Limitless


LORENZO BARBERIS.

Visto il primo episodio della serie "Limitless" (2015) di Craig Sweeny.
La serie prosegue le vicende del film omonimo, "Limitless" (2011) di Neil Burger, tratto dal romanzo "The Dark Fields" di Alan Glynn.

La serie non è male: come il film, la cosa interessante è il suo essere profondamente intrisa di filosofia transumanista, termine che in italiano suona forse poco bene ma indica la ricerca di un superamento dei normali limiti umani tramite la tecnologia informatica o, come in questo caso, biomedica.

La cosa interessante è la presentazione sostanzialmente positiva dei Nootropi o Smart Drugs, presente nel film e nella serie (non ho letto il libro, ma penso rimandi a tale immaginario).

Finora la rappresentazione delle droghe nella fiction mainstream doveva essere sostanzialmente negativa: è oggettivo un cambio di passo in queste figurazioni, dove le "smart drugs" sono presentate come un possibile strumento evolutivo, sia pure potenzialmente rischioso.


La cosa curiosa è che il film ha avuto una vasta ripresa, anche in Francia e in Italia. In Francia, Luc Besson, il più importante regista della new wave fantastica francese, l'ha adattato in "Lucy", dove la parte del protagonista sottoposto a un progresso cerebrale dalle neo-drugs è toccata alla bellissima Scarlett Johannsen.

Il film, del 2014, fa ovviamente riferimento a Lucy, l'australopiteco donna la cui scoperta (1974) ha rivoluzionato a suo modo gli studi evolutivi, tra l'altro nominata così dalla canzone dei Beatles "Lucy in the Sky with Diamonds" (1967), dedicata all'LSD.

Ovviamente, il sottotesto simbolico è evidente: l'LSD e le droghe in grado di allargare le "Doors of Perceptions" (per restare in tema di citazioni musicali) sono un possibile strumento evolutivo.


In Italia, l'idea è stata ripresa da Maccio Capatonda, uno dei più geniali nuovi autori della comicità televisiva, prima con uno dei suoi trailer parodistici, all'indomani del film originale, poi con lo sviluppo in un lungometraggio satirico (parzialmente riuscito), sempre del 2015, uscito poco dopo "Lucy".

Certamente è un caso, ma pare che lo stesso Alan Glynn (n. 1960), di origine irlandese, abbia vissuto per un certo tempo in Italia, dove ha insegnato letteratura all'università di Verona.

Ad ogni modo, in chiave seria o parodistica, il meme del miglioramento cerebrale tramite opportune sostanze sta venendo sempre più sdoganato da questi prodotti culturali.

Per quanto mi concerne, ad ogni modo, preferisco altre forme di ampliamento delle possibilità cerebrali in chiave fantascientifica: in particolare gli strumenti di tipo informatico, come nel post che ha segnalo l'inizio di quest'anno (vedi qui).

A tale proposito, segnalo anche l'intervento dell'artista Andrea Roccioletti, così gentile da citarmi in una sua raffinata riflessione sull'immortalità digitale e i suoi limiti:

https://roccioletti.wordpress.com/2016/01/02/loriginale-e-la-copia/


Una curiosità fine a sé stessa, invece (ma che mi ha divertito), è che TargatoCN sbaglia il nome di G.B. Bertone (il fondatore del partito popolare italiano, antesignano della DC, originario di Mondovì) e lo rinomina G.B. Barberis.

Forse ha influenzato il ricorrere del mio cognome nelle cronache d'arte locale; comunque ora nel titolo hanno corretto; nel testo - per ora - no (vedi qui).

Ma, al di là di queste annotazioni personali, per approfondire il tema, rimando alla risorsa fondante: il blog dell'autore, che si trova esattamente qui:

http://www.alanglynnbooks.com/

Stay tuned for further news.

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