Paranoid Boyd 5


LORENZO BARBERIS

Possibili spoiler: leggere prima l'albo.

Quinto capitolo per Paranoid Boyd, la serie di Andrea Cavaletto per Edizioni Inkiostro.
La spettacolare e inquietante cover di Leonardo Colapietro introduce la novità principale dell'albo; ma andiamo con ordine.

Nel primo capitolo, disegnato da Simone Delladio, andiamo nel passato del protagonista, all'infanzia, forse a quel trauma primario che ne segna l'agire autodistruttivo in tutta la serie.

Breccia, "Il cuore rivelatore"

La sottile tensione che pervade l'albo e il modo in cui Delladio rende il tutto in un contrasto netto di luci ed ombre mi ha ricordato qualcosa di Alberto Breccia e i suoi adattamenti di Poe, che sto rivedendo in questi giorni per altre ragioni. Il segno di Delladio è più "realistico" e dettagliato rispetto all'essenzialità del maestro argentino, e il montaggio di tavola che lui e Cavaletto imbastiscono più vicino alla tradizione bonelliana; ma qualcosa di comune si legge in questa inquietudine per una volta poco splatter (che arriverà nei capitoli seguenti).

Meravigliose le due splash page "al nero" che segnano la transizione al presente, dove Boyd è in carcere per i fatti che avevano concluso le vicende del numero 4. Delirio e realtà intersecati creano tavole inquietanti, giocando come tutta la serie sul dubbio tra realtà e illusione. Le vicende sono una allucinazione di Boyd? L'operato di entità sovrannaturale? O solo di una setta di "illuminati oscuri", che agisce però con (potenti) mezzi umani? Impossibile - volutamente - deciderlo, come al solito.



Il secondo capitolo, coi disegni di Fabio Baldolini, sorprende per il segno potentissimo e sperimentale. La variazione di stili diversi di Paranoid Boyd, ricercata con cura da Cavaletto, ricorda il presupposto della fortuna di Dylan Dog (tra l'altro Cavaletto opera anche in quell'ambito bonelliano). Ma qui, alternata non tra albi mensili, ma tra albo e albo, ottiene una notevole potenza nel rimarcare come il reale di Boyd sia allucinatorio, e sia infatti rappresentato non solo in stili diversi, ma volutamente contrastanti anche sotto il profilo visivo.

L'albo è quasi una storia muta; minime le battute di dialogo, massimo spazio alla potenza visiva delle tavole che ci raccontano con grande efficienza l'inferno carcerario in cui Boyd è rinchiuso, con un montaggio particolarmente movimentato e sperimentale anche nella gestione della griglia, non solo nel segno di Baldolini, già da solo notevole. Sul finale, come al solito, nuova splash e nuovo colpo di scena.

Col terzo capitolo, si torna a un segno più realistico con Stefania Caretta, cui tocca interpretare un classico della scrittura di Cavaletto su Boyd (un aspetto che in Bonelli, ovviamente, non si può manifestare con questa chiarezza): l'alternanza di scene psicologiche delicate, tratteggiate con proprietà (la disperazione della madre, il mito di Narciso come allegoria di Boyd stesso) e pagine estreme di splatter o, in questo caso, anche di gore-porn. Mai gratuite, ma anche decisamente inquietanti e (volutamente) rivoltanti; e più efficaci proprio nel contrasto che stabiliscono.

Il Colombre di Buzzati

Francesco Gallo, (omonimo del grande architetto monregalese, ma sono un nome e un cognome diffusi),  nel quarto capitolo chiude la storia, di nuovo con un segno più piano, ma efficace. A lui spettano le sequenze più erotiche della vicenda, con anche un interessante twist narrativo, e quelle più puramente splatter, con l'azione del Colombre (che, col suo quasi blasfemo rimando a Buzzati, sottolinea la possibile natura allucinatoria del tutto).

Lord Deucalion rimanda invece al mito greco (come già prima Narciso/Boyd) dove, con la moglie Pirra, è il rigeneratore dell'umanità dopo la sua distruzione; un nome quindi adatto per un membro di questa setta misteriosa intenta al suo piano di dominio. Probabile che la citazione sia abbastanza precisa (per Boyd, quella di Narciso lo è); nel caso, lo si scoprirà forse in albi seguenti.

Deucalione

Insomma, un albo come al solito interessante, in attesa dei futuri sviluppi.

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