The Art Against Trump: i paradossi di Mark Bryan


LORENZO BARBERIS

L'elezione di Donald Trump ha scatenato contro il neopresidente legioni di artisti, prevalentemente legati alla sinistra dei Democratici USA. Un attacco che aveva già riguardato Reagan e i due Bush, ma che la vittoria risicatissima di Trump e la sua mediaticità rendono ancora più estremo. Tra questi artisti un ruolo preminente merita, a mio avviso, Mark Bryan, che unisce notevole abilità tecnica e particolare virulenza nell'attacco a Trump, centrale nella sua produzione.

Mark Bryan (USA, 1950) è difatti un autore che è riuscito a coniugare con efficacia la lezione del surrealismo continuando a mescolarlo con gli stimoli della Pop Culture. Sua è l'immagine dell'insediamento di Trump che campeggia in copertina, oggettivamente efficace e livorosa al tempo stesso, utilizzando un grande classico della propaganda politica almeno dall'Ottocento in poi. In particolare, Bryan dichiara di essersi ispirato a questa immagine di Nast, una satira della Standard Oil nel 1904:



Trump appare dunque come un mostro tentacolare che si insedia pesantemente sulla Casa Bianca, uno Chtulu malvagio di cui ogni tentacolo, come un braccio della dea Kalì, stringe un diverso elemento simbolico della sua corruzione. Il controllo della Giustizia e del Parlamento, dei missili nucleari, di Twitter, e ovviamente dello specchio simbolo del suo narcisismo imperiale (lo specchio culmina con una corona). C'è anche un biberon, simbolo del suo infantilismo. Due bracci stringono invece i suoi sostenitori, capitalisti, pagliacci, militari, la morte, i russi, il Ku Klux Klan e un uomo di legno (i suoi sostenitori non sono che burattini nelle sue ventose).




Più interessante ancora, e più originale, l'immagine pensata per la campagna elettorale. Un Trump infantile e narcisista clicca pochi tasti essenziali di odio, paura, bullismo, menzogna e vanagloria sul suo Trump-O-Matic, l'immagine grandiosa vista dai suoi elettori, schiacciando islamici e messicani (la bandiera che somiglia all'Italia). Gli elettori sono una massa dove persone comuni si mescolano ad altre prive di volto, la morte, scimmie, robot ed Adolf Hitler.


Un concetto ribadito dal trumpista generico, presentato come una scimmia-imbonitore mascherato, che vende il Trump Oil, cura miracolosa ma ingannevole per la ricrescita dei capelli, come il peggiore dei ciarlatano del West.



Il livore anti-repubblicano di Bryan si esplica anche contro la precedente amministrazione repubblicana, Dick Cheney come mostruoso e volgare grande burattinaio di Bush, che tiene sul medio, la mente piena di morte e missili, il cuore è un altoforno, il banchetto petrolio e denaro trascinato da topi e maiali. Più icastico e più efficace il Bush Jr. il cui vacuo ritratto è formato dai teschi dei morti che Bryan gli attribuisce.




Insomma, gli USA sono una nave che affonda, con i ricchi in salvo dal Titanic, protetti da marinai-poliziotti che schiacciano i passeggeri di terza classe anneganti. Ma - a parte alcuni dipinti genericamente surrealisti, forse i meno interessanti dell'autore - quali sono gli altri temi  di Bryan?





Altre opere di Bryan si scagliano contro la religione, descritta come morbosamente pervasiva, ingannevole, militaresca e bellicosa. Il paradosso, in questo caso, è che la religione cattolica è in realtà stata ostile a Trump nella persona di Papa Francesco. Forse Bryan parla dei protestanti, ma la cattedrale gotica e la statua del Cristo o del Santo/Agnello rimandano fin più ai cattolici (la prima immagine invece funziona bene anche col pervasivo immaginario dei fundamentalist).




Un altro nucleo di opere riguardano il Nucleare, presentato come un folle pericolo che minaccia l'America e il mondo. Opere precedenti e indipendenti da Trump, ma il suo anti-ambientalismo indiscutibile fa sì che sicuramente, con lui, non passino di moda. Non mi pare che il programma della Clinton fosse ostile al nucleare, comunque, dato che i Mr. Burns di America sono trasversali; ma almeno questo tema non è in sé paradossale.




Infine, alcune opere irridono più in generale l'America e gli americani come infantili boccaloni sedotti dai media (qua e là occhieggia, in questa serie, l'Occhio degli Illuminati). Gli argomenti di Bryan, come vediamo, sono piuttosto monotematici e monolitici; la sua arte è efficace quanto, tutto sommato, standardizzati i suoi argomenti.

Il discorso sui media ha di nuovo un paradosso: i media ufficiali infatti sono concordemente ostili a Trump; il New World Order in questo caso sarebbero i Democratici. Trump è invece abile piuttosto nell'uso dei new media, Twitter e affini.



E un paradosso sviluppano anche gli altri dipinti volti a schernire gli altri aspetti della Middle Class come una ridicola borghesia, spesso robotica (ovvero controllata mentalmente dai media, fuor di evidente metafora) a un passo dal vedere devastate le sue frivole certezze. Infatti, Bryan difende forse un fortino giapponese che non esiste, in quanto il grosso dell'elettorato democratico è composto da un ceto colto, laureato, con posizioni lavorative intermedie, un ceto di cui Obama era la perfetta, raffinata incarnazione.

L'immagine dei ridicoli borghesi sotto attacco da ciclopici robot vuol essere in Bryan la rappresentazione della borghesia oggi trumpista spazzata via da una giusta nemesi, rischia di finir per essere la rappresentazione della borghesia clintonian-obamiama distrutto dall'arrivo delle truppe corazzate di Trump.


E per finire, da appassionato di Tarocchi, una considerazione sull'errato uso degli archetipi (che per un Jodorowsky sarebbe grave a livello psicomagico): in quest'opera gli scimmieschi apprendisti stregoni di Trump brandiscono l'arcano XIII, la Morte (in verità, l'"Arcano senza Nome") segno per Bryan, mi pare evidente, del loro essere portatori di distruzione. Però nei Tarocchi è noto come il XIII sia arcano di trasmutazione, "morte" alchemica ovvero Nigredo, trasformazione necessaria e in sé non solo neutra, ma positiva.

Se uno desse un valore psicomagico ai Tarocchi - non io - Bryan avrebbe qui sostenuto Trump a livello d'inconscio collettivo, rivelandosi il vero "apprendista stregone" che gioca col Chaos Magick senza saperlo padroneggiare. Ma, ovviamente, è tutto solo un gioco letterario, e quindi al massimo Bryan, seguendo i principi di Oscar Wilde, rischia di essere il principale cantore del politico che vorrebbe abbattere.

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