Lo Stemma Sul Sole


LORENZO BARBERIS

Un interessante esempio di fantascienza italiana è quello che ci offre Filippo Cappa-Ricciardelli, autore del pregevole "Lo stemma sul sole". L'ipotesi non è del tutto originale (ricordiamo speculazioni di Fruttero e Lucentini ne "La prevalenza del cretino", e "L'inattesa piega degli eventi" di Brizzi, e molti altri), ma indubbiamente interessante.

Certo è forse un po' troppo derivativo quel titolo, che riprende la versione italiana di "The Man In The High Castle" di Philip K. Dick, ma in realtà poi la storia segue un percorso suo, relativamente originale.

La domanda che il romanzo ci pone è semplice: cosa sarebbe successo se il 2 giugno 1946, invece di vincere - per uno scarto ristretto - la Repubblica, avesse in Italia trionfato la Monarchia?


Ipotesi su cui hanno dibattuto infinitamente monarchici e repubblicani, ovviamente: ma qui è posta non come ipotesi di complottismo polemico, ma - sembra di leggere - per puro amore speculativo.

Il romanzo inizia così con una riunione dei servizi segreti americani, in cui si decide da che parte far pendere la bilancia. Prevale, di pochissimo, la Monarchia. Alea Iacta Est.

12 milioni di voti, alla fine, vanno alla Monarchia, solo 10 alla Repubblica.


Umberto II diviene il sovrano, la DC si allea al Partito Monarchico, che raccoglie un numero di voti molto maggiore di quanto non abbia fatto nella realtà: invece del 6.85 % raggiunto nel 1953, totalizza fin da subito quasi il 20%: incide il fatto che Almirante non fondi il MSI, ma confluisca con i nostalgici nei Monarchici.



Finirà, per un curioso caso, a convertirsi in sceneggiatore di fumetti, scrivendo i testi per Furio Almirante della Bonelli editore, che non viene sostituito da Tex. La cultura infatti resta decisamente più nazionalista, senza aperture ai liberatori americani e con una maggiore celebrazione dell'italianità.


Nel 1953 la famigerata "Legge Truffa" maggioritaria della DC viene a scattare; tuttavia, il Partito Monarchico cresce ancora ed è lui a beneficiarne maggiormente. Nasce quindi un asse DC-Monarchici in cui i Monarchici passano in vantaggio, per pochi punti (i due partiti sono circa 25 a 25). De Gasperi lascia (anche per pressioni vaticane di Pio XII) e Edgardo Sogno diviene presidente del consiglio.

Dal romanzo: la cacciata di De Gasperi nella propaganda comunista-repubblicana.

La stella monarchica imperversa ovunque, al posto dello scudocrociato: ma per una curiosa variatio è la versione rovesciata, adottata dai Savoia dal 1861 al 1893 e poi raddrizzata. Nel 1958 Roncalli diviene pontefice, ma assume il nome di Pio XIII. Il Concilio Vaticano II avviene ugualmente, ma è in perfetta continuità con il primo, e ribadisce soprattutto la "perfetta alleanza trono-altare".

Gli anni '60 non vedono la nascita del centrosinistra, ma la definitiva sparizione della DC nel Blocco Monarchico: le Olimpiadi di Roma, Italia 1961 esaltano la continuità sabauda, mentre la seconda rivoluzione industriale si avvia nel segno di una ripresa dello sforzo bellico. L'Italia monarchica infatti aveva mantenuto la Libia fra le colonie, e dopo il ritrovamento del petrolio nello "scatolone di sabbia" Francia e Inghilterra avviano un processo di destabilizzazione per impadronirsene.


Ma la Monarchia è questa volta pronta. La produzione industriale ha un boom incredibile, le azioni della FIAT schizzano, producendo carro-armati finalmente ben lontani dalle antiche "scatolette" e impartiscono una dura sconfitta ai sorpresi anglo-francesi. Il viceré di Libia, il colonnello Gheddafi nelle parti di un astuto e spietato ascaro sabaudo, si distingue per l'atrocità contro soldati e civili anglo-francesi. Nonostante l'aiuto degli USA, le potenze capitaliste non riescono ad assumere il controllo della regione dei pozzi che vorrebbero far secedere, anche perché l'URSS, cinicamente, appoggia la monarchia sabauda per imprimere una sconfitta ai propri nemici.

Propaganda monarchica nell'Italia tri-divisa

La Libia è il Vietnam di questo mondo alternativo.
Mentre però si consuma il ritiro delle truppe anglo-francesi (e il definitivo sterminio dei berberi e dei ribelli) la situazione esplode in Italia. Le BR (Brigate Repubblicane) vedono l'adesione di un consenso ben più alto di quelle del nostro mondo, e riescono alla fine a provocare una vera guerra civile. L'Italia sabauda è a macchia di leopardo, il Nord viene separato dal Sud e da Roma dove il Pontefice viene ad assumere un potere diretto, spinto dai neo-neoguelfi (la DC, nel frattempo rinata e in vena di revanscismo) e ponendosi come pacificatore nazionale tra repubblicani e monarchici nella comune fede cristiana. Gheddafi proclama l'indipendenza del Regno di Libia sotto il suo potere, pur entrando, come anche poi Pio XIV, in una Lega Doganale filo-sabauda, favorita dai molteplici interessi FIAT.



Il rapimento e l'uccisione di Umberto II nel 1978 provocano però una dura reazione. Curcio, il "secondo Bresci", muore in carcere per una tazzina di caffè avvelenato; segue la repressione del terrorismo nel Nord Italia (dove ormai i Savoia sono confinati) e la definitiva secessione del sud Italia nuovo stato della Chiesa.

La discutibile figura del figlio di Umberto II e il ritorno dei Savoia a un regno dimezzato nel Nord Italia, con capitale Torino, portano a un nuovo colpo di stato ad opera degli Agnelli, irritati per la fine delle commesse belliche. Dopo un golpe incruento, Giovanni Agnelli mantiene il regno d'Italia (ridimensionandolo, con il consueto understatement british, a "Regno di Sardegna") assumendo personalmente il potere sul trono.

Nella copertina del libro, "i Romanov d'Italia".

Tuttavia, l'eccessivo impianto torino-centrico sabaudo porta anche il Lombardo-Veneto a chiedere, nei tardi anni '80, la secessione per aderire a quel progetto d'unione europea da cui l'Italia sabauda era rimasta sdegnosamente fuori. Umberto Bossi, il "Nuovo Cattaneo", è salutato in tutta Europa come una nuova speranza di pace tra i popoli.

Ma il nuovo sovrano della stirpe degli Agnelli - Lapo Elkann - proclama la sua soddisfazione nello splendido isolamento sabaudo. Il volume si chiude nel 2003 quando, trionfale nella sua Torino, celebra il suo massimo trionfo dopo la morte del precedente sovrano Gianni I, che era scettico sulle sue eccessive derive mistiche.

Alla presenza del pontefice Pio XV (che è comunque un ormai anziano Woytjla) e dell'ambasciatore americano Dan Brown, il nuovo sovrano Lapo I rivela a una folla perplessa come la Sindone (di recente certificata come autentica) sia una prova iniziatica della discendenza divina dei Savoia e quindi per traslazione degli Agnelli, "Agnus Dei" che sono quindi gli ultimi di una stirpe regale taurinense che, per tramite di Fetonte, discenderebbe dagli stessi faraoni egizi. Ecco che davvero lo Stemma splende sul Sole.

Ma mentre pontifica dall'alto della piramide dell'architetto Ieoh Ming Pei edificata in Piazza Castello, una notizia giunge dalle province meridionali dell'impero: pare che una nuova ribellione nel cuneese stia spaccando il reame, e i residui reali d'Europa lo informano, quindi, che il suo titolo è stato nuovamente declassato a Duca.

Su queste cupe note si conclude il complesso romanzo, che non posso non consigliare agli appassionati di storia e di fantascienza, affratellati in questo caso da questa singolare ucronia.

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