Closer Than They Appear


LORENZO BARBERIS

"Objects in mirror are closer than they appear" è la scritta che appare sugli specchietti retrovisori delle auto, e una metafora moderna di grande successo (mio cognato, da ragazzo, ci aveva fatto su una canzone col suo gruppo, ma stando alla pagina wiki è un tema di successo: vedi qui).

"Closer than we think!" è invece una fortunata serie di illustrazioni di Arthur Radebaugh (1906-1974), designer automobilistico della Chrysler, che dal 1958 al 1963 realizzò questa serie futurologica, a partire dalla previsione della Stazione Orbitale che vediamo qui sopra, e che ha indubbiamente influenzato la stazione di Kubrick in 2001 (o almeno: il prototipo è identico e Radebaugh gli dà diffusione: non si può escludere che altri ancora l'abbiano ideato).



Siamo nell'età argentea della fantascienza americana, quando la SF smette di essere il fantasy tecnologico di anteguerra (l'età dell'oro di Flash Gordon e similari, che sarà ripresa in nuova chiave da Star Wars) e diviene la futurologia della fantascienza sociologica di Asimov e soci. Un età dell'oro che va appunto dal 1958 al 1963, dalla fondazione della NASA alla chiusura, nel 1963, dei Jetson, il cartoon sulla famiglia futuribile che riprende in modo ingenuo queste predizioni.

A me ha colpito molto l'immagine qui sopra, per ragioni professionali: una scuola del futuro come Push-Button Education, detto come elemento positivo e non di critica come si direbbe oggi, specie in ambito umanistico. Stante la sintesi estrema della didascalia, mi ha colpito certo l'ingenuità positivistica, ma anche una certa correttezza delle predizioni. Con i chiari malfunzionamenti tipici di quando le cose passano dalla pubblicità al reale, l'Invalsi-oriented education che predomina rimanda a questa concezione del pushing-button text. 

L'insegnante insegna direttamente da una sorta di LIM, ma i ragazzi hanno anche un computer (oggi è portatile, e uno stile sul tipo della classe qui sopra passerebbe più semplicemente seguendo i teorici del BYOD, Bring Your Own Device, con magari un incentivo ai ragazzi per comprarsi un tablet). Il sistema di controllo voti/assenze/argomenti della mia scuola, che è un ITIS informatico all'avanguardia, passa già tramite un sistema informatizzato via tablet, abbastanza funzionale. L'idea più ingenua e positivistica è quella che ritiene che questo consenta di diminuire gli insegnanti, che possono insegnare in videoconferenza come qua sopra, mentre il problema della responsabilità d'aula è un tema centrale anche negli istituti migliori, altro che un lontano docente sul video.

Notiamo inoltre che la materia scelta è significativa: algebra and economics. Risolvere la radice quadrata di a è certo algebra, anche se non so bene cosa serva in economia: ma qualche uso se ne potrà trovare.


Anche per i compiti a casa si usa un dispositivo simile, con uno schermo per le domande e un altro per scrivere, un Notebook proprio come diciamo ancora oggi. Notiamo che, come in tutte le altre scene (ma qui è più vistoso) i cambiamenti tecnologici non corrispondono al benché minimo cambiamento sociale: la mamma casalinga prepara cena mentre assiste il ragazzino che vuole andare a giocare con gli altri con freesbee, mazza da baseball e cagnolino fedele compagno di giochi, mentre il papà torna a casa sulla sua Buick 2016 a cuscino d'aria. 

Probabilmente oggi la mamma rientrerebbe trafelata dal lavoro come il babbo cercando di spingere il ragazzino ad andare a giocare un po' in cortile invece di star sempre attaccato ai videogiochi ("ma mamma, è il prof. che mi ha dato la ricerca su Internet!").



Scuola a parte, anche le altre innovazioni, fatte la tara di alcune ingenuità e contando che l'autore "spara nel mucchio", con una vignetta settimanale per tre anni, mi sembrano azzeccate. Lo schermo parietale è oggi facilmente possibile con un po' di capacità tecniche (c'è un mio amico che se ne è costruito uno, collegato al computer) ed è in fondo simile al proiettore LIM che io (e la prof della vignetta sopra) usiamo a scuola. Interessante che lo spettacolo prediletto sia la corrida, forse perché l'esotismo spagnolo fa pensare anche a canali disponibili da tutto il pianeta.


Lo schermo parietale serve anche per leggere la propria libreria computerizzata, proiettandolo sul soffitto invece che sul muro. Tra l'altro, lo Schermo Parietale appare anche nel Farheneit di Bradbury, del 1951, come segno della decadenza della società occidentale che brucia i libri con il corpo dei pompieri (ma Fireman, in questo caso, non andrebbe tradotto: "uomo del fuoco", che rende efficace il doppiosenso) e si lascia ipnotizzare dalla TV. Il positivismo è ottimistico, il web sarà sia lettura che visione, e in sostanza ha ragione.


Ma gli schermi non sono solo enormi, ma anche miniaturizzati, e non trasmettono solo da Madrid ma dalla Luna (all'E-Watch ci stiamo giungendo solo ora, ma i cellulari e i tablet vanno già benissimo in questa direzione).




Addirittura certe cose ci sembrano ormai scontate, invece, come le mirabilanti casse automatiche del futuro, che ormai sono una realtà acquisita, banale del quotidiano.



Implicitamente, una cosa che l'autore sembra aver capito è che useremo queste supertecnologie più che altro per fini irrilevanti come scambiarci gli auguri di compleanno su Facebook o di buon natale via email (come di fatto qui sopra).


Designer di automobili, l'autore non manca di profetizzare l'auto-automatica, e in effetti è un'altra frontiera che si sta avvicinando apparentemente alla realtà con la Google Car.




L'auto a energia solare non è ancora realtà, l'auto a energia elettrica (o a sistema misto) sì. Il tizio ha poi disegnato (viene dall'industria automotive) numerosi esempi di macchine dedicate, della polizia, dei pompieri, ambulanze e così via, piuttosto fantasiose e lontane dalla realtà.


La moto futuribile della polizia ha qualcosa di inquietante, col suo sovrastare i comuni cittadini.



Anche la chirurgia robotica è in gran parte una realtà, anche se ovviamente si affianca e non sostituisce quella umana (ma neanche qui si afferma questo, e infatti comunque un medico controlla e/o utilizza il braccio robotico che opera al cuore con raggi fotonici).


Non ogni sogno si realizza. L'idea di una base spaziale lunare, prevista un tempo per il 2020, venne cancellata da Obama di fronte alla crisi economica del 2007, quindi niente Mayflower spaziale, per ora.



Non mancano elementi inquietanti nelle visioni di Radebaugh: la guerra con gas suasivi venne immaginata anche da Buzzati ne "L'arma segreta", forse influenzato da ipotesi come questa (la sua soluzione è brillante). Anche tutti i cultori delle scie chimiche potrebbero trovare in quest'immagine uno spunto a difesa delle loro teorie.

  
Bizzarramente inquietanti sono del resto tutte le teorie sul controllo del clima, fino a giungere all'idea di un giorno di 24 ore.


Così pure l'agricoltura del futuro è per Radebaugh serenamente basata sulle mutazioni: quello che lui pone come fantascienza positiva oggi sarebbe più probabilmente riproposto in chiave distopica.


Lo stesso dicasi per l'ossessione della sicurezza: sul moltiplicarsi delle videocamere di sorveglianza qualcosa ha azzeccato, ma a differenza di Orwell, gli dà una valenza di nuovo entusiastica, e non timorosa del grande "poliziotto di quartiere" che ci sorveglia sotto due baffoni bonari.


Insomma, il futuro sognato dai positivisti americani degli anni '50 è qui, ma non sembra averci reso di una virgola più felici, come prevedevano più correttamente i grandi maestri della fantascienza sociologica, Asimov, Bradbury, Brown, Sheckley, Pohl e compagnia. Il futuro è già arrivato, e non ci sembra più futuro. Privati del sogno, viviamo poco soddisfatti nella domenica del villaggio globale.

And objects in the black mirror are closer than they appear.


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