Paranoid Boyd 4 - Il corpo del mostro


LORENZO BARBERIS

Attenzione: possibili spoiler.

Il quarto numero di Paranoyd Boyd ci riporta dove tutto era iniziato, al grande rito crudele che - comunque lo si voglia giudicare - ha aperto e segnato il Terzo Millennio.

Già l'Adam Mack di Giuseppe Di Bernardo, nella sua serie "The Secret", era partito di lì per un indagine che coinvolgeva maggiormente speculazioni alienologiche. Anche qui in verità rettiliani e i loro servi grigi fanno capolino nella battuta ironica di un personaggio -  quanto ironica, e quanto rivelatrice, solo il tempo potrà dirlo.

Andrea Cavaletto, come negli scorsi numeri, si orienta più sui toni dell'Orrore puro, quello che declina con garbo elegante (ma sempre sottilmente inquietante) sulle pagine di Dylan Dog e che qui invece sviluppa in modo più libero ed estremo. In questo numero gli si affianca, alla sceneggiatura, Marta Carotenuto, che si amalgama perfettamente allo stile delle precedenti storie.



La storia è ben servita dai disegni di Enrico Carnevale, che evocano la giusta atmosfera con un segno dettagliato, morbido e morboso (in una parola: paranoico, appunto) particolarmente efficace nel finale, a evocare l'osceno carnevale - omen nomen - di un Eyes Wide Shut del Metal.

Lo splatter trionfa nella prima parte dell'albo, tanto più raccapricciante in quanto perfettamente fondato nel reale. Qui la coppia Cavaletto-Carotenuto concede al disegnatore e al lettore numerose tavole e vignette spaziose, pressoché prive di dialogo, in cui viene dato pieno spazio e pieno tempo alla raffigurazione dell'horror più raccapricciante, in un albo oltretutto nel complesso breve.

Siamo molto lontani dalla classica griglia bonelliana, uno strumento narrativo a sua volta efficace, chiaramente, ma che qui viene sacrificato guardando più, mi pare, a certo new-horror del fumetto americano, come Crossed (pur nel tema completamente differente).

La seconda parte stacca dunque a Dublino, dove il murale "U Are Alive" è un reale graffito dublinese, anche se ovviamente al punto della storia in cui compare ha valenza meta-letteraria, come pure quell'iniziatico rimando a "Vanilla Sky" che sicuramente non è casuale (almeno nelle suggestioni che pare evocare), a parte la correttezza di ambientazione storica al 2001.

Molti gli altri rimandi sottili sparsi per la storia, dalle numerose citazioni visuali della scena metal, come ovvio: Korn, AC/DC, Kiss, Metallica, Iron Maiden riuniti in una singola vignetta, assieme a un omaggio ai Foreshadowing, gruppo italiano di Roma - sia pure fondato solo nel 2005 - che viene omaggiato anche più avanti nell'albo, con un ruolo come vedremo ancor più rilevante. Le note di "Hombre Paranoico" dei Cabezones (metal argentino del 1994) sono invece un rimando, più che altro, al paranoide protagonista.

La casa dove avviene la vasta citazione musicale è piena di dischi, e questo è perfettamente logico; la ragazza che appare nella scena successiva - e poi sarà abbandonata - ha una casa piena di libri (anche se a primo acchito il lettore non è portato a crederla una intellettuale) e un misterioso dipinto sopra il letto, poco chiaro nel suo aspetto ma vagamente diabolico anch'esso.

L'inquietudine in questa seconda parte diviene più sfumata, una cupezza che nasce dalla rappresentazione senza infingimenti delle relazioni umane, con quanto di sgradevole anche esse possono implicare, e una particolare nevrosi sessuale evidentissima in tutti i protagonisti (perfino nel Deep Red, locale omaggio al Profondo Rosso argentiano, ma dall'insegna vistosamente fallica sotto le sembianze vaghe di una chitarra elettrica).

Per certi versi, comunque, questa paranoia junghiana che domina tutto l'albo mi ha fatto pensare - più del solito - al ciclo del Necronomicon rivisitato in tempi recenti da Moore, prima in Neonomicon, poi nell'attuale Providence, molto più misurato. Moore gioca ancora più, bisogna dire, sul tenere il lettore in sospeso su una corda di violino della suspense che spesso non viene spezzata a fine albo, in modo magari ripugnante ma comunque liberatorio.

Paranoid Boyd tende invece - già in passato - a giungere a una risoluzione finale ad effetto; e anche in questo caso non ci risparmia un eccellente finale, smussato tuttavia dall'essere presentato solo nel racconto di un ipotetico testimone.

Ma l'inquietudine viene più dalle sottili allusioni sparse all'interno della storia, che permette - a chi lo vuole - di ricostruire un fil rouge che collega Rolling Stones (e Beatles) alla Family di Manson tramite una organizzazione esoterica di quelle meno note nel discorso occultistico "divulgato".

Il rito evocato sul finale, poi, allo splatter inevitabile unisce qualche notazione occultistica interessante ed appropriata, come l'uso della X-Cross associata anche, ai tempi delle Bestie di Satana, a una ipotetica setta-X di Torino, citata nelle prime indagini e poi sparita totalmente dal discorso (certo perché infondata, è chiaro).

Interessante anche la connessione che si sviluppa tra i Pandemonius Ater (che hanno una sigla, PA, quasi un sigillo esoterico) con la X cross, quasi a formare la parola PAX (in una tavola molto evidente). La scena dell'occhio rimanda al Crowley più blasfemo.

Naturalmente, non manca un evidente rimando a Chambers e Lovecraft che connette questo prequel alle vicende precedenti, aprendo su nuovi inquietanti sviluppi futuri.

E per concludere in bellezza, la variant cover di Simone Delladio per l'edizione in tiratura limitata, che si affianca a quella di Blake Malcerta nell'interpretare gli orrori della storia. E con questo è tutto, in attesa di un nuovo viaggio nelle profondità di tutte le paranoie di Boyd.


Note paranoiche.

La recensione dell'albo non cambia, ma il disegnatore Carnevale - che ha apprezzato il testo e ribadito la correttezza della deduzione esoterica su PAX - sottolinea che ci sono ancora vari easter egg ermetici sparsi nell'albo, sfidandomi a trovarli. 

Carnevale punteggia la storia di minuziosi particolari, come detto, e specialmente i numeri sembrano avere un significato speciale.

L'ascensore dove si sviluppa la prima scena è l'E5, che serve 5 piani (E, per "elevator", vale comunque 5).




Scendendo dal piano 25 il protagonista è bloccato da un pompiere col numero 55, che ritorna in seguito quando (alle 5 del pomeriggio) viene liberato, mentre la notizia è data sul canale 5 di una tv irlandese (dove curiosamente si parla di "World trade CENTRE" invece del più comune Center). 




Sembra quindi ritornare più volte il 5, che può rimandare al pentacolo.




L'esoterista truffatore, mentre raggira la coppia in lutto, sul libro esoterico guarda una Mano della Gloria (la Mano rimanda al 5, naturalmente), e traccia una serie di simboli sulla "bestia a due schiene" che possono avere rilievo numerologico, non manca anche qui una stella a cinque punte. Viene ovviamente evocata Ishtar e la sua coorte, dato il tipo di rituale.

La targa dell'auto usata dai protagonisti invece è 040-E-81987, e appare due volte nella storia, e rimanda semplicemente alla data di nascita del disegnatore (4-8-1987).

Lo stesso vale per alcuni graffiti:
"ENKA"  rimanda a EN-rico KA-rnevale e la scritta "turnale", che fa presagire "(sa)turnale", possibile dissimulazione, di nuovo, del cognome del disegnatore in salsa esoterica.


Un altro graffito ha una scritta "BALLYMUN", che è un quartiere di Dublino.

"Deep Red" è un gioco su Profondo Rosso ma, alla Lovecraft (Al Azred/all has read), può rimandare anche a "Deep Read", "leggi profondamente" e i "Foreshadowing" sono una band reale ma il nome significa "prefigurazione". (letteramente: fore+shadow, "oltre-prima dell'ombra").

Tra gli omaggi che non ho citato prima, gli appropriati "Cannibal Holocaust" (davvero inquietante, ritenuto il più violento horror mai realizzato) e "From Dusk Till Dawn" (l'ironico horror di Rodriguez, con Tarantino, che presenta una situazione analoga).


La X-cross è parte del sigillo "PAX", come detto, ma è anche il numero dieci romano (composto appunto di due V, cinque, sovrapposte, simbolo delle due mani che formano il dieci). La PAX, comunque, viene spezzata tramite il rituale.

*

E questo è quanto ho trovato (con qualche precisazione di Carnevale sugli indizi scoperti). C'è ancora qualcos'altro, che non svelo: il gioco è divertente, ma non bisogna esagerare. Altrimenti potremmo pensare che, dato che a un certo punto il nome del locale è coperto e e recita "DEEP-RE", potrebbe essere un rimando a un celebre critico italiano. 


Beh, in fondo è un po' esoterico anche lui.



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