Addio 2016


LORENZO BARBERIS

Ultimo post di questo 2016. In cover quella che sarà la definitiva (credo) immagine della copertina modificata del Sergent Peppers' Lonely Heart Band creata da Christe Barker (il sempre puntuale Marco Turco, giornalista monregalese, mi fa notare che Lemmy Kilmister dei Motorhead è scomparso in realtà nel 2015, il 28 dicembre per la precisione).

(spot the difference)

La moda di celebrare sui social i defunti illustri che hanno fatto parte del nostro lessico famigliare era già in voga da tempo. In Italia, il punto del jumping the shark ufficiale è probabilmente questo fumetto del 2013 di Zerocalcare (che oggi in parte lo rinnega).


Nel 2016 la cosa ha avuto una accelerazione per via dell'apparente aumento di vip scomparsi. Sono stato via tre giorni e si sono aggiunte tre star al firmamento di scomparsi illustri: Carrie Fisher, arcinota per il suo ruolo della Principessa Leila in Star Wars, la madre di lei Debbie Reynolds, la star di Singing on the rain (1952).



Infine, la scienziata Vera Rubin, a 88 anni, pioniera dello studio della materia oscura (quasi una sorta di humour nero, dato che anche Leila se ne intendeva di oggetti neri nello spazio profondo).

Appare quasi inquietante come il 2016 abbia chiuso con la star che più di tutte era il simbolo di una certa nostalgia nerd fuori tempo massimo dei quarantenni affetti da sindrome di Peter Pan. Star Wars è l'icona stessa del culto degli anni '80, e Leila ne rappresentava l'unico personaggio femminile, inevitabile oggetto di culto per quel pubblico allora (pre)adolescenziale.

(La principessa Vespa nel Star Balls di Mel Brooks, 1987)

Oggi si mitizza, con un po' di goliardia, la Leila schiava di Jabba The Hutt, in un desabillée decisamente radicale; ma il vero fascino stava in quel personaggio di principessa guerriera, di damsel in distress piuttosto scorbutica, funzionale punto di equilibrio tra Lucy Van Pelt e la Ripley di Alien di poco successiva.

Carrie Fisher ha fatto molto altro, del resto, e come ogni buon attore o attrice odiava un po' quel ruolo superpop che schiacciava qualsiasi altra performance. E se da un lato è vero che l'attrice ha avuto, come quasi tutti ad Hollywood, una vita piuttosto spericolata in fatto di uso di sostanze ed altro, dall'altro era piuttosto giovane, appena sessantenne, ed era di recente tornata sullo schermo nel settimo film di Star Wars (Rogue One invece le dedica solo un breve, digitalizzato cameo finale, che però è un perfetto testamento spirituale, se non dell'attrice, del personaggio).



Insomma, se da un lato è vero che quello che ci ha spaventato del 2016 è stato il memento mori e l'infanzia che se ne va, è anche innegabile l'accelerazione avvenuta (George Michael, la precedente stella di prima grandezza scomparsa, aveva solo 53 anni) in un momento di frenetica e negativa trasformazione sociale. Non a caso, Brexit e Trump campeggiano al centro dell'immagine di copertina.

Aggiungiamo il fatto che CelebriTown è diventata un sobborgo piuttosto affollato, e si spiega l'impressione di un vip morto al giorno: se la nostra cittadina immaginaria fosse composta da un ventimila persone (una Mondovì dei famosi), qualche centinaio di decessi all'anno sarebbe perfettamente normale.

Aggiungiamoci che lì la crescita urbana non è finita, e per ogni vip scomparso la celebrità fluida del presente ne crea almeno altri due, effimeri fino a che la loro scomparsa non li rende utili a qualche view e like in più su facebook (oltre all'amarcord reale di varie persone). Il fenomeno in pratica si autoalimenta: più la gente appare sensibile al ricordo delle celebrità passate (feel old yet?) più i media vanno a celebrare anche le celebrità più periferiche.

Insomma, il rischio è che il 2017 mantenga la media: oltretutto numerologicamente è un anno appropriato, almeno secondo il folklore italiano.


Una menzione speciale va poi all'ultimo grande Celebrity Killing tentato dal 2016 per tramite di un suo adepto, il direttore d'orchestra che a Roma, al concerto di Frozen, ha gelato la platea infantile annunciando che Babbo Natale non esiste. Un gratuito "gesto anarchico" che mi ha colpito anche perché "Babbo Natale non esiste" è il titolo dell'unico romanzo di cui ho ispirato uno dei personaggi, poi purtroppo uscito con un titolo modificato dall'editore.

Il gesto di stizza del direttore, causato a quanto pare da molte famiglie che si erano alzate per andarsene prima della fine del concerto, è perfetto nella sua cattiveria gratuita per l'amplificazione da social e in uno speciale natalizio di Black Mirror avrebbe portato alla morte del direttore: nel nostro scialbo mondo reale l'han solo licenziato.

Del resto, salvo il bullismo verso i minori, il gesto è inutile: Santa Klaus resta morto dal 343 DC come persona reale, e vivissimo come archetipo allo stesso tempo. Il tempo può uccidere le celebrità nel mondo reale. Ma il loro ologramma vivrà per sempre.




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