Orlando Furioso


LORENZO BARBERIS

Insegnare l'Orlando Furioso è una interessante sfida didattica.
Cosa ha ancora da dirci oggi il Furioso?

Intanto, è la prima e principale opera letteraria del Rinascimento.
Ariosto la inizia nel 1505 e la competa nel 1532, a un anno dalla morte.
Ci dedica in pratica tutta la sua vita, trasversalmente alla sua attività alla corte degli Este.

Ludovico Ariosto ritratto dal Tiziano

Siamo negli anni del pieno Rinascimento, poco dopo il fatidico 1492.
Con la reconquista di Grenada l'Europa è tutta cristiana, mentre Colombo ha scoperto l'America e creato tutto un nuovo scenario, che rende il Mediterraneo marginale.

L'Orlando Furioso parla di Orlando, il Paladino medioevale per eccellenza, ma per riscriverlo.


Orlando è il massimo eroe di Carlo Magno re dei Franchi, il fondatore del Sacro Romano Impero, che nel fatidico Natale dell'800 ricrea un primo nucleo di potere stabile in Europa.

Le sue gesta erano state riscoperte nel 1100, quando con l'avvio delle Crociate l'Europa era passata dalla difesa all'attacco.

Nella Chanson de Roland, l'Orlando dell'Impresa di Roncisvalle era divenuto il simbolo del Cavaliere Cristiano per eccellenza. Di fronte ai Saraceni che attaccano alle spalle l'esercito di Carlo che ritorna in Francia, Orlando - a capo della retroguardia - rifiuta di suonare il suo corno da guerra, l'Olifante, e si sacrifica per dare il tempo ai suoi compagni di salvarsi.

"Non pensate a me, mettetevi in salvo!" il simbolo dell'eroismo replicato ad infinitum nella fiction occidentale.

Ecco: col Rinascimento e l'Età Moderna, Orlando impazzisce.
Il suo mondo ormai è finito: le armi da fuoco hanno cancellato la cavalleria, la bussola e le esplorazioni geografiche hanno marginalizzato il Mediterraneo, mentre la stampa di Gutemberg e la riforma di Lutero hanno spezzato in due la cristianità.


L'apparente causa scatenante, al centro del poema (in Ottave Narrative) è l'eterna fuga di Angelica, donna angelicata nell'aspetto ma non nei fatti, volubile e capricciosa, eterna Damsell In Distress bionda e dagli occhi azzurri (benché principessa della Cina) amata da tutti i cavalieri e che si innamora invece di un comune fante, Medoro, con cui fugge verso il natio Catai, dove vivere con lui per sempre felice e contenta.

Dell'Orlando Innamorato ne aveva già parlato Matteo Maria Boiardo, sempre alla corte degli Este a Ferrara, nella sua omonima opera: ora Ariosto gli fa fare il salto definitivo e lo fa divenire Pazzo Furioso.

L'Orlando fedele fino alla morte al suo signore e padrone non c'è più: mentre Carlo è assediato a Parigi dai saraceni di Agramante, guidati dal terrificante Rodomonte (discendente del gigante Nembrotte, fondatore di Babele, proprio come il Margutte di Pulci), il prode paladino lascia tutto per correre dietro alla sua amata.


Orlando quindi insegue Angelica per mezza Europa, finché incappa nelle tracce dei suoi amori con Medoro, e la visione lo conduce alla follia. Sradica tutti gli alberi su cui i due, da bravi vandali, hanno inciso i loro nomi, e i ponti su cui hanno messo i loro lucchetti... no, scusate, modernizzazione del mito.





La trasformazione della Trasformazione.

Quindi Orlando si spoglia dell'armatura, rimane nudo e inizia a seminare morte e distruzione random, ritornato una sorta di primordiale Hercules furens. La trasmutazione è significativa e in certi tratti anticipa i classici freudiani dell'Inconscio, la follia che fa emergere il lato distruttivo dell'Es mascherato dietro la corazza dell'Ego. Un Jekyll che lascia apparire il Mr. Hyde che è in lui, Bruce Banner tramutato in Hulk.

Nella sua follia Orlando incrocia Rodomonte e lo batte; attraversa a nuoto il mediterraneo e giunge in Nordafrica, dove inizia a seminare casualmente il caos nei regni saraceni.




Intanto però inizia l'azione di Astolfo, cavaliere simbolo di intelligenza, simmetrico alla forza erculea di Orlando. Egli è venuto in possesso dell'Ippogrifo, l'invenzione più geniale del poema, l'animale alato metà cavallo, metà grifone, che sarà ripreso da mille opere fantasy e fantascientifiche, dalle Amazzoni di Metal Hurlant all'Arzach di Moebius.

Con l'Ippogrifo Astolfo vola in Etiopia (il mitico regno cristiano perduto oltre le terre islamiche), qui trova la Bucca Inferos, l'accesso agli Inferi, tramite il quale discende fino al fondo dell'inferno e poi su nel Paradiso Terrestre, dove San Giovanni, autore dell'Apocalisse, lo guida poi su in cielo col Carro di fuoco di Elia. Qui, sulla Luna, Astolfo recupererà il senno perduto di Orlando.

Inoltre Astolfo inala anche tutto il suo senno perduto, diviene così super-intelligente e, messosi a capo degli Etiopi, muove guerra ai Saraceni che sono così presi da due fronti.

Agramante viene messo in fuga da Parigi, mentre nel Califfato dell'ISIS (pardon, attualizzazione: di Agramante) il buon Astolfo libera i campioni cristiani imprigionati nel frattempo. Arriva anche Orlando, che viene con fatica immobilizzato dai compagni e riportato in sé tramite il senno che gli viene fatto inalare (tipo antidoto per Hyde).

Orlando così si riunisce al campo cristiano, riparte via nave per l'Europa e nell'isola di Lampedusa (centro dello scontro finale: ironia della storia...) si incontra con Agramante, che sconfigge dopo un lungo scontro tre cavalieri contro tre, stile Orazi e Curiazi.

La vittoria di Orlando su Agramante potrebbe chiudere il poema, ma c'è tutto il sotto-tema encomiastico di Ruggero (pagano) e Bradamante (cavaliere donna) che si sposano per dar vita alla dinastia degli Este; quindi al matrimonio dei due arriva ancora Rodomonte, per vendicare Agramante tradito da Ruggero; Ruggero affronta Rodomonte e alla fine lo uccide. The End.


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