Quel Ramo Del Lago Di Iseo


LORENZO BARBERIS

Impossibile esimersi dal dire due parole, su un blog artistico, sulla passerella di Christo, l'installazione creata dal nome più pop della Land Art sul lago di Iseo. Ma andiamo con ordine.


Christo è uno dei pochi artisti davvero iconici tuttora operanti.
La sua fama parte ovviamente dal nome, subito evocativo e blandamente blasfemo.
Grazie a lui e alla Ciccone, siamo nell'epoca dell'occidente in cui Christo e Madonna hanno avuto un lieve sfalsamento neopagano di significato.

In realtà, nel suo caso, Christo è proprio il nome di battesimo. Nella sigla era inclusa anche la moglie, artista di origine marocchina scomparsa nel 2009 (e nata il suo stesso giorno, curiosamente); oggi sotto questo marchio resta solo più il grande vecchio della Land Art, che incarna perfettamente l'archetipo dell'artista visionario (prima comunque, come Christo+J.C., giocava comunque sul simbolismo cristologico ponendo in sigla il nome di Jeanne Claude).




Dopo gli studi in Bulgaria, Christo giunge a Parigi nel 1958, dove conosce e sposa la moglie; da solo Christo compone impacchettamenti di oggetti di piccole dimensioni, in particolare cartoni e bottiglie. Una operazione ancora pop-art, in cui si riflette sul concetto di involucro impacchettandolo una seconda volta invece che trasformandolo in un'opera d'arte come aveva fatto Warhol della Coca Cola, del Brillo e della Campbell Soup.



Già evidente comunque il guizzo di genio che favorirà la fama: Christo come impacchettatore funziona subito, a livello di archetipo, perché il Cristo originale è a sua volta - con rispetto parlando - "impacchettato" nella Sindone di Torino, la reliquia per eccellenza. Una connessione inconscia che favorisce il riconoscimento all'artista bulgaro del ruolo di Nuovo Christo, quello che avvolgendo gli oggetti del contemporaneo in una loro sindone personale dona a loro stessi una scintilla dell'afflato divino del nuovo Essere Assoluto della modernità, l'Artista appunto.


La fama viene però a Christo da un altro impacchettamento celebre a livello storico: il Muro di Berlino edificato nel palindromo 1961, che impacchetta la Berlino Est per evitare imbarazzanti fughe verso l'occidente capitalista. Il simbolo stesso della Guerra Fredda, crollato poi come noto nel 1989, che diviene anche il simbolo visivo della debolezza e dell'autoritarismo comunista nello stesso anno in cui Gagarin ne dimostrava la (momentanea) superiorità tecnologica: primo uomo ad accedere allo spazio, anch'egli a suo modo Alter Christus.



L'opera non è ancora un impacchettamento, ma grazie all'anticomunismo (di un artista da oltre cortina, poi, vale oro) il muro di barili gli spiana la strada negli USA (1964). Nel 1967 nasce la Land Art, risposta ecologistica alla critica della società dei consumi della Pop Art, che trionfa negli anni '70. All'inizio l'impacchettamento si volge a realtà naturali, come le Wrapped Coast dell'Australia (1968-1969), dove Christo spicca davvero come Artefice Divino, nuovo viandante su un mare di nebbia che non ammira solo gli elementi, li copre e quindi li controlla.


A Milano impacchetta il monumento a Vittorio Emanuele II, padre della patria, e Leonardo da Vinci (1970), ponendosi così implicitamente in continuità col massimo genio del Rinascimento.


Gli impacchettamenti a Roma arrivano nel 1974, impacchettando le mura romane (nella Berlino capitalista invece impacchetta il Reichstag, 1971-1975). Di fatto, l'impacchettamento di Christo, che nasconde un landmark (paesaggistico o urbano) diventa, nascondendo, il miglior modo di pubblicizzare.


Il Wrapped Wench californiano (1972-1976) emula e sfida la Muraglia della Cina comunista, la più grande opera umana per estensione. L'opera resta meno nota, comunque, perché esce - come molti altri lavori - dall'estetica dell'Impacchettamento, quella più celebre e celebrata.


Nel 1977 matura il progetto della Mastaba, la piramide tronca (ma, a differenza delle mastabe egizie, di enormi dimensioni) da realizzarsi per gli Emirati Arabi Uniti, ottimo alleato statunitense dell'area, nominandoli implicitamente "nuovi faraoni" del medio-oriente (in diarchia con la potenza americana, nell'Atlantide di oltreoceano).



L'auto-impacchettamento sindonico del 1978-1981 non inizia con una data casuale, dato che nel 1978 c'è l'ostensione della Sindone che provoca una sua fama mondiale, con nuove foto e nuovi studi.


Nasce anche in questo periodo (1980-1983) l'impacchettamento di isole, che il ponte fluttuante sull'Iseo implicitamente riprende.




Nella seconda metà degli '80 torna su impacchettamenti pop (il telefono, ad esempio) e impacchetta il globo terrestre in una immagine simbolica usata da TIME nel 1989 per il suo "Man/Woman of the Year": il mondo, nell'anno dei grandi sconvolgimenti del post-moderno.

Nato artisticamente col muro, Christo torna a operare a Berlino sul Reichstag dopo l'unificazione, nel 1995; ma ormai la sua arte, pur famosissima, è un po' divenuta un automatismo.



Nel 2003 comunque omaggia Schultz (scomparso nel 2000) con il suo Wrapped Snoopy House (Schultz l'aveva inserito nei Peanuts nel 1978).

Poi The Gates newyorkesi (2005) e altre cose, naturalmente sempre a loro modo interessanti; fino a questa installazione sul Lago d'Iseo, una delle prime importanti opere soliste dopo la morte della moglie (2009).


Un'opera che rinnova i fasti del simbolismo cristologico, di cui Christo reduplica così la capacità di "camminare sulle acque"; lavoro di enorme successo, che ha avuto oltre un milione di visitatori.

Non resta che attendere la realizzazione della sua Mastaba, tutta formata di barili come il primo muro a renderlo famoso, e unica opera destinata a sopravvivergli, fuori dal destino di precarietà delle sue installazioni. Un ritorno alla grandezza egizia, una immortalità faraonica, la chiave di volta definitiva della divinizzazione del Christo laico della nostra era.



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