Amen


LORENZO BARBERIS

Del Festival di Sanremo numero 66(6) ricordo con piacere una canzone: Amen di Francesco Gabbani, con cui l'autore aveva vinto già la selezione di Sanremo Giovani 2015.

Classe 1982, cresciuto in un negozio di musica, a Sanremo Gabbani (che vince il premio giovani e quello della critica) stupisce per un testo divertito ma ricco di stratificazioni filosofiche e poetiche.

Alla porta i barbari, nascondi provviste e spiccioli
sotto la coda, sotto la coda, sotto la coda.
E i trafficanti d’organi, e le razzie dei vandali
sono di moda, sono di moda, sono di moda.

L'esordio con l'arrivo dei barbari riecheggia un po' Kavafis, il fatto di nascondere il bottino sotto la coda qualifica anche i membri della civiltà occidentale come scimmie poco evolute, che oltretutto depredano i presunti vandali con traffico d'organi (pars pro toto dello sfruttamento del terzo mondo). I Vandali sono gli occasionali devastatori di un CIE o le megacorp alla ricerca di cobalto e uranio a gratis? Tutti e due, probabilmente.

Un visionario mistico all’università
mi disse l’utopia ci salverà.
Astemi in coma etilico per l’infelicità
la messa ormai è finita figli, andate in pace
cala il vento, nessun dissenso, di nuovo tutto tace.

L'epoca dell'utopia è finita, nel deserto post-universitario della classe disagiata c'è solo l'orrore del binge drinking. "La messa è finita" è citazione di Moretti che esplica l'Amen del titolo: non canzone "religiosamente laica", ma blando nichilismo softcore. "Finita la messa" delle utopie sacre e profane non c'è più nessun dissenso possibile.

E allora avanti popolo
che spera in un miracolo
elaboriamo il lutto con un Amen.
Dal ricco in look ascetico, al povero di spirito
dimentichiamo tutto con un Amen.

Il popolo miracolistico che vota il primo populista di passaggio, poveri di spirito non benedetti dal Vangelo, dimenticano la predica non appena uscita dalla chiesa parrocchiale catto/comunista.

Il portamento atletico, il trattamento estetico
sono di moda, sono di moda, sempre di moda.
Ho l’abito del monaco, la barba del filosofo
muovo la coda, muovo la coda, colpo di coda.

Vale per le masse delle messe domenicali, ma anche per gli hipster usciti dall'università, che lasciano alle spalle ogni ideologia per buttarsi nella sopravvivenza truce del turbocapitalismo.
Sono loro probabilmente gli imitatori dei "ricchi in look ascetico", tutti estetica e distinzione: ma l'abito non fa il monaco e la barba curata non fa il filosofo e, come detto all'origine, si resta scimmie poco evolute.

Gesù s’è fatto agnostico, i killer si convertono
qualcuno è già in odor di santità.
La folla in coda negli store dell’inutilità
l’offerta è già finita amici andate in pace
cala il vento, nessun dissenso, di nuovo tutto tace

L'agnosticismo di Cristo davanti alla società contemporanea è il passaggio meno sanremese, ma coerente col resto; la conversione dei killer in santi senza passare dal via può funzionare per i vecchi avanzi del terrorismo anni '70 come per i big delle multinazionali assurti non solo a modelli intellettuali, ma morali. Il rimando alle code agli Apple Store come nuove devozioni fa pensare appunto a a Steve Jobs, come pure la copertina biblica con tanto di Mela del peccato.

E l’uomo si addormentò e nel sogno creò il mondo
lì viveva in armonia con gli uccelli del cielo e i pesci del mare
la terra spontanea donava i suoi frutti in abbondanza
non v’era la guerra, la morte, la malattia, la sofferenza

poi si svegliò…

La conclusione in parlato vale come efficace beffa finale.
Abbiamo mangiato il frutto proibito, l'innocenza è perduta, l'Eden finito per sempre: ci resta solo Gabbani che balla cristologico in bianco e nero su una qualche MTV (o meglio suo Youtube) a ricordarci questo splendido fallimento.

Una bella canzone pop, insomma: per me meritava di vincere Sanremo.

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