Seasons Diverse - Elvis


LORENZO BARBERIS

Secondo post dedicato a Seasons (il primo è qui), collana di Verticomics che fa riferimento innanzitutto alla  divisione in "stagioni" propria del telefilm recentemente ripresa dal fumetto "neo-popolare" italiano. Il titolo del post è un'ovvia citazione di King, naturalmente, ma rimanda anche al fatto che le tre serie - realizzate da "Uno Studio In Rosso" indagano tre direzioni differenti della forma webcomics.



Dopo aver parlato di Darwin, passiamo a Elvis, soggetto e sceneggiatura di Michele Monteleone (affiancato, al quarto capitolo, da Jacopo Paliaga), disegni e colori di Mattia Di Meo. Anche Monteleone è, come Gualtieri, uno degli autori emergenti del fumetto popolare degli ultimi anni. Di lui ho scritto qui e qui, rispettivamente per i suoi lavori su Dylan Dog e Battaglia.

Elvis si caratterizza da subito per una scrittura più esplicitamente ironica (a partire dall'amabile cazzeggio degli infobox), perfettamente accompagnato al disegno cartoonistico che evoca molte suggestioni, dal disneyano a Tank Girl di Jamie Hewlett e Alan Martin (anche per le mazzate che la protagonista distribuisce con generosità). 



Ma quel nome, Elvis, rimanda ancor più a una suggestione musicale, ed ecco allora che viene in mente un esperimento interessantissimo come quello dei Gorillaz (1998), di dieci anni successivi a Tank Girl. Il personaggio di Elvis, tra l'altro, fa la sua comparsa di profilo, e il profilo è molto usato anche nei cartoon musicali della band virtuale.



Siamo in un 1987 alternativo, dove lo sbarco sulla Luna del 1969 ha avuto conseguenze nefande, chiarite subito da una bella splash page (e poi da numerosi flashback). Vignette ampie, con pochissimo testo, e scene iperdinamiche e "meravigliose" in senso tecnico (volte a stupire, efficacemente, il lettore) abbonderanno per tutto il fumetto.

Monteleone e Di Meo si divertono anche visivamente con le convenzioni fumettistiche, approfittando anche dell'ampio campo da gioco della splash (la  soluzione grafica di qui sotto, ad esempio, brillante e originale).

Più avanti invece nella classica ripresa di Rashomon si inserisce una meravigliosa variazione grafica per il racconto di Cicciona (vedi più sotto ancora).


Il gioco si estende alla struttura stessa della narrazione fantascientifica, che viene resa interessante per la rinuncia pressoché totale all'Infodump (tranne, per ironizzare, quando per una sola volta il personaggio sboccatissimo si trasforma nella personificazione della footnote).

Le informazioni vengono così passate solo "in contesto" (e senza mai "As you know, Bob"), e spesso con virtuosismi, come la citata "scena alla Kirosawa" di cui, qui sotto, si vede "La storia secondo Cicciona". A volte gli espedienti devono anche essere, sia pur ironicamente, dichiarati: come sul finale il montaggio alternato, che chiude il rimpallo delle due diverse sequenze temporali. C'è quindi in fondo la consapevolezza di usare un linguaggio "difficile" per un lettore potenzialmente giovanissimo.

Per quanto trattati con un tono scanzonato e leggero, i presupposti fantascientifici della storia sono oltretutto piuttosto solidi e intricati, nel background: l'assemblea di alieni che decide sui destini della Terra mi ha fatto venire in mente "Homo Sol" (1940) di Asimov, che è forse la storia seminale di questo tema - il Buon Dottore ovviamente la tratta con una ironia più impalpabile: in Asimov gli alieni sono paternalisticamente saggi, mentre qui sono un mix di avidi politicanti Xyl e di militareschi dittatori marziani.



Il fumetto è quindi, a un primo livello, perfettamente fruibile da un pubblico di ragazzini (e di ragazzine, che Monteleone punta a interessare - scherzando ma non troppo - con i colori fluo, l'eroina femminile e il logo alla Barbie). Molti probabilmente si accontenteranno delle botte da orbi in uno scenario fantacomico. Ma, ad un secondo livello, se una giovin lettrice appena uscita dalle W.I.T.C.H volesse capire cosa è successo davvero, sarebbe costretta a una rilettura non banale.

Normalmente il fumetto didattico (che io stesso uso abbastanza a scuola, peraltro), compie la direzione opposta: l'uso di un linguaggio fumettistico molto piano per mediare un contenuto letterario ritenuto poco interessante.  Qui si usano temi sopra le righe e ritenuti accattivanti, per portare a un linguaggio fumettistico altrettanto adrenalinico e frenetico da seguire. E anche l'inserimento dei "dietro le quinte" con stralci finali di sceneggiatura sembra avere questo senso di portare il lettore, in modo divertente, "nel cuore del fumetto".

A suo modo, quindi, un fumetto più sperimentale di quanto sembri; in una direzione complementare a quella di Darwin e a quella di Kingsport, il fumetto che ho trovato più di tutti nelle mie corde, dati i miei interessi esoterici, e di cui parlerò in una terza (e, per ora, ultima) recensione.


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