The Empress Hillary I



LORENZO BARBERIS.

(Disclaimer: piccolo gioco letterario-tarologico)

Così alla fine Hillary Rodham Clinton ce l'ha fatta, ed è riuscita nel record di essere la prima candidata donna di uno schieramento alle elezioni USA, e ora si oppone a Donald Trump, di cui avevamo scritto qui.



Per Trump avevamo individuato quale simbolo tarologico quello della Tromba del Giudizio, in senso etimologico (Trump è "tromba") sia nel senso della sua valenza apocalittica per l'atteggiamento, almeno a parole, iperconflittuale.


Per la Clinton non posso che scegliere la carta dell'Imperatrice, la numero III: carta che si realizzerà solo nel caso risulti vincente, naturalmente. Va notato che l'Aquila dell'Impero, cara a Dante, sopravvive nell'Aquila americana, che appare nel dollaro e in molti simboli della nazione.


Il simbolo dell'Aquila appare anche nell'Arcano dell'Imperatore, che all'Imperatrice è legato a filo doppio. Oltretutto gli USA vengono spesso definiti come un "Impero", nel senso in cui lo era anche la Repubblica di Roma, un "imperium", un dominio sul mondo (la Sfera sullo scettro), da cui gli USA riprendono molti simboli (tra cui, appunto, quello dell'Aquila). E, molto più che non l'Impero romano, sono un impero che domina il globo. 

Nel caso della Clinton potrebbe essere un rimando al legame col marito. La Clinton sconta infatti qui, come nel primo scontro con Obama, lo scarso gradimento dell'elemento "dinastico" che si verrebbe a stabilire, molto vicino a quello avvenuto coi Bush, padre e figlio. Un altro elemento che rafforza la sua valenza da "imperatrice".




Jodorowski, nel suo Incal, fonde questi due simboli nell'Emperoratriz, fusione delle due figure imperiali declinanti, destinate ad essere sostituite dal sorgente potere di Solune (che unifica Sole e Luna, altri due simboli tarologici dell'androgino).


La cosa potrebbe avere un parallelo nel fatto che Hillary ha legato inscindibilmente il suo destino al marito Bill, tanto da far coniare la definizione "Billary".

 Anche se in teoria Hillary Rodham non è "moglie di", almeno nei suoi esordi: quando sposa Bill, nel 1975, mantiene il cognome, e si distingue prima del marito lavorando nell'inchiesta del Watergate e divenendo nel 1979 la prima associata del Rose Law Firm, termine che dovrebbe compiacere gli appassionati rosacruciani.

Intanto Bill era divenuto governatore dell'Arkansas (lo resterà fino al 1992) e quindi le tocca aggiungere il cognome del marito al suo, pur mantenendolo ostentatamente (anche se spesso, per semplificazione, sui media si perde).

Quando nel 1992 va alla Whitehouse, è la prima first lady laureata; per primo Clinton (lo stesso farà Obama, il prez democratico successivo, anche per catturare il voto femminista) presenta la sua carica come una sorta di "presidenza a due": cosa che non si ridurrà a uno slogan. Nei successi e nei fallimenti: Hillarycare, la riforma voluta dalla First Lady, non passa davanti al muro del liberismo USA. Sarà poi Obama, di fronte alla crisi, a riuscire in Obamacare, uno dei suoi successi maggiori, sul fronte interno.


Il boccaccesco scandalo Monica Lewinsky, nel 1998, mette in crisi la credibilità di Bill (il problema non è tanto il sesso, nella pur puritana America, ma la menzogna del presidente); e sebbene l'empeachment venga evitato, l'immagine della coppia si appanna e anche questo avvantaggia il Clan Bush nella sua presa del potere, due anni dopo.

Inoltre (nonostante un "cerchio magico" tutto al femminile) la Clinton perde il consenso delle femministe più dure e pure, che mal le perdonano l'acquiescenza per restare vicina al potere. Senatrice di New York dal 2001 al 2009, diventa Segretario di Stato di Obama dal 2009 al 2013; poi passa un giro proprio anche per organizzare l'assalto alla carica più importante.

Proprio Obama, otto anni fa, nel 2008, le aveva bloccato la strada come primo presidente nero (anche se "first black president" era definito, ironicamente ma in positivo, proprio Bill Clinton, per la sua capacità di catturare il voto delle minoranze). Oggi però il presidente la appoggia nella sua scalata al potere.


Invece è Bernie Sanders, definito dai media "sandernista", sul modello dell'esercito sandinista, che si era opposto agli USA in Nicaragua, su posizioni radicalmente anti-imperialiste.  Bernie Sanders aveva ed ha a suo modo un altro record: è l'unico politico USA al congresso che si definisce "socialista" dopo la witch hunt di McCarthy nell'immediato dopoguerra.

Sanders tra l'altro sembra poco interessato a far confluire i suoi voti su Hillary, concedendo di malavoglia che la Clinton è un poco meno peggio di Trump, ma pensando piuttosto come capitalizzare questi voti in solitaria, magari a una prossima elezione. Un po' come Nader, che nel 2000 riuscì nell'intento di togliere ad Al Gore, il vice di Clinton, la vittoria contro Bush. Per lui Bush e Gore erano come i gemelli identici di Alice In Wonderland, e il suo due per cento fu vitale a Bush Jr. nell'ottenere un primo risicato mandato, che portò a Infinite Justice con tutto quel che ne consegue.



Nata nel 1947, la Clinton avrebbe anche un meno invidiabile record: la seconda più anziana presidente dopo Reagan. Sanders è del 1941, ma gli conferisce quell'aria di vecchio saggio molto amata nella sinistra radicale, alcuni elementi (come una certa cauta vicinanza alla National Rifle Association, molto ostile ad Obama e alla Clinton, che vorrebbero limitare la libertà assoluta, in America, di possedere armi) creano dei dubbi sulla sua figura. La figura del vecchio saggio benevolo è l'Eremita, quello del vecchio saggio infingardo è (nei tarocchi) il Papa. Le due figure sono però unite dal comune riferimento a Amedeo VIII di Savoia, l'ultimo antipapa poi divenuto eremita, cui il mazzo Savoia-Visconti fa riferimento.


Il Tarocco Wirth sottolinea gli elementi isiadici dell'Imperatrice, connettendola alla Luna.


Un tratto mantenuto dal Tarocco Crowley, che rimette in gioco anche la figura del Pellicano, simbolo rosacrociano che potrebbe esser ricondotto al Rose Law.


Ad ogni modo, la maturata sessantottina affronterà in Trump l'espressione mai così pura del repubblicanesimo, in una rara disfida newyorkese tra le due anime della capitale morale d'America.

Una disfida difficile, che molti fattori mostrano in vantaggio per Trump: che però, simbolicamente, porta nel nome stesso la sua propensione alla trombatura. Insomma, assisteremo a una sorta di sequel di "revenge of the nerd" (girl). Dove non è affatto scontato chi vinca.



Post più popolari