Dylan Dog 358 - Il prezzo della carne


LORENZO BARBERIS

Spoilers alert: leggere prima l'albo.

Dopo un 357 decisamente splatter ad opera di Ruju, con un'indagine nel mondo degli snuff movies, anche il 358 di Dylan Dog inizia con una bella copertina disturbante, che terrà fede alle aspettative.

L'esordio comincia dal Mare, e Recchioni giustamente ricorda nella prefazione come il mare ha un ruolo importante in Dylan Dog, come elemento horrorifico lovecraftiano. Molto insistito anche in tempi recenti, come nel 351 di Ratigher, ma anche "Il Lago nero" e "Il sapore dell'acqua".

Ai testi il torinese Fabrizio Accatino, da poco apparso al 353 con "Il generale inquisitore", ma già apparso prima del nuovo corso, con un esordio (307) salutato come una ventata positiva in una fase piuttosto stagnante del personaggio. Accatino ha al suo attivo altre varie storie, ma questa è la sua terza sulla collana principale.

I disegni sono di Roberto Rinaldi, disegnatore apparso precocemente sulla testata, dal 79 in poi, ma che nel complesso ha un numero limitato di albi (siamo al suo sesto, ma è il primo in collaborazione con Accatino). Il suo segno nervoso è piuttosto efficace su Dylan Dog, e anche in questo caso non delude, servendo perfettamente la storia. Per certi versi, come in Ratigher e Alessandro Baggi, uno sceneggiatore più "sperimentale" si accompagna meglio a disegni nel complesso più tradizionali e dettagliati, che risultano sottilmente stranianti.

Come promesso dalla copertina, la storia è di un horror efficace, meno splatter del precedente ma comunque duro e non privo di sequenze piacevolmente sgradevoli, fin dalla bella sequenza di tempesta che costituisce l'esordio della vicenda. Raffinato il fatto che il voice over delle didascalie e i personaggi in scena non coincidano (espediente portato al massimo livello da Watchmen) che crea un leggero spiazzamento nel lettore, come il fatto che il corpo senza testa non venga mai davvero mostrato bene integralmente (né il tatuaggio: sul corpo, 9.vi è la più esplicita) lasciando un margine di dubbio - come pure la caduta finale in mare di Aiden. Bella in 7.i la barca vista dagli abissi, come un nero occhio di tenebra.

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Col passaggio allo scenario londinese di Dylan (introdotto da una visuale insolita) troviamo la prima delle molte track sonore dell'albo, "I wanna be loved by you" di Marilyn ascoltata da un Groucho poco presente nell'albo (salvo l'inizio e lo sketch psicanalitico sul finale).

In generale si riscontra questa storia qualcosa di simile a "In fondo al male": una struttura all'apparenza tradizionale (c'è Bloch, Groucho, il caso...) ma trasformata dall'interno con un nichilismo più radicale, che si palesa nel procedere dell'albo.

Finalmente, nel Kent (continua un'Inghilterra geograficamente più credibile) troviamo l'Harvey dell'inizio, e si esplicita la citazione musicale che racchiuderà questa trasferta, "The sunnyside of the street" dei Pogues, allegra nel ritmo e apparentemente nel titolo, ma con un'ombra oscura nel carnevale di cui parla.

Una terza, costitutiva, citazione musicale delle molte dell'albo, quella a Nick Drake, cantautore inglese precocemente scomparso. Il tatuaggio della citazione (30, vi) è un perfetto messaggio d'addio della vittima da cui parte l'indagine, e bene esprime il nick-ilismo di fondo dell'autore, perfetto per quest'albo.

Scopriamo anche il nome del luogo, Grain (38.i), dalla forte valenza simbolica, "l'atomo opaco del male" e tutto il resto.

Nel passaggio alla seconda metà dell'albo Accatino ribadisce, un po' didascalicamente, che "qualcosa è cambiato" nel nuovo corso: Dylan chiede aiuto a Bloch, non lo ottiene, lo bypassa con un espediente.

"Mambo N.5" di Lou Bega accompagna la scena più orrorifica (anche per il suo effigiare la quotidianità, tristemente credibile, dell'orrore) da p.59 in poi. Gli scagnozzi del becchino (che non verrà fermato da Dylan, il quale si limita alla polizia corrotta) praticano una procedura simile a quella che ritroviamo compiuta, sempre sugli zombies, nella distopia futura di Bilotta, "Il pianeta dei morti".

Dato che qui è coinvolta la polizia e là il Sovraintendente (anche Recchioni ne ha, nella sua curatela, confermato il ruolo diabolico, e non solo di ostacolo burocratico, che gli dà Bilotta), si può ipotizzare una connessione, anche poiché Dylan non annulla tutta la rete criminale, anche se lo crede.

Bella la splash page a 74 che ci porta al Purgatory Club e all'inevitabile finale. Tutto molto classico, ma più disturbante, e con una costante ironia sulle convenzioni in via di dismissione (p.86, iv).

Dylan chiude il caso (in modo imperfetto) sempre più stanco, sempre più spossato e provato dalla miseria dell'orrore umano che vede montante ovunque. Il ritorno a Londra è di nuovo sulle note del Sunnyside of the street, ma è evidente che in verità, su quel lato solare della strada, Dylan non riuscirà a tornare.





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