Plan Kalergi From Outer Space



LORENZO BARBERIS

In questo periodo storico tormentato, appare spesso di sentire citare il famigerato Piano Kalergi.
La percezione che se ne può avere online è quella del nome che viene dato negli ambiti della destra post-fascista a quello che, nella destra "moderata" è invece il "Piano Eurabia" reso celebre dalla diffusione datagli da Oriana Fallaci post-2001, specialmente ne "La forza della ragione".

Tuttavia Kalergi è realmente esistito, ed è indubbiamente un personaggio interessante e, in effetti, molto misconosciuto rispetto a quella che comunque è stata la sua reale importanza.

Il conte Richard di Coudenhove Kalergi, nato a Tokyo nel 1894 da una madre principessa giapponese (tra le prime, se non la prima, cittadine nipponiche a giungere in Europa) fu in effetti un teorico di un elitismo basato sul melting pot multietnico, anche se con un'attenzione particolare alle varie élite nobiliari, cui apparteneva. Del resto è logico: egli unificava in sé due grandi dinastie europee, quella franco-germanica dei Coudenhove ma anche quella cretese dei Kalergi (termine che si potrebbe tradurre come fusione di bellezza, kalos, e forza, ergos); a sua volta, l'Europa sintetizzata in lui si fondeva poi con la tradizione orientale del Giappone materno.




Tornato a Vienna, dove si laurea in filosofia nel 1917, anno in cui sposerà poi una nota attrice del tempo, Ida Roland, non priva di una punta del fascino ambiguo delle Dark Ladies del tempo: in rete circolano molto varie sue foto in abbigliamento che la convenzione direbbe maschile (un classico di molte "maschiette" dello show business belle epoque, comunque) e una sua interpretazione di Cleopatra o altra femme fatale faraonica, che ha dato la stura a innumeri riletture massoniche. Più che altro, è curioso che, come vedremo in seguito, per Kalergi l'ideale di bellezza era dato dalla fusione di etnie differenti, per ritornare allo splendore dell'impero egizio in cui, in effetti, i vari gruppi etnici si alternavano all'impero e nei ruoli dominanti.

Ida Roland, pur portando come cognome il nome del campione difensore d'Europa, era d'origine ebraica, costituendo ulteriore mélange di etnie per Kalergi (nella mentalità dell'epoca), e tale da renderlo ovviamente ancor più fortemente inviso al complottismo più fascisteggiante.


Iniziato in massoneria alla loggia Humanitas di Vienna nel 1921, Kalergi iniziò a propugnare nel 1922 le sue idee di una Unione Europea.

Nel 1923, Il conte Richard Codeneuve - Kalergi (Il conte R.C., tra l'altro, per gli appassionati di rusicrucianesimo) pubblicò il suo primo saggio in cui introduceva il concetto di Pan-Europa: ovvero, la necessità di unificare l'Europa continentale di fronte alla nascita delle grandi super-potenze mondiali. Il simbolo proposto, abbastanza rusicrociano anch'esso, è la Croce nel cerchio, un rimando quasi all'Europa come Cristianità.

Egli proponeva di escludere dal computo l'Impero Britannico (che all'epoca contava un terzo delle terre emerse) e la Russia (già allora il più vasto stato unitario esistente) dal concetto di Europa continentale: queste due, assieme agli USA egemoni da un secolo, con la dottrina Monroe, sul continente americano, erano forze che avrebbero sbilanciato l'unione. Gli altri paesi europei dovevano però fondersi, creando una nuova unità in grado di confrontarsi con le altre. Frequente nelle sue opere il rimando al modello greco: per la loro incapacità di federarsi, le città-stato della sua Grecia erano state divise e conquistate.

Qui, comunque, una più vasta disamina dell'opera (la migliore che ho trovato online), con ampli brani (anche se ovviamente non esaustivi) delle opere originarie:
http://sermo.forumfree.it/?t=70147446

Per Kalergi, tale fusione non doveva essere solo politico-economica, ma etnica e culturale:

“l’uomo nobile [Adelsmensch] del futuro non sarà un aristocratico tradizionale, o un appartenente alla comunità ebraica, o un borghese o un proletario, ma avrà un carattere di ‘sintesi’. Le razze e le classi in senso moderno spariranno e rimarranno le singole personalità. Così sarà solo attraverso la fusione con il migliore sangue borghese, che gli elementi ancora capaci di crescita della vecchia aristocrazia tradizionale potranno conoscere una nuova fioritura. Solo attraverso l’unione con la parte più vitale dell’Europa dei gentili, che l'elemento ebraico della nobiltà futura potrà raggiungere il pieno sviluppo. (...) La nobiltà del passato si è basata sulla quantità: la nobiltà feudale sul numero degli antenati; quella dei plutocrati sulla quantità del danaro. La nobiltà del futuro sarà basata sulla qualità: il valore personale, la personale compiutezza, la piena educazione del corpo, dell'anima, dello spirito. (...) Oggi, alle soglie d’un’epoca nuova, una nobiltà del caso [Zufalladel] si sostituisce alla nobiltà ereditaria del passato; al posto di razze nobili, degli individui nobili; individui che si elevano a modello in virtù della composizione fortuita del sangue. (...) Una gerarchia dovuta alla natura rimpiazzerà una gerarchia artificiale, del feudalesimo e del capitalismo.”

Il superamento delle razze doveva quindi passare per il melting pot kennediano, ma in chiave europea.


La stampa del 1924, benché da due anni sia al potere il regime fascista, non accoglie male le tesi di Kalergi, anche perché consente di rivendicare Bonaparte come italiano. Ma, in generale, il pan-europeismo di Kalergi (chiamato oltretutto in prevalenza Codenheuve) non dispiace, per la possibilità di creare quella cultura europea che, di fatto, si è nei tempi creata, quella continuità culturale trans-nazionale (anche un po' forzata) Dante-Lutero-Voltaire che viene qui evocata.

Kalergi sottolinea la natura franco-tedesca di tutte le caste regnanti, cosa che potrebbe favorire un ritorno di una sorta di moderno SRI Germanico. Il passaggio per ora passa inosservato, in seguito sarà oggetto di toni molto critici in prospettiva italocentrica fascista.


Nel 1925, con Idealismo Pratico (bell'ossimoro...), Kalergi cerca di dare maggiore fondamento teorico alle sue tesi. La sintesi paradossale tuttavia funziona, in quanto Kalergi è sostanzialmente un idealista del pragmatismo, ovvero un positivista all'europea (nel suo caso, in tutti i sensi) affascinato misticamente dalla tecnoscienza, come un po' tutto lo Stupid Siecle ottocentesco. Il Conte è un po' un Compte, insomma, e la tecnoscienza è la via verso le Porte del Paradiso in terra:

“La tecnologia ha creato le premesse di questa vita completa. (...) Quello che oggi è il privilegio di pochi può, attraverso un più ampio progresso tecnico, divenire la regola. La tecnologia ha aperto le porte del paradiso; attraverso lo stretto ingresso sino ad oggi pochi sono passati: ma la strada è aperta e attraverso l’impegno e l’intelligenza, tutti gli uomini un giorno saranno in grado di seguire i privilegiati della fortuna. Non dobbiamo preoccuparci: non siamo mai stati più vicini a quell’obbiettivo di oggi."

Come al solito, le "folli profezie" di questi idealisti pratici sono oggi facilmente superate: nel delirio profetico, Kalergi immagina addirittura un auto e un telefono per ogni uomo entro il 2025.

"E se oggi chiunque possiede un orologio o uno specchio – chissà che entro il secolo ogni uomo potrà avere la sua automobile, la sua casa e il suo telefono."

Più interessante l'importanza che egli coglie per il Cinema (e, in generale, estendibile agli audio-visivi).

“La tecnologia ha offerto all’epoca che si apre una nuova forma di espressione: il cinema. Il cinema è oramai prossimo a prendere il posto del teatro di oggi, della Chiesa di ieri, del circo e dell'anfiteatro dell’altro ieri e di svolgere quindi un ruolo di primo piano nella cultura del lavoro del futuro Stato. Malgrado tutte le sue carenze artistiche già oggi il cinema comincia ad diffondere in modo subliminare un nuovo Vangelo nelle masse: il Vangelo della forza e della bellezza. Esso annuncia, di là del bene e del male, la vittoria dell’uomo più forte e della donna più bella."

Non è da trascurare come questo Vangelo celebri Forza e Bellezza, le due doti misticamente unite nel suo nome, e come la sua potenza sia nell'opera in modo subliminale. 

La Stampa torinese torna ad occuparsi di Kalergi nel 1926, con uno sguardo meno favorevole. Della vanità idealistica di Kalergi a vedersi, mosca cocchiera, erede dei suoi grandi avi difensori d'Europa adesso "si può anche sorridere".


Più che altro, preoccupa la Stampa del 1926 il fatto che questa Pan-Europa vedrebbe un predominio delle forze tedesche; più che Pan-Europa, si tratterebbe di una Pan-Germania.

La visione diviene sempre più negativa man mano che il regime fascista avanza: se nel 1926 le leggi fascistissime erano appena state approvate per avere grande effetto, nel 1929 del Concordato l'Uomo della Provvidenza mal tollera questo pangermanismo, e il giornalista dichiara che Arnaldo Mussolini ha ormai dato la linea ufficiale, definendo Paneuropa una "Pericolosa ideologia". Il giornalista intervista Kalergi in toni critici, evidenziando come egli miri a favorire in modo eccessivo la Germania e l'Austria. Kalergi rintuzza tali obiezioni, ma - nel racconto parziale del giornalista di regime - in modo poco convincente, incerto.

Dopo l'Anschsluss (1938) Kalergi fugge in Svizzera e diviene cittadino francese (1939).


Nel 1943, in pieno conflitto, la Stampa parla di nuovo di Kalergi. Siamo nel "decennale nazista" sottolinea con enfasi il giornale: Kalergi da volapuk, vampiro di sangui d'Europa, ovviamente, in pieno vigore delle leggi razziali, anche per il suo matrimonio ebraico e il suo legame massonico, le "antiche consorterie del passato" stigmatizzate. Co una ammirabile svolta (in mezzo è passato, ovviamente, l'affaire Dolfuss, con Mussolini che dal contrastare Hitler passa a seguirlo), la Stampa diffidente verso l'eccessivo filogermanismo dell'austriaco Kalergi sostiene ora che la grande Germania sognata anche da Dante non ha bisogno di questo malato irenismo, e può prendersi - coi fidi alleati italici - il continente intero, da sola.

Passano tre anni. 1946.
La Stampa riprende le teorie di Kalergi. La posizione è cambiata ancora una volta, inevitabilmente. Ora le tesi di Kalergi sono rifiutate perché troppo azzardate. I tre grandi di Yalta non potranno mai accettare l'idea della Paneuropa, chiamata ora prudentemente "Piccola Europa" per l'esclusione di Inghilterra e Russia. Sarebbe forse accettabile come unione economica, e come propaggine europea del mondo anglo-americano.



Il Piano di Kalergi invece viene abbastanza accettato. La creazione di una Unione Europea, purché demilitarizzata, è tutto sommato preferibile come argine contro il comunismo, e UK e USA la favoriscono nel complesso di buon grado (notiamo che nell'immagine di propaganda anti-sovietica, non so di che datazione, anche la Turchia appare già nel piano europeo).



Nel 1947 propone il primo francobollo pan-europeo (oggi ne ha uno dedicato a lui) e nel 1948 riesce a favorire la nascita di una bozza simbolica di Parlamento Europeo, nel 1948.



Nasce nel 1950 il Premio Carlo Magno, volto a premiare il miglior artefice della nuova Europa, e il primo a vincerlo è appunto Kalergi stesso.

Nel 1951 la Stampa dedica così a Kalergi un articolo encomiastico di grande ampiezza, per poi sostanzialmente non parlarne mai più.

 L'articolo ovviamente collega la Pan-Europa alla Giovane Europa di Mazzini (nuovo padre della patria in procinto, con Garibaldi e al massimo, ma sostituire in ambito piemontese, a Cavour, di sostituire i Savoia), e sottolinea come già il piano originario di Kalergi mirava a sincretizzare (non a caso, per un cretese...) prima il Be-Ne-Lux, poi allargandolo a Francia, Italia e Germania.

Qui appare la probabile fonte di alcuni deliri del piano Kalergi nell'immaginario neofascista: oltre alle persecuzioni della Gestapo (massone, marito di una donna ebraica ed irenista, Kalergi come detto era profondamente inviso ai nazisti), l'idea che egli propugnava di unire sì l'Europa, ma anche le colonie europee africane (con eccezione di quelle inglesi), creando un nuovo macro-stato con 150 milioni di europei e 60 milioni di africani, da amalgamarsi nel suo sognato crogiuolo inter-etnico. Come egli scriveva:

L'uomo del futuro sarà un incrocio multietnico. Le razze e le caste di oggi gradualmente scompariranno a causa della scomparsa di spazio tempo e pregiudizio. La razza del futuro sarà euroasiatica-africana, esternamente simile agli antichi egiziani e sostituirà le varietà dei popoli attuali, con una varietà di individui.


Il mondo è immaginato dal teutonico Kalergi come un risiko ben risolto, quattro super-potenze (l'America di Monroe, l'impero inglese, quello russo e Paneuropa, più la Cina e la Persia come tasselli da definire). Il caso della Turchia è un punto interrogativo; in altre immagini propagandistiche finirà senz'altro in Paneuropa.


In fondo, la Pan-Europa di Kalergi è l'Europa cretese del mito classico greco: le coste del mediterraneo unificate dai mercanti greci prima, e con molto maggiore solidità politica dall'Impero Romano poi. Europa come quella principessa posseduta da Zeus e da lui resa regina di Creta, prima potenza talassocratica del mediterraneo, come nell'Europa di Nova Carthago, in Libia (vedi foto sopra)

Kalergi confidava molto nel generale De Gaulle: tempo al tempo, dice al giornalista, ce ne vuole, prima deve andare in qualche modo al governo (direi che a occhio ci sarebbe riuscito). Fu, in effetti, tra i padri dell'Europa.

La cosa più curiosa è il panegirico di uno Stalin super-buono, anche se è vero che la sua morte (che invece avverrà due anni dopo, nel 1953) fu potenzialmente destabilizzante nel delicatissimo equilibrio mondiale.


La Stampa non parlerà più di Kalergi, se non in minime noterelle quasi di dovere; e in effetti, dato il suo indubbio valore di profeta d'Europa (con qualche cantonata minore, ma decisamente sotto la media) la cosa è singolare.

Nel 1964 il premio Carlo Magno andrà al presidente italiano Segni, mentre nel 1972, con la morte di Kalergi, il premio viene intitolato a lui (Pertini lo vincerà nel 1984). Un modo per celebrarlo, ma anche per dissimulare il suo culto della nobiltà dinastica che era ormai superata nella Europa buro-democratica.

La sua riscoperta avviene nei primi anni 2000 negli ambienti complottisti della destra fascista, favoriti anche dalle possibilità offerte dalla rete nel rendere un discorso (qualsiasi discorso) virale. Magari in qualche nicchia neofascista (per usare un termine gentile) di Kalergi già si parlava: ma solo il web 2.0 darà piena diffusione alle tesi dell'autore.


Così ora il nome di Kalergi risuona solo più su siti in cui egli è divenuto simbolo della sentina di tutti i mali, di solito associato a foto di classi multietniche o a volti dalla bellezza mixed che, per i tenutari di quei siti, rappresentano parimenti il massimo dell'orrore.

Kalergi, probabilmente, ci vedrebbe soltanto una fase di passaggio per il compimento del suo sogno, il ritorno allo splendore egizio per tramite della fusione interetnica del bacino (cretese) del Mediterraneo.


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