Orlando


LORENZO BARBERIS.

Nuova strage dell'Isis, questa volta di nuovo negli USA, alle soglie di combattute e critiche presidenziali. Un massacro terribile ad Orlando, ancora una volta rivolto contro i simboli della libertà occidentale. Curioso e terribile il rimando involontariamente junghiano ad Orlando, uno dei più potenti e metamorfici archetipi dell'Occidente.


La sua nascita è nel tempo delle Crociate (1100), che si fondano su un mito anteriore, Carlo Magno primo sacro romano imperatore (800) che aveva, da re dei Franchi, fermato gli islamici di Spagna a Roncisvalle. La figura di Orlando reduplicava in qualche modo la mitica figura di Carlo Martello, origine remota della dinastia, autore di una più storica, simile impresa a Poitiers (732).


Col Rinascimento, Orlando è ripreso dal Pulci del Morgante, dal Boiardo nell'Innamorato, da Ariosto, sopra tutti, nel Furioso. Un Orlando in crisi col passaggio all'età moderna, tra '400 e '500, di fronte alle armi da fuoco che lo rendono inutile, erculeo cavaliere sull'orlo di una furiosa follia.


E l'Orlando metamorfico torna in Virginia Woolf, che colloca il suo - diverso - Orlando (1928) proprio nel '500 di Ariosto, ma alla corte elisabettiana, per farlo poi evolvere in un immortale soggetto a una transizione sessuale nel corso del tempo, che lo porta a una androgina femminilità nel '700.


Il tema verrà riscoperto in parte col film del 1992, e in seguito inserito da Alan Moore in un suo magistrale fumetto, "La lega dei gentiluomini straordinari" (1999), in cui Orlando vede ricongiungersi le sue molteplici incarnazioni, supremo difensore dell'Europa e folle mutaforme immortale, due elementi all'apparenza antitetici che vengono fatti collimare dal nuovo bardo inglese.
Una nuova ferita nella carne e nel sangue dell'Occidente, ma anche nel suo immaginario.
Forse, in attesa di un risveglio degli antichi archetipi.



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