Newt World Obscures: il nono film esoterico di Harry Potter.


LORENZO BARBERIS

Spoiler alert as usual.

Visto ieri sera il bel prequel del ciclo di Harry Potter, un nuovo ampliamento della già vasta saga magica ordita da Joanne Rowling, la "nona porta" filmica aperta su questo mondo immaginifico. Lo spunto di partenza era il libro Fantastic Beasts and Where to Find Them che dà il titolo al film: il libro, composto nel mondo finzionale di HP dal protagonista del prequel, Newt Scamander, è uno dei libri di testo della Howgarts frequentata da Harry. Nel 2000 la Rowling lo aveva pubblicato, e oggi ha accettato di ampliarlo in una sceneggiatura cinematografica per la regia di David Yates (altro nome ermetico, che ricorda la grande studiosa Frances Yates), realizzatore già degli ultimi quattro capitoli filmici.

Quella di Scamander minaccia di essere un nuovo pentacolo, una nuova pentalogia, dove all'arcinemico Voldemort si sostituisce il di lui maestro, Gellert Grindelwald.


Grindelwald, che in questa vicenda appare ancora poco e sullo sfondo, è un cattivo più complesso e interessante di Voldemort, che rappresenta il male diabolico puro e semplice (con una netta venatura fascista). Grindelwald è spietato ma non sadico, il suo motto non è tanto "Magick Is Might", ma "For a Greater Good": i Maghi devono creare un Nuovo Ordine Mondiale (termine esplicito nel testo) rovesciando lo statuto di segretezza in vigore dal 1692 e creando un nuovo mondo dove essi dominino i comuni mortali per il loro bene. Al Nuovo Ordine Mondiale si collega anche l'uso del Triangolo con l'occhio, che in una versione più stilizzata è il simbolo dei Doni della Morte usati (male) anche da Voldemort contro Harry Potter.

Una teoria pericolosa e seducente, quella di Grindelwald, che attrae lo stesso Dumbledore in un primo tempo: in un machiavellico fine che giustifica i mezzi, Grindelwald usa le arti oscure per rompere l'equilibrio della segretezza magica, inclusi gli Obscurus, maghi che, non formati, non hanno saputo controllare e incanalare i loro poteri in incantesimi codificati, e sono quindi potentissimi ma incontrollati e distruttivi. In questo modo egli crede di costringere i maghi a uscire allo scoperto, creando qualche disastro così grandioso da non poter essere obliato dai mortali.

Su questo si consuma la sua rottura con Dumbledore, più pragmatica che per la teoria. Un Obscurus era anche, probabilmente, la sorella di Dumbledore, morta in seguito a un dissidio tra Dumbledore e il fratello proprio a causa di Grindelwald. L'idea di sfruttare la scissione mentale come fonte per scatenare un maggiore potere è ovviamente al centro dei presunti piani di mind control del NWO. Al controllo mentale si collega anche il nome di Grindelwald, Gellert, che sembra rimandare a Uri Geller, sensitivo israeliano universalmente noto come l'archetipo del moderno Esper.

Insomma, in questa grande educazione esoterica di massa che è il ciclo di HP sembra avvenire un sottile shifting dal più banale tema resistenza VS nazismo (frame narrativo che si sovrappone a molte narrazioni bene VS male, da Tolkien a Star Wars) a una specie di presentazione del concetto di NWO.


Insomma, la Rowling scrive di fatto una Storia della Magia dove, dal 3000 a.C. egizio fino all'età cristiana, i maghi prosperano nella società umana; poi essi sono sempre più perseguiti finché, nel 1692, entrano in clandestinità (vedi qui sul sito fan ufficiale inglese), probabilmente in seguito al processo delle streghe di Salem di quest'anno, l'ultima grande witch hunt in senso proprio (e proprio negli USA, ancora parte, allora, del territorio inglese). L'Ottocento potteriano è piuttosto misterioso, ma nella prima metà del '900 - in parallelo col fascismo - si afferma il movimento per rovesciare lo statuto di segretezza; movimento che include maghi neri come Grindelwald e maghi bianchi come Dumbledore, che alla fine nel 1945 si scontrano in una "guerra dei maghi" parallela a quella (chiamata appunto in questo modo) combattuta da Crowley e soci, divisi tra maghi filo-albionici e maghi filo-nazisti; ma, appare, più incidentalmente. Nel secondo dopoguerra, non si porrà più questo tema e anche Voldemort punta in verità a una criptocrazia, a un controllo occulto, non esplicito del mondo. Su questo secondo tema si consuma la "seconda guerra dei maghi", parallela allo scontro che oppone, tra i magi-scrittori inglesi, la Rowling ad Alan Moore (devoto a Glicone, dio serpente classico, forse effigiato nel Nagini caro a Voldemort) e - tra gli anti-maghi - al papa dualistico Ratzinger.


Contro Grindelwald, Scamander è un mago brillante come il nemico, e come lui totalmente insofferente alle regole. La diametrale differenza è nell'atteggiamento: per Grindelwald gli altri sono solo strumenti per la sua ascesa al potere, mascherata dal "bene più grande"; mentre Scamander è personalmente affezionato ai suoi magici animali, che tutela e difende. L'astio di Grindelwald si intuisce dalla battuta che dice quando è ancora sotto copertura: "Chissà cosa ci trova Dumbledore in te". Eroe positivo, curiosamente Scamander si associa però alle forze serpentine, associate a Voldemort, Salazar Slytherin e il male: il nome indica la salamandra, evocata anche dal cognome, di ascendenza classica. La S del titolo si tramuta del resto anch'essa in un serpente.



Anche gli USA del 1926 (data, tra l'altro, di nascita di Voldemort) creano una interessante variazione sociologica rispetto al Regno Unito. La società magica americana ha Michelle Obama... voglio dire, una donna nera come Presidente-donna del Mag-USA, quasi un endorsement democratico finito male.

Rispetto a quella inglese, è più aperta da un lato (molto più multietnica nei suoi vertici, ad esempio), ma più rigida dall'altro: ad esempio, le creature magiche domestiche sono del tutto vietate (è il motore narrativo della storia, d'accordo, ma è coerente col contesto). Tuttavia, vari aspetti la fanno sembrare più dinamica di quella inglese: gli elfi domestici sono più dipendenti pubblici che servi privati, e quindi più liberi, fanno anche i gangster e le chanteuses. Inoltre i mortali sono definiti No-Mag e non col più dispregiativo Muggle, però tenuti a più rigorosa distanza. Anche questo serve per dare più brio al sotto-tema del pasticcere polacco babbano che si trova coinvolto nelle mirabolanti avventure del mondo magico, unica figura buona in un predominare di comuni mortali sospesi tra il delirio inquisitorio (la setta protestante) e l'avidità capitalistica (la famiglia imprenditorial-politica), che sembrano quasi un simbolo dei due volti della destra repubblicana USA.

La maggiore interazione col mondo reale rende ancor più plausibile quanto detto prima, il mondo magico come metafora del mondo iniziatico occultistico, del NWO, della Grande Fratellanza Bianca: Voldemort era una pur potente scheggia impazzita del Grande Piano (come il nazismo di cui era metafora), la vera lotta è tra Grindelwald e Dumbledore, una concezione più o meno benevola del greater good.


La collocazione nel 1926 in questo è difficilmente casuale: è infatti l'anno di Metropolis di Fritz Lang, come viene esplicitato dal design del mondo magico (che risente molto di quel meraviglioso art decò). Se non bastasse, la scena del processo dei protagonisti, al centro di un pentacolo, è citazione esplicita del processo di creazione della Robotrix da parte di Rotwang, che avviene anche qui sotto un pentacolo rovesciato.


Metropolis del resto non è solo il primo kolossal del genere fantastico, ma anche uno dei più intrisi di simbolismo ermetico, connesso agli ideali del NWO che verranno poi celebrati, in seguito al 1929, da Roosevelt nel suo dollaro del 1933, quello con la scritta inneggiante al Novo Ordo Saeclorum che usiamo ancora oggi. Il parallelo con la Magick History di Rowling è particolarmente azzeccato, e conferma in definitiva i timori di papa Ratzinger: una divulgazione del pensiero magicko coerente con una lunga teoria di Hollywood Babylon che affonda le radici nell'età del sonoro anticipata da Lang. Da sempre il Magick viene posto come forza positiva da sceneggiatori e registi cinema e TV che, come la wiccana Rowling, hanno aderenze al mondo magico. Ma se orde di ragazzi ormai venti-trentenni affollano i cinema di provincia (non sono riuscito a entrare, alla prima visione in uno dei cinema di Mondovì: evento ormai più unico che raro) per celebrare il mito della loro infanzia, bisogna riconoscere che lo sdoganamento definitivo del pensiero magicko spetta a Potter.

E, oggi, a Newt Scamander Superstar.




Post più popolari