Il Pio Padre



LORENZO BARBERIS

(Possibili spoiler: leggere prima l'albo)

Nuovo capitolo del "Battaglia" di Roberto Recchioni, e questa volta l'obiettivo è davvero alto.
Battaglia ha infatti attraversato l'Italia dalla Grande Guerra (in cui "nasce" come vampiro) ad oggi, confrontandosi con Mussolini, la DC, la mafia, Andreotti e così via. Ma questa è la prima volta che nel suo muoversi inquieto nelle trame nere del nostro Novecento si incontra/scontra con una figura religiosa: e non un personaggio marginale, ma un pezzo da novanta come Padre Pio da Pietralcina.

Credo che il fumetto popolare, in Italia, non abbia mai osato tanto (la satira, ovviamente, ci ha sguazzato nelle contraddizioni democristiane del paese del Vaticano).

In questo numero, il soggetto è di Recchioni, la sceneggiatura è di Giulio Antonio Gualtieri; Recchioni ha comunque seguito la revisione dei testi. I disegni sono di Valerio Nizi, sotto la supervisione di Leomacs, che firma anche la copertina.

La cover è di estremo impatto e ricorda molto la sequenza finale del primo Sin City di Frank Miller, creando un parallelo Marv/Battaglia che già potenzialmente traspariva dai precedenti episodi. Ma l'immagine è più complessa e con un rimando all'arte sacra: il Padre sta alle spalle di Battaglia in un rapporto che ricorda quello padre/figlio; alla destra del pio Padre sta però una banda di picchiatori fascisteggianti (rimando agli "Arditi di Cristo), tutti spranghe e catene, sulla sinistra il gruppo delle pie donne del frate, in estasi poco religiosa, tutte rosario e cilicio.

L'introduzione (di Recchioni, credo) si muove ovviamente con perfida prudenza, dichiarando il rapporto tra il suo Pio Padre e il personaggio storico puramente casuale. Poi però cita i pareri di Giovanni XXIII (qui citato come XXVIII, con il refuso di una V di troppo) e ha citato anche monsignor Maccari, l'inquisitore che aveva provato a fermare la sua irresistibile ascesa.

Maccari con Padre Pio.

Una curiosità: il coltissimo e reazionario Maccari era vescovo - anzi, arcivescovo ad personam - della mia Mondovì (1963-66), quivi esiliato quando la chiesa cambiò segno col Concilio Vaticano II. L'ispezione su padre Pio (1960) è il suo ultimo atto importante prima dell'emarginazione, e la sua visita al santo, con parere negativissimo, pare si concluse col "mistero non risolto di certi spari contro un'auto targata Roma proprio come quella del visitatore" (Billò, "Mondovì in guerra e in pace", p.187). Un macroscopico elemento interno alla storia pone la datazione dei fatti del fumetto al 1968.

Su questo blog si trovano riferimenti più vasti e meno prudenti, e molte scene dell'albo possono far pensare che Recchioni sia al corrente di queste scorribande notturne degne dei migliori poliziotteschi dell'epoca.

Ultima annotazione: alla consacrazione di Maccari era presente un altro conoscente di Battaglia, perché nell'Italia della prima repubblica tout se tient: ma torniamo al fumetto.



I disegni di Valerio Nizi, all'interno dell'albo, tengono fede all'evocazione di un taglio "milleriano" (del resto coerente con le altre storie di Battaglia), pur nell'innegabile segno personale dell'autore. C'è anche più di un rimando, ovviamente, ai fumetti neri di un tempo, ma il formato Bonelli piuttosto di quello "alla Diabolik" consente una costruzione di tavola più varia e complessa, allontanandosi di più dalla suggestione dei tascabili (personalmente, preferisco questo formato più ampio).

Su questo interessante blog si annota come probabilmente il cambio di formato interviene "in corso d'opera", e fino a pagina 60 le tavole sembrano pensate per un tascabile (formato ovviamente ricco di suggestione dell'onda nera del fumetto anni '60).


Comunque la storia diviene subito nerissima. Di nuovo, nel fumetto popolare nessuno credo abbia mai osato così tanto su questi temi (vedi p.8, dove l'accostamento tra la figura padre e un'"altra croce" è estremamente evidente) tranne nelle nicchie "consentite" della satira e dell'underground, dove i danni erano limitati.

Invece qui siamo non solo nel popolare, ma nell'ultra-popolare di Recchioni (ottimamente declinato da Gualtieri): la ricchezza di scene d'azione (ovviamente diverse) è paragonabile a Orfani, più che all'attuale Dylan Dog. Nella sua raffinata perfidia, Recchioni sembra proprio volere un fumetto ideale per il pubblico più vasto possibile.

Nonostante la scelta dell'azione e dell'orrore più immediati, Gualtieri si muove bene nel cosmo di Battaglia e sa inserire ironie di secondo livello con cui costantemente strizza l'occhio al lettore più attento e, in ogni caso, crea un perfetto sottofondo inquietante impegnato di violenza fascista anche per chi coglie questi elementi solo in modo subliminale.



Per citare solo un divertissment, a p.52 il fascista "cala l'asso di bastoni" giocando a Tarocchi, modo che per i fascisti rimanda all'uso del manganello. Forse non casualmente, subito dopo entra finalmente in scena il terribile (e immaginario) frate. La "lista vertiginosa" di nomi diabolici con cui assalta spiritualmente Battaglia sono fondati storicamente; magnifica 63.iv, dove "il modo migliore di avvicinarsi al Paradiso" rivendicato dal frate (ovvero la tortura esorcistica) è associato ai tre cani di guardia al suo seminterrato, con un evidente rimando al cerbero infernale.

E un inferno è indubbiamente la congregazione del Padre: ma bisogna vedere chi è l'anima dannata e chi il demone carnefice. Non che il lettore di Battaglia possa avere dei dubbi: l'illusione è tutta per il pio padre che, alla fine, verrà sconfitto da un perfetto contrappasso dantesco (132).

La cinica blasfemia di questo frate immaginario -  che pervade tutto l'albo - giunge alla sua logica conclusione in 136, in un perfetto ribaltamento della copertina (secondo la legge di Checov, se c'è una pistola, deve sparare: e quest'albo è tutto infarcito di riferimenti, propri o indiretti, alla croce).

Va rimarcato che, invece, l'albo non si schiera sulla religione in sé, sul piano sovrannaturale vero e proprio, che è assente, tolti ovviamente i poteri del vampiro Battaglia. Anzi si rimarca la viscerale ostilità al Concilio del "santo impostore" dell'albo (115), cosa che per contrasto mette in buona luce la chiesa del Vaticano II.

Insomma, un albo che ho trovato genuinamente disturbante, e che consiglio davvero di cuore. Battaglia è davvero la coscienza oscura del nostro passato prossimo, e che molto più dire del nostro presente.

L'unico dispiacere è appunto l'assenza di un equivalente di Maccari, che mi avrebbe reso l'albo ancor più prezioso. Ma del resto l'arcivescovo è già omaggiato nel massimo serial televisivo dedicato al santo, quindi non mi posso lamentare.

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