Lucifer Unbound


LORENZO BARBERIS

Disclaimer: divertissment letterario sulle note del Pendolo di Foucault.
Assolutamente da non prender sul serio.


Proviamo, con un pizzico d'ironia, una lettura tarologico-junghiana di queste elezioni appena concluse, fornendo anche ai complottisti un po' di materiale simbolico su cui, se vorranno, si potranno dilettare.

Lo sconvolgimento del quadro politico italiano è pressoché totale.

Con la doppia vittoria cinquestelle, il trionfo di Roma (oltre il 66.6 per cento fatidico dei voti) e la netta affermazione di Torino, nonostante la risicatissima vittoria a Milano, il PD di Renzi è in crisi totale. Oltretutto l'Italicum renziano, basato su un ballottaggio modellato sui sindaci, favorisce nettamente il M5S che catalizza, oltre i suoi voti, quelli della destra (un modello già visibile dal prototipo di Parma). Appare probabile che Renzi dovrà a breve cedere il segretariato, e questo stimola il sospetto che non ci sia solo la destra ad aver appoggiato la doppia vittoria pentastellata.

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Una delle mosse più gustose in questa campagna è stata infatti quella di Massimo D'Alema, che ha dichiarato il suo voto a Virginia Raggi per sconfiggere Renzi, aggiungendo "Direi sì anche a Lucifero per mandare via Renzi". "Lucifero" pare quasi un rimando più torinese, essendo che Torino è segnata dalla statua dell'angelo caduto che domina Piazza Statuto, con la stella rovesciata in fronte a chiarire la sua natura diabolica.


D'Alema comunque in seguito ha precisato: "«non ho mai detto la parola Lucifero, perché è un termine che non appartiene al mio vocabolario: casomai, avrei detto Belzebù.»". Curioso notare che Belzebù, nella politica italiana, è Andreotti; egli tra l'altro era chi, per primo, aveva diffuso da noi il detto "Una smentita è una notizia data due volte". Il Divo Giulio, poi, è un riferimento romano per eccellenza.

D'Alema pare quindi aver ribadito due volte la sua opposizione a Renzi, con un doppio voto a Lucifero e Belzebù (Raggi ed Appendino). Oltretutto, se il diavolo era Andreotti nella prima repubblica, nella seconda diviene Berlusconi (con cui D'Alema amava trattare), anche per via del simbolo del Milan, la sua rossonera squadra di calcio.


La vera Virginia Raggi




Proprio la Raggi è stata più volte associata all'area berlusconiana: sia per via del suo effettivo lavoro nello studio di Previti, elemento portante del sistema berlusconiano, ma anche, erroneamente, per la sua presunta presenza nel video "Meno male che Silvio c'è", del 2008 (il cui finale è a Roma, davanti al Colosseo quadrato dell'EUR), all'epoca del suo lavoro per Previti. L'ipotetica Raggi è messa piuttosto in evidenza: appare al minuto 1.00, e compie il gesto di scostarsi una ciocca dei capelli inesistenti, mentre i maschi del coro la guardano incuriositi.


Poco dopo apparirà una bionda, a fare il doppio con la mora: questa sì è una figura importante del mondo berlusconiano, Francesca Pascale, l'attuale "fidanzata" di Silvio Berlusconi. La mora non è la Raggi, è stato chiarito: resta il dubbio su chi sia.


D'Alema in sé raramente nella satira è il Diavolo: però Forattini (denunciato e poi censurato per questo) lo effigiava come Hitler, che ne è una versione moderna (nell'Inferno post-concilio Vaticano II, l'Inferno è vuoto o, al limite, "vi è solo Hitler", come un tempo "vi era solo Giuda").


Di natura infera Forattini aveva invece identificato Napolitano, che scippò la presidenza della repubblica a D'Alema e in tempi recenti è stato il mentore di Renzi. "Giorgio I", così detto per la prima doppia presidenza del consiglio, deve il suo soprannome anche alla presunta, segreta discendenza sabauda, cui fa precoce riferimento Forattini, qui sopra, mostrando all'inferno anche i mentori remoti dei comunisti italiani.


Insomma, Massimo D'Alema si candida quindi ad essere il Diavolo tarologico di queste elezioni (cui lo avvicina anche l'etimologia, poiché il diavolo degli arcani maggiori è certamente "massimo d'ale", da primo degli angeli caduti, con grandi ali da pipistrello di dantesca memoria).


In questo gioco di carte simboliche, la Raggi si presta bene a rappresentare il Sole: figura nei tarocchi non così nettamente maschile, in quanto centro di luce radiante ("lucifero", "portatore di luce") che espande i suoi raggi sulla terra, in due suoi giovani emissari, uno maschile ed uno femminile. Il nome Virginia ha la sua importanza, rimanda a una purezza virginale dalla corruzione della politica, ideale per una "candidata" (termine che deriva, appunto, dalle vesti candide, simbolo della purezza, di chi si presenta nell'agone politico). O volendo un rimando quasi apocalittico alla Vergine circonfusa dai Raggi del Sole, la "Solis, o Virgo, rádiis amícta" dell'inno ufficiale (del gesuita Vittorio Genovesi) in suo onore. Siamo anche nelle vicinanze del solstizio d'Estate, quindi la coincidenza è perfetta.


La Raggi cultista biancovestita.

Il simbolismo mariano della Raggi (speculare a quello di Maria Elena Boschi nel PD, "madonnina toscana infilzata") si ricollega bene, volendo, allo spirito messianico proprio di Grillo.


Non è molto noto (nonostante la centralità assoluta di Grillo nel dibattito odierno) ma nel 1982 Grillo aveva interpretato, per Comencini, la figura di Cristo in "Cercasi Gesù", dove egli è Giovanni, scelto dalla Chiesa per interpretare il volto di Cristo in una pubblicità diffusa per tutta Roma. Egli, ospitato da un falegname, si ribella alla fine ai suoi controllori e, sul finale, guarendo un bambino paralitico, dimostra simbolicamente di essere davvero il Messia.

Lo stesso compianto Casaleggio riteneva Grillo un Cristo moderno (vedi qui) e curiosamente la chiesa sembra copiare la sua stessa strategia: Grillo fonda il suo Movimento il 4 ottobre, per metterlo sotto l'Egida di San Francesco, alter Christus pauperista del medioevo; e il nuovo pontefice, notoriamente, assume il nome di Francesco I e modi pauperisti non dissimili.

Ma se con Roma i Grillini conquistano la Città Santa, il Caput Mundi del cristianesimo e dell'occidente figlio della latinità, con Torino essi conquistano la capitale esoterica per eccellenza.

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Anche della candidata torinese, comunque,  si sottolineava questa connessione con la luce, tramite il nome, utilizzato ampiamente nello slogan "L'alternativa è Chiara"; opposta ad un oscuro Fassino.



Anche Giachetti si era auto-associato a un simbolo tarologico: il Carro, qualificandosi come il "portantino" in grado di trainare Renzi al trionfo, in una iconografia auto-ironica in grado però, sempre, di svelare un fondo di verità. Teoricamente anche Raggi potrebbe rimandare, appunto, ai Raggi del Carro (e della Ruota); ma tutti i simboli tarologici sono tra loro collegati. Invece, il simbolo usato con (inefficace) autoironia da Giachetti è stato rovesciato, penso intenzionalmente, dalla Appendino che si fa portantina, sì, ma solo di sé stessa:







L'Happy Ending dell'Appendino, a questo proposito, certo svantaggia Renzi, ma avviene contro uno degli ultimi uomini della vecchia guardia PD in campo, Fassino, noto per la spettrale magrezza, che Forattini effigiava come figura della Morte, e che in questa campagna è stato etichettato dagli avversari politici come "Mummia del Museo Egizio", essendo in effetti quello di Torino uno dei maggiori del mondo. M5S è stato abilissimo, in questo senso, a usare questo elemento contro Fassino, rendendo soprattutto centrale l'ambivalenza Chiara VS la Oscurità di Fassino.






Chiara Appendino però non rimanda solo alla luce, come evocato dal nome, ma anche, stando al cognome, a un altro potente archetipo tarologico: l'Appeso. L'immagine deriva da una figurazione dell'inferno medioevale della Selva dei Suicidi (in cui il corpo disprezzato in vita era ora appeso all'albero che ospitava l'anima del defunto). Nei tarocchi a volte l'Appeso è identificato con Giuda, che è però appeso tradizionalmente, non in posizione rovesciata (l'impiccagione è anche in tal senso una tipica punizione-iniziazione massonica). "Appendino" però parrebbe rimandare più a chi appende, non a chi è appeso: l'agente di una esecuzione, in cui viene eliminato il vecchio che avanza.
Tra l'altro, un cappio c'era tra i simboli delle forze anti-sistema, ovviamente non da parte dei Cinque Stelle, ma in una lista civica nata a loro imitazione.

In questo senso infatti l'Appeso è anche simbolo positivo, di rovesciamento, di trasformazione, di iniziazione tramite una prova; e in questa seconda accezione pare potersi collegare il simbolo all'Appendino stessa. Non ci resta che augurare al "Sindaco del Piemonte" un buon lavoro. In attesa del prossimo "Sindaco d'Italia" che, con buone probabilità, si annuncia essere un pentastellato.



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