Hellnoir 3


LORENZO BARBERIS.

Spoilers alert.

Terzo capitolo (di quattro) per Hellnoir, la bella miniserie di Pasquale Ruju per i disegni di Giovanni Freghieri (con, va notato, i nomi in copertina, come in "Le Storie", secondo un recente trend della Bonelli, più "autoriale").

"L'abisso guarderà dentro di te", il titolo, parte da una nota citazione nietzchiana, pienamente adeguata per questa serie, dove il mondo dei vivi si rispecchia nell'inferno che ne svela il lato più oscuro. La "blanche ville" dei vivi e l'Hell Noir dei morti sembrano sempre più in procinto di entrare in contatto tramite l'oscuro rituale voluto da Asmoday, nuovo dominatore infero (come in molta fiction esoterica, da Hellblazer al cosmo del telefilm Supernatural, Lucifer è assente e i "topi infernali" ballano).

Già la primissima tavola ci ribadisce la natura particolare dell'Hellnoir, ovvero accomunare dopo la morte tutti coloro che muoiono di morte violenta. Una sorta di suddivisione del Limbo che anticipa inferni più profondi, in cui si scende se si muore in Hellnoir.

Non è detto esplicitamente, ma dato che Ruju cita più volte il viaggio dantesco, appare probabile che si tratti dei morti di morte violenta con qualche peccato sulla coscienza (del resto, una regola del noir è che nessuno è davvero innocente...).

Non a caso, dopo il riepilogo nelle prime dieci pagine, 11 e 12 sono due magnifiche tavole (una splash page e un trittico verticale) che ribadiscono che ci troviamo in un'evoluzione dell'inferno medioevale.

A p.13 entriamo al Caligula, regno di Asmoday, un bar dedicato all'imperatore folle e malvagio per eccellenza. Caligola non è nell'inferno dantesco, a meno che rileggiamo il Cesare della Commedia (Cesare armato con li occhi grifagni...) come Caio Giulio Cesare Augusto Germanico, il nome completo di Caligola (che era un soprannome). In quel caso ci verrebbe confermato che ci troviamo nel Limbo, proprio come il Cesare di Dante.

Ashma Deva, venerato "come un dio" in questo inferno degenerato, appare sfidare così certo l'Onnipotente, ma anche lo stesso principe infernale (apparentemente, almeno qui, assente). Dato che si tratta del demone dell'Ira, si associa particolarmente bene a Caligola, folle imperatore militare noto per la sua imprevedibile crudeltà.

La storia prosegue sui canoni classici del noir come un meccanismo perfettamente oliato: in questo numero troviamo forse più azione dei precedenti, il che in un hard boiled sia pur diabolico non è certo un male; ma la minor presenza di sequenze dialogiche o di indagine porta a una minore evoluzione di quel che sappiamo rispetto ai numeri precedenti, in attesa del gran finale. Ritornano molti temi e personaggi già visti, tra cui anche il misterioso "diavolo custode" del protagonista, che avrà indubbiamente un suo ruolo nel finale.

Anche sull'impostazione di tavola, magistrale come nei numeri precedenti, non si aggiunge molto a quanto già visto, come normale che sia per coerenza interna della storia: la classica gabbia bonelliana, comunque usata, è spesso alterata da un frequente taglio verticale delle vignette evoca la caduta verso l'abisso, da occasionali splash page a impatto, da vignette sovrapposte nei momenti più onirici e sovrannaturali.

A p.39 l'immagine usata nella copertina interna, una semi-splash page di grande impatto che ci mostra il bordo esterno di Hellnoir, un territorio ancor più terribile e inquietante che, per molti, è il destino tremendo di chi muore nella città nera. Si potrebbe ipotizzare che, se Hellnoir è l'anti-inferno dominato dallo spirito dell'Ira Ashma Daeva, si cada poi nel girone degli Iracondi, il sesto cerchio dell'inferno dantesco (curiosamente, vi sono puniti Iracondi e Accidiosi insieme: e gli abitanti di Hellnoir sembrano presentare una percentuale di nuovi arrivi incapaci che vengono subito eliminati dai violenti di più basso livello, stile teppisti da strada: magari gli inetti Accidiosi, appunto).

Invece sulla terra Cassie trova un grimoire (75.ii) che la avvicinerà pericolosamente ai satanisti che sta cercando, su cui leggiamo "Ade", "Satan", "Hell" e "Vox Morti", oltre il nome risolutivo di Asmoday. La cosa più interessante è il rimando alla "voce dei morti" che anche Cassie riesce ad ascoltare, possibile riferimento alla connessione tra i satanisti e Asmoday.

Intanto, col colpo di scena finale, l'albo si chiude preparando lo showdown del conclusivo numero quattro. E il bello della miniserie rispetto a una testata fissa (dove l'eroe ovviamente non può scomparire...) è che la conclusione positiva non è affatto scontata.


(una piccola curiosità finale: la bella cover, ovviamente dal grande Nighthawks di Hopper, ricorda una simile cover di un bel noir di Paola Barbato su "Le Storie" bonelliane, che già citava lo stesso autore).

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