Andrea Roccioletti - Connessioni



LORENZO BARBERIS

Andrea Roccioletti è uno dei giovani artisti più interessanti sulla scena torinese. Del suo lavoro concettuale ho scritto spesso, sul blog (vedi qui) e su Margutte.com (vedi qui), la webzine letteraria cui collaboro.

Di recente, ho partecipato anche a una interessante call tematica di Roccioletti sull'argomento delle Connessioni, che è risultato in un interessante PDF che unisce riflessioni teoriche - come la mia, ma anche altre - e esperimenti artistici.

Il tema delle connessioni è sempre stato indagato da Roccioletti, ma ultimamente l'ha reso particolarmente centrale in alcuni esperimenti via facebook.


Per prima cosa ha chiesto di dare il titolo a una sua opera, ottenendo 81 opere d'arte completamente diverse (qui). Il titolo è anche una citazione dei Monty Phyton (vedi qui) ma è anche una bella riflessione sul rapporto tra opera e titolo. Il titolo è quell'operazione performativa, in fondo, con cui l'artista rende opera d'arte l'opera, specialmente nell'arte contemporanea dove tutto ciò che resta dell'operazione artistica è spesso il dichiarare arte un oggetto ready-made. 

Il cesso di Duchamp è diverso da un orinatoio qualunque perché l'artista lo rende tale: e Arte diverrebbe qualsiasi titolo (o nessun titolo) gli assegnasse. Però definirlo "Fontana" (o firmarlo MUTT.R., Mutter, "madre" ma anche un riferimento a un fumetto come Mutt and Jeff) integra uno specifico significato, è quanto di "creativo" resta all'operazione. Jodorowsky parlerebbe di atto psicomagico, e Roccioletti lo collettivizza via facebook. 

Le risposte sono estremamente interessanti: va detto che qui l'artista ha sollecitato una risposta immediata, quindi chi (come me) ha deciso di aderire sul serio alla performance ha elaborato titoli abbastanza semplici; altri hanno elaborato titoli più complessi (non so ovviamente se istantaneamente o riflettendoci) e un terzo caso è quello di titoli ironici. Impossibile anche qui dire il livello di ironia, basandosi solo sull'interazione via facebook. 

Nel senso: chi scrive "ma è arte?" può fare un'ironia di primo livello, diciamo "contro" l'operazione di Roccioletti (e l'arte contemporanea performativa in genere), oppure di secondo livello, ovvero: so che un pubblico ingenuo farebbe questa domanda, quindi la ripeto. Un po' come un commento "E allora i marò?" dove solo il contesto può far capire - e spesso a fatica - il livello comunicativo del commentatore.



Come secondo esperimento Roccioletti chiede un titolo a una installazione; oltretutto mostra un'immagine, poi ne realizza parzialmente un'altra, non a caso qualcuno protesta, ritira il titolo (Roccioletti accondiscende). Le due immagini sono in verità simili, sarebbe divertente (ma con alcuni rischi per l'artista) anche una maggiore decontestualizzazione. Comunque, con una lieve flessione, si realizzano 73 installazioni completamente differenti (qui). I titoli sono mediamente più elaborati, ma non manca una metà di tipo, a vario titolo, ironico. Nel partecipare, questa volta ho intenzionalmente studiato di più il titolo, ma ho notato che anche molti altri rimandano al rapporto con Swift (o Mihazaki) oppure Magritte.


Ho quindi suggerito a Roccioletti di provare questa performance anche sui fumetti (su questo tema Roccioletti lavora in modo molto interessante, abbiamo anche fatto un'intervista così), e lui acconsente di buon grado, con Hacking Comics. Il lavoro è decisamente più difficile che dare un titolo a una singola opera, e vi sono meno partecipazioni, ma i risultati sono più vari e più interessanti. Io scelgo di dare un "commento ironico" del tipo di cui riferivo sopra: in teoria, il contesto porterebbe a dire che è "di secondo livello" (ironia pop-art), dato il mio ruolo di critico.

Gli altri partecipanti, in vario grado, giocano su una certa "eccessiva ricchezza" di informazione implicita nella tavola di Dick Tracy per un malizioso lettore contemporaneo.

Una quarta performance di questo tipo è quella descritta sopra, che rimanda a performance consolidate (ma Roccioletti, tra i vari interessi, non ricerca mai l'originalità fine a sé stessa, più lo studio di variazioni) alla Marina Abramovich, Gina Pane e così via. L'innovazione di Roccioletti è collegarla a Facebook, con tutta l'annessa riflessione sullo sciame umano, sugli esperimenti della prigione di Stanford, quello di Milgram e tutto lo studio sull'Effetto Lucifero, evidentissimo oggi sui social.

Una riflessione presente in Hated In The Nation di Black Mirror, ma anche nel primo episodio della serie, The National Anthem. Cito queste opere finzionali perché a differenza dei performer, Roccioletti non documenta la performance, che potrebbe essere quindi puramente teorica. Io non ho partecipato, completando così il mio quadrato semiotico delle interazioni (ingenua/critica/ironica/assente).


                                               LOWBROW                        HIGHBROW
          COLLABORATIVA     Ingenua (Pietra)                  Critica (Laputa)
NON-COLLABORATIVA     Ironica (Ma è arte?)            Assente (-)


E questo è quanto; in attesa di successivi interessanti esperimenti di Roccioletti, che non mancherò di recensire.



(Mutt And Jeff, comics)

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