristo-Mitra, soggiacente a una evoluzione bellica della religione cristiana, favorevole alle posizioni occidentaliste della destra.


E questo, per quanto riguarda l'esame della mossa della Meloni, potrebbe bastare. Ma per completare il quadro del presepe aggiungiamo che San Giuseppe, il falegname che non partecipa al parto divino, ma supporta la figura femminile, può essere un rimando a Toth-Hermes, il dio costruttore che aveva contribuito ad aiutare Iside a partorire Horus da Osiride, dopo la distruzione di questi ad opera di Seth, tramite la ricostruzione del corpo con mummificazione.

Inoltre il rimando alla "massoneria del legno" ha sicuramente un suo fondamento importante in questa figura, che ricollega alla tradizione degli architetti fenici (tra cui Hiram, il proto-massone creatore del Tempio di Salomone) che erano architetti del legno (il cedro del Libano) prima che della pietra.



L'Angelo alato che sorvola la Grotta può essere un rimando a Iside oppure Horus, spesso effigiati come figure antropomorfe dotate di ali. I tre Re Magi, infine, uno per continente, sono il simbolo della tradizione astronomica della sapienza pagana pre-esistente che si inchina all'avvento della nuova religione, con rimando alla diffusa previsione di un Cambio Eonico nell'anno Zero, di cui parlerà anche Virgilio nella IV Ecloga.

Insomma, in ogni caso, il presepe si conferma, come ogni simbolismo religioso cristiano, un luogo dove si incrociano archetipi potenti. Al di là degli apprendisti stregoni che talvolta provano a usarli.





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