Verona


LORENZO BARBERIS.

Appunti di viaggio da Verona

Visitata in queste vacanze natalizie Verona, una visita rapida di tre giorni in una città decisamente molto interessante. Ovviamente questo post non vuol essere una guida esaustiva alla città, ci mancherebbe: solo qualche annotazione simbolica colta qua e là.


Albergo vicino alla stazione, come scelgo di solito, che qui vuol dire Porta Nuova, proprio come a Torino. La porta che segna l'inizio della città, con accanto i resti imponenti delle vecchie mura ora spezzate e a larghi tratti tramutate in giardini. Bello il portale con Baphomet cornuto e due grifoni a sostenere lo stemma cittadino.




Vicino alla stazione e sulla strada dell'hotel questo obelisco molto massonico, con tanto di stella e sfingi tutelari.


Il centro è ovviamente Piazza Bra, termine medioevale che indica una spianata (come anche la Bra del cuneese, che prende nome di qui). Al centro, la celebre Arena, la più grande conservata nel nord Italia, che testimonia come la città fosse cruciale per i Romani per controllare gli eventuali attacchi dai veneti prima - alleati di Brenno - e da quel lato della "fortezza Italia" in seguito. Lo stesso nome mitico di Verona (comunque toponimo tipicamente celto-veneto) è interessante: sarebbe stato dato da Brenno, ampliando il suo "Vae Victis" in un "Vae Romae!" che spiegherebbe l'essenzialità della piazzaforte per il controllo dell'Italia.


Già Augusto mostrerà il potere romano sulla città con un imponente arco trionfale, ma sarà l'Arena a segnarla indelebilmente. Costruita da Vespasiano nel I secolo dopo Cristo, quando la città aveva raggiunto i trentamila abitanti e necessitava quindi di un autonomo anfiteatro, l'Arena è la manifestazione plastica ed imponente della sua importanza. Gallieno del resto provvide poi a fortificarla col declino dell'Impero, consolidando Verona quale baluardo fondamentale nello scacchiere italiano: i re bizantini governeranno qui, come poi i Longobardi, di cui sarà l'ultima roccaforte contro Carlo Magno: in seguito sarà città fedele all'Impero, fino alla nascita del comune e i conseguenti violenti scontri tra fazioni.


In queste vacanze natalizie l'Arena è decorata nuovamente con una stella che si vorrebbe natalizia per la mostra di presepi (il sindaco è il leghista moderato Tosi: una esposizione partecipe dello spirito neo-identitario, forse), ma che diviene un simbolo molto astratto, molto massonico e, partendo dall'arena, molto pagano.



Numerosi i Bafometti, sulla piazza e altrove. La visita tra le nebbie e in notturna, data la brevità delle giornate, offre anche spunto a qualche bello scatto inquietante.



Anche il Duomo, come molte delle belle chiese della città romanico, è segnato da due grifoni che ne tutelano l'ingresso. Simboli di Cristo, ovviamente, ma piuttosto inquietanti a loro modo.



Libero comune nel 1136, Verona diverrà, sempre per la sua importanza, teatro di uno scontro cruciale tra Guelfi e Ghibellini e tra opposte fazioni civiche, massime quella tra Montecchi e Capuleti ("vieni a veder Montecchi e Cappelletti", dice già Dante nel VI canto, quello politico, del Purgatorio, prendendoli ad esempio di divisione civica), di cui diverrà simbolo, ovviamente, la storia d'amore tra Romeo e Giulietta, eternata da Shakespeare.

I luoghi shakesperiani della città sono il fulcro dell'attenzione dei visitatori e degli abitanti, anche in modo estremamente mainstream, con quell'incuria e quel degrado che purtroppo si accompagnano spesso a questa devozione troppo estesa. Il malcostume dei lucchetti di Tre Metri Sopra Il Cielo di Moccia, che rischiava di far crollare i ponti romani, ha l'antesignano nel mare di scritte che insozzano da più tempo il balcone di Giulietta.




Col 1300 la città passa alla signoria ghibellina dei Della Scala (la storia di Romeo e Giulietta è ambientata all'inizio di questa nuova era, e la cementa, dimostrando la conflittualità fratricida della democrazia medioevale). In particolare Cangrande della Scala portò la città al massimo splendore, ospitando tra l'altro Dante Alighieri, che qui compose (e gli dedicò) il Paradiso, oltre che porlo, probabilmente, come il Veltro che avrebbe potuto sconfiggere la Lupa della corruzione clericale, il Gran Capitano dell'Impero che Can-Grande aspirava ad essere. A lui dedica inoltre l'ultima sua epistola, la numero XIII, con cui oltre a dedicare l'opera offre la spiegazione dei quattro livelli interpretativi della Commedia stessa.


La statua di Cangrande della Scala domina giustamente ancora oggi il Castel Vecchio, il fulcro di questo potere medioevale, assieme al vicino Ponte Scaligero (il complesso, nel suo insieme, controlla l'Adige ed è quindi in posizione, naturalmente, strategicamente centrale).


Il complesso medioevale mostra chiari segni delle corporazioni massoniche che l'hanno costruito, ed è ricchissimo di simbolismi iniziatici, originari o susseguenti.



Rilevante appare il simbolismo solare, che ricorre spesso sugli orologi cittadini.



Frequente anche il tema (che si ritrova anche in San Zeno) di un guerriero mistico che sconfigge il Drago. Una connessione, forse, col culto di Dante stesso per Cangrande della Scala come colui che avrebbe eliminato la Lupa demoniaca. A ben pensarci, la stessa signoria Della Scala rivela una implicita connessione con la Commedia, che in vasta parte riscrive il Libro Della Scala di ambito iniziatico islamico-sufico, descrivendo la "scalata" del profeta all'oltretomba, fino alla Visio Dei.




Lo stemma stesso degli Scaligeri, oltre alla celebre Scala che appare ovunque nella città (in primis presso le maestose Arche Scaligere, massima espressione del potere della dinastia), includeva l'Aquila dell'Impero sulla sommità della scala stessa, e due Cani da guardia alla base. Un simbolismo che, sintetizzato in modo estremo, è il percorso iniziatico della Commedia, che comincia con l'evocazione del Veltro e si chiude con la gloria dell'Impero Romano.



Dante, quindi, è il grande nume tutelare della città, e domina pensieroso sulla Piazza dei Signori ove si accentra il governo della città. Egli ha ispirato del resto anche la devozione del suo grande erede simbolico, il secondo grande letterato dell'Occidente, Shakespeare, che non a caso ambienta nel '300 dantesco la sua Romeo e Giulietta, Paolo e Francesca rovesciati in eroi positivi, e che fa definire a Romeo Verona come la città ideale, paradisiaca: "Non esiste mondo fuor dalle mura di Verona: ma solo purgatorio, tortura, inferno."


Nel 1405, con la dedizione a Venezia dopo la crisi degli Scaligeri, la città declinerà nella sua grandezza, pur restando un centro importante, grazie anche alle riscritture shakespeariane, e ospiterà anche uno dei massimi maestri della pittura veneta, nel '600, come Paolo Veronese. Molti i visitatori che giungono in città sulla scorta del culto shakespeariano, quasi tutti rilevanti esotericamente, tra l'altro: Goethe, Lord Byron, Mozart

Roccaforte cruciale anche per la dominazione asburgica, curiosamente Verona darà i natali a due figure che diverranno note dopo l'unificazione sabauda a Torino: lo scienziato Cesare Lombroso e lo scrittore Emilio Salgari.


Insomma, città molto interessante, che meriterebbe forse un approfondimento ancora maggiore.



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