Failed Europe




Poco dopo la cattura di Salah Abdeslam, l'attentatore di Parigi sfuggito alla cattura, Bruxelles è stata colpita da un nuovo attentato terroristico all'aeroporto, dove l'hostess indiana Nidhi Chapekar è divenuta il simbolo di questo ennesimo attacco al cuore dell'Europa, e alla metro, vicino al ventre molle di Molenbeek, quartiere dell'islam radicale che sfugge al controllo della polizia.

A Bruxelles vi sono le principali istituzioni dell'Europa: il parlamento (assieme a quello, più noto, di Strasburgo), il consiglio europeo, il governo d'Europa, e la commissione europea, coi delegati degli stati nazionali.


Parlamento Europeo


Commissione Europea


Consiglio Europeo

In teoria, quindi, l'attacco è giunto al cuore dell'impero: ma la reazione nell'opinione pubblica è sempre più blanda, quasi di una vaga saturazione. Certo si prodigano di nuovo manifestazioni di solidarietà, come dopo Parigi, e dopo Charlie Hebdo, ma più deboli, nella consapevolezza che i gessetti colorati non formeranno una linea in grado di fermare l'ISIS.

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Anch'io, nel mio piccolissimo particulare, sento un certo senso d'inutilità.
Certo, si continua a fare quello che si può fare. Informarsi, informare, arginare nel proprio minuscolo ambito l'azione dei terroristi.


Tra i vari articoli utili che mi è parso di poter rinvenire online, un buon approccio preliminare mi sembra quello di questo testo qui:

http://www.scientificamerican.com/article/five-myths-of-terrorism-including-that-it-works

Mi è piaciuto soprattutto l'infografica, che ben riassume i cinque paralogismi: il terrorismo come Male Assoluto, il terrorismo come Grande Piano, i terroristi come Geni Diabolici, i terroristi come portatori di una morte assoluta (questo è ovvio: il terrore suscitato è più ampio delle vere morti che riescono a mettere in atto) e il fatto che il terrorismo sia così efficace nei suoi scopi.

Un testo forse col limite di essere un po' riduzionista, ma efficace nel suo complesso nel mettere al sicuro da eccessi opposti di esagerazione mitologica del fenomeno.

La conseguenza pragmatica potrebbe essere in questo:

http://www.jpost.com/Opinion/Op-Ed-Contributors/Exposing-false-martyrs-as-suicidal

ovvero, viene sostenuto, il modo migliore per frenare i martiri è contaminarne l'immagine diabolico-pura che tendiamo a darne (e che nel milieu islamista ha l'effetto opposto di farne eroi) e sottolinearne invece i pregressi istinti suicidi, che favoriscono questo tipo di opzione (in una cultura religiosa dove la condanna del suicidio individuale è forte). In questo modo, svilendo il loro supposto "martirio", si renderebbe l'opzione meno affascinante.

La cosa combacia anche tenendo conto delle analisi sul background di questi operativi di ultimo livello della Jihad:

http://www.internazionale.it/opinione/olivier-roy/2015/11/27/islam-giovani-jihad)

Mettendo in evidenza la miseria di questi attentatori, il loro isolamento dalla loro stessa comunità, si potrebbe rendere meno attraente questo tipo di operazioni (senza intaccare però, è ovvio, il quadro generale che sta dietro di loro).


Certo, questo dice qualcosa sull'ultimo terminale della guerra del terrore; resta il quadro globale in cui il terrorista è solo la punta di un iceberg di un sommovimento ben più vasto.

Qui uno dei quadri più precisi che mi è parso di poter trovare (tranne per la valutazione troppo generosa, a mio avviso, dell'operato di Bush Jr.), pur restando l'inevitabile frammentarietà.

http://24ilmagazine.ilsole24ore.com/2015/02/liberta-e-sottomissione

Insomma, sembra continuare a confermarsi la validità della antica maledizione cinese:
"Possiate voi vivere in tempi interessanti".

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