David Bowie


LORENZO BARBERIS.

"I felt like I’d fallen into the bowels of the earth."
(David Bowie)

Inizialmente avevo deciso di non dedicare un post alla scomparsa di David Bowie. Pur ammirandone profondamente la figura di cantante dalle indubbie sfumature ermetiche, non ho una specifica competenza su di lui al di là della sua conoscenza come icona della cultura di massa; inoltre mi aveva colpito lo "sciame umano" creatosi dopo la sua morte in una celebrazione certo dovuta, ma forse a tratti un po' superficiale, a cui non volevo accodarmi.

Del resto, il recente "Blackstar" (2015), profondamente intriso di un immaginario cupo, aveva reso mainstream anche la connessione coi temi occulti, in precedenza oscurati, al grande pubblico, dal tema "alieno" visto come puramente "fantascientifico".

Però, sono emerse delle interessanti connessioni col cuneese, di cui volevo riferire.
Innanzitutto, nel 2004 a quanto pare vi era la possibilità che David Bowie suonasse a Cuneo:

http://www.targatocn.it/2016/01/11/leggi-notizia/argomenti/attualita/articolo/la-morte-di-david-bowie-ci-ricorda-che-cuneo-e-sempre-stata-una-citta-che-non-guarda-lontano.html

Possibilità tuttavia sfumata, con attuale grande rammarico per l'occasione culturale perduta.

Del resto Cuneo, pur marginalissima, ha visto la presenza di diversi vip della musica: Bono, Sting e Noa sono passati di qui negli ultimissimi anni, mentre per poco è stata mancata la presenza di Elton John a Collisioni.



Tuttavia, emerge anche una seconda connessione, odierna: una attrice (e regista) cuneese, Simona Tarasco, recita nel film francese realizzato nel 2015 sulla biografia di Bowie, "L'uomo dai cento volti".

http://www.targatocn.it/leggi-notizia/argomenti/attualita/articolo/nel-film-su-david-bowie-protagonista-una-bella-ragazza-cuneese.html



La Tarasco si era già distinta in un cortometraggio divenuto virale su internet nel 2013, "C'est La Vie" di Rovellini, film che all'apparenza è una lunga ironia sull'abuso di francesismi in italiano e, visivamente, pare una satira de "Il mondo segreto di Amelié" e il suo indulgere compiaciuto sui cliché visivi della francofilia. Un film baroccamente traboccante di dettagli, che forse meriterebbe maggior analisi.

*



Ma torniamo a Bowie.
Nato nel 1947, "l'anno dei dischi volanti", la sua fama fu legata al ricorrente tema esoterico e alieno presente nella icona che egli costruì di sé. Se vogliamo, già la natura, con gli occhi bicromatici che saranno il suo trademark, lo segnava con "l'occhio degli illuminati", facendone un ideale cantante ermetico.

Il suo esordio nel 1967 come solista, col nome d'arte di Bowie (invece del suo più comune nome di nascita Jones) si accompagna all'avvicinamento alla filosofia buddista; in seguito spazierà anche nella cabala e in un generale interesse all'eterodossia religiosa. Ma è presente fin da subito anche il tema spaziale, e la sua "Space Oddity" (Stranezza Spaziale) è la colonna sonora del lancio dell'Apollo nella missione lunare del 1969.

Bowie dichiara di essersi ispirato allo straniante "2001 Odissea nello spazio" (1968) di Kubrick, dell'anno precedente e - in senso non derivativo - effettivamente si respira una certa "aria di famiglia", di fantascienza simbolica e straniata. In questo modo Bowie potrebbe aver contribuito anche a generare il meme della falsificazione del viaggio lunare ad opera di Kubrick, costituendo il trait d'union tra i due elementi della cultura popolare.

Il tema spaziale si collega però a quello ermetico: in 'Quicksand' (1971) Bowie canta "I'm closer to the Golden Dawn /  Immersed in Crowley's uniform of imagery."


L'elemento spaziale ritorna, comunque, nel suo gruppo creato nel 1972, "Ziggy Stardust e the spiders from Mars", con cui cresce sempre più la fama di Bowie quale "messaggero alieno". Il tema del fulmine sul volto, che da questo periodo in poi diviene identificativo di Bowie, è un possibile rimando al tema kabalistico del percorso delle Sefiroth. Il fulmine divino che le percorre tutte è il simbolo della trasmissione della conoscenza a chi viene "segnato" dallo stesso, folgore scagliata dall'arco (bow...) divino.



Del resto, lo stesso Bowie si fece effigiare nell'atto di disegnare il percorso delle Sefiroth. Una immagine particolarmente esoterica, in quanto vi è un sottile rimando cristologico (di Cristo si dice che, di fronte all'adultera, non dica nulla e tracci "dei segni sulla sabbia").


Al concerto del 1974 numerosi "cloni" di Ziggy apparvero tra il pubblico: non semplici cosplayer, per molti complottisti, ma veri e propri alieni dissimulati tra la folla.

Nel 1975 inizia, pare, l'avvicinamento ai temi più propriamente occulti. Inquietante l'intervista dove Bowie, provocatoriamente, sottolinea come Hitler sia stata "la prima vera popstar". La considerazione è in qualche modo vera (fascismo e nazismo per primi usarono a quei livelli di competenza i meccanismi dei mass-media) ma probabilmente come provocazione: del resto, la Saetta di Wotan era simbolo adottato anche dalle SS (ignare delle sue valenze anche ebraiche...).

"My other fascination was with the Nazis and their search for the Holy Grail", confessò comunque lo stesso Bowie, dimostrando che il suo riferimento all'immaginario hitleriano, certo critico, non era però una pura boutade, ma uno studio anche dell'esoterismo "oscuro".

Nel 1976 la canzone "Station to Station" allude alla Kabalah: “Here we are/one magical movement from Kether to Malkuth/There are you/you drive like a demon from station to station/….lost in my circle”: il viaggio dalla Corona al Regno, la discesa dell'energia divina e stellare.


Un punto di svolta importante è il film del 1976, "The Man Who Fall To Earth", diretto da Nicolas Roeg (direttore della fotografia nel Farhenheit di Truffaut, nel 1966), e tratto dal romanzo di Walter Tevis del 1963, autore di fantascienza ma anche di narrativa tradizionale, tra i più importanti (e meno noti) nello "sdoganamento" del genere, segnato da un'esistenza particolarmente dura che ha avuto un'influenza, secondo molti, su una fantascienza cupa e adulta, in modo simile a quanto avvenuto (con uno stile differente) per Philip Dick.

Si tratta dell'unico film di fantascienza importante uscito nel mio anno di nascita (in particolare, di una fantascienza ermetica, quella che io amo maggiormente) e per questa ragione ne ho sempre avuto un particolare apprezzamento.

L'alieno Bowie si presenta come un uomo dal nome di Newton in grado di portare scoperte incredibili per l'umanità, aiutato dall'avvocato umano Farnsworth (il creatore della televisione, ci ha insegnato Matt Groening con il suo Futurama; il simbolismo di Newton mi appare evidente). Ma l'avidità e la psicosi tipicamente umane portano alla sua cacciata. Insomma, un punto di mediazione tra "Stranger in Strangeland di Heinlein" (1968: l'originale di Tevis è anteriore, ma quello di Heinlein ebbe successo più vasto) e "ET" (1982) di Spielberg.


In qualche modo, il film di Bowie è l'ultimo film della fantascienza anni '70, prima dallo spartiacque costituito, nel 1977, da Star Wars (Rebel Rebel è una notissima canzone di Bowie, del 1974).


Nel 1977 comunque viene abbandonata la più esplicita maschera aliena per l'adozione di uno stile più algido, quello del Duca Bianco, che nella sua essenzialità albedica esalta ancora di più gli inquietanti occhi bicolori.


Il mio primo approccio a Bowie probabilmente fu quello legato al film del 1986, "Labyrinth", che è stato indubbiamente il modello del fantasy inquietante di quegli anni, e che indubbiamente si presta a una lettura "illuminata" dal tema del mind control. Ricordo che anche la professoressa di Educazione Artistica, osservando la mia propensione per il disegno di creature fantastiche e mostruose, mi suggerì il trucco adottato dai realizzatori di Labyrinth, ovvero partire da elementi di una tappezzeria o decori di tal tipo, in modo da essere forzati a immaginare creature più bizzarre.

Si aggiunga che Labyrinth era stato ideato anche come primo esperimento per il lancio del "nuovo videogame" che stava tentando di imporre negli anni '80, quello voluto da George Lucas con la sua Lucasfilm: un gioco action-adventure in 3D simulato, che rendesse l'esperienza videoludica non un gioco d'abilità, ma una sorta di film interattivo. Il titolo venne realizzato, ma il successo venne l'anno dopo, con "Maniac Mansion" (1987), seguito da Zac McKraken (1988) e infine "Indiana Jones and the Last Crusade" (1989), il film graaliano che fece da traino al videogioco divenuto il modello di quel new videogame.

Poi, nel 1989-1991, con l'adesione al gruppo Tin Machine, Bowie inizia una fase, se non calante, almeno di ripiegamento in una nicchia rispetto al suo centralissimo ruolo pop nei '70 e negli '80.

Delle sue propensioni all'occulto comunque parlano numerosi siti online, più o meno attendibili, che riportano varie interviste rilasciate sul tema nella seconda fase della sua carriera, quando divenne forse anche più facile parlarne esplicitamente.

Nel 1993 Bowie ammise per la prima volta di aver sviluppato verso il 1975 una forte ossessione per l'occultismo dalla cerchia di Kenneth Anger, in cui bazzicava.

In un’intervista del 1995 Bowie sostenne che “il mio interesse principale risiedeva nella cabala e nel crowleyanesimo. Quel non-mondo oscuro e talvolta spaventoso dalla parte sbagliata del cervello….poi mi interessavano anche gli Gnostici”.

In un’altra intervista del 1997 completava: "era pura e semplice magia vecchio stile” – “Al modo di Aleister Crowley ?” – “No, ho sempre pensato che Crowley fosse un ciarlatano. Preferivo Edward Waite o Dion Fortune e il suo libro “Autodifesa psichica”: bisogna correre intorno alla stanza tirando pezzi di spago e vecchie calze e disegnando buffe cose sul muro, prendevo la cosa molto seriamente! Tracciavo porte su altre dimensioni: sono sicuro che, per quel che mi riguarda, ho davvero viaggiato in altri mondi: tracciavo segni sui muri e vi passavo attraverso e vedevo davvero quello che c’era dall’altra parte!”.

Insomma, una ossessione iniziatica: "I felt like I’d fallen into the bowels of the earth" confessò Bowie stesso.

Ora Bowie ha attraversato davvero la Soglia, ha ripercorso all'inverso il fulmine cabalistico, fino alla più alta delle sfere: resta il rimpianto per non aver potuto inserire il suo fulmine nel triangolo rovesciato dell'esoterismo cuneese.


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