Francis Pope Super Star


LORENZO BARBERIS

Un post sul recente caso nato dal nuovo graffito di Maupal - qui il suo facebookal secolo Mauro Pallotta (ma il nom de plume è più international) apparso in Borgo Pio a Roma e rapidamente scomparso, prontamente cancellato dalle forze di contrasto al graffitismo.

Ferma restando la condanna dell'illegalità comunque presente in questi graffiti clandestini,  l'immagine è interessante e merita due parole in più su qualche aspetto. Infatti, se a un primo sguardo l'immagine sembra la consueta esaltazione del nuovo super-pontefice apparso nell'altro graffito di poco successivo all'elezione, ci sono in questo alcuni elementi discordanti (colti per primo, onore al merito, da Giovanni Scrofani) che quasi formano un messaggio di secondo livello.

Il fatto che la guardia svizzera sia senza copricapo fa parte dello stile informale del nuovo Papa; ma perché questi è salito dal lato sbagliato della scala? Un modo di indicare che è sempre super-Papa, e quindi è asceso miracolosamente su quel predellino? E perché invece nella partita a tris in cui il Papa gioca coi colori della pace l'avversario è privo di quelle strategie che tutti possediamo fin da prima elementare? Forse il senso dei dettagli è quello di dire che la figura retorica di Papa Francesco è una costruzione mediatica, e infatti i dettagli sono inesatti.


Il superPope del 2014 sembrava meno critico, o almeno, privo di piccole spie d'incongruenza rivelatorie (anche se il riferimento ai "valori" nella valigetta mi fa pensare a Padre Pizzarro).


Anche le altre opere di Maupal sembrano più affini al SuperPope di primo livello: sono caricature bonarie di icone pop tutto sommato simpatiche (come la Regina, qui sopra) oppure attacchi un po' più cattivi a icone "malvagye", senza elementi che portino a una rilettura "di secondo piano": la Merkel è una cicciona sadomaso pronta a fustigarci, Trump ci ha il nucleare in testa, il povero Garibaldi è crocifisso dalle penne aguzze dei suoi corrotti detrattori, o coperto di vernice verde Padania (Guareschi era stato più creativo col suo stellone garibaldino doubleface); e, ovviamente, non possono mancare Hitler e Mussolini in versione queer.


L'unica altra immagine un po' ambivalente (ma con un senso diverso) mi è parsa quella qui sopra, dove gli "esodati" non sono i pensionati lasciati nel limbo dalla Fornero (l'ultimo supercattivo che mancava...), ma i giovani "figli della Lupa" odierni sbalzati ai quattro angoli di Europa in cerca di lavoro, e aggravano così la crisi pensionistica: la Lupa diventa una "lupa che si morde la coda". Ma è un po' poco: peccato, l'ipotesi "a più livelli" avrebbe reso l'opera più interessante.


La cosa che invece mi lascia perplesso è l'idea che questa recente censura avvenga per "non irritare il Vaticano", quando è invece evidente che si tratti di una blandissima ironia del tutto favorevole al nuovo pontificato. Né vale la tesi del fatto che la cancellazione avvenga per generico senso di giustizia ("è comunque proibito fare graffiti") poiché a Roma, e non solo lì, il graffitismo dilaga altrimenti indisturbato.

Per paradosso, il tutto va a vantaggio dell'artista, dato che non esiste cattiva pubblicità, come sosteneva Oscar Wilde: la cancellazione delle sue opere crea ancora più dibattito, creando due fazioni più equilibrate di favorevoli e contrari, a tutto beneficio del cancan mediatico (un graffito palesemente contro il papa sarebbe stato certo rimosso, ma nel mainstream dell'opinionismo da facebook tutti sarebbero stati abbastanza concordi al proposito).



Mi ricorda il caso analogo di San Pio X, a Milano, dove l'opera era più interessante, almeno per me (street art astratta, e intervento diretto sullo spazio sacro: il graffito di Maupal, concettualmente, non è tanto diverso da una vignetta bonaria sul papa) e di cui avevo scritto qui. Anche qui, ovviamente, subito ridipinta.



Il tipo di facciata mi ha fatto pensare alla celebre operazione concettuale di Mobstr del 2014, di cui ho scritto, qui, a margine del caso di Blu). Nel caso lo street artist avesse continuato la sua sfida con il "muro verde" della chiesa, si sarebbe creato un interessante paradosso, che andava anche a riflettere - potenzialmente - sul concetto di "resurrezione" (dell'opera artistica, ovviamente: ma con implicazioni particolari).


Il tema della "sfida tra il writer e la censura" è stato ripreso anche nel caso di Roma, dove l'immagine del Papa è stata subito "ridisegnata": ma solo virtualmente, in un fotomontaggio digitale, che si inseriva nella coda della viralità della notizia. In un certo senso, i meme rendono pressoché inutile realizzare un graffito: meglio una falsa notizia via FB.

Insomma, se non altro la Street Art (e i suoi oppositori) offrono sempre qualche spunto di riflessione.

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