La vera storia di Shaye Saint John


LORENZO BARBERIS

Andrea Roccioletti è un artista torinese di cui apprezzo particolarmente le sperimentazioni, e di cui ho ampiamente parlato su questo blog (qui lo storico dei miei articoli sulla sua arte).

Diranno di me, sottotitolo La vera storia di Shaye Saint John, è un suo singolare romanzo, uscito nel 2016 per AutoRIuniti, interessante casa editrice torinese, nella collana I nasi lunghi (di cui è la seconda pubblicazione).

La copertina, molto bella a mio avviso, è tratta dal fotografo Oscar Keys (qui un suo sito online) e rappresenta perfettamente il tema del romanzo.

Una particolarità curiosa del libro, che colpisce subito, è la numerazione di pagine a coundown: quindi iniziamo da -109, in questo caso, per poi arrivare a 0 con la fine del volume. Un espediente adatto a questa narrazione, che tramite la storia di Shaye racconta l'evoluzione della società postmoderna, dall'età reaganiana a quella attuale.

Il filone conduttore è la storia di Shaye Saint John, una di quelle bizzarre leggende della rete delle origini che costituiscono il fascino di questa nostra età digitale (qui il suo attuale sito, qui la pagina di wikipedia: ma consiglio di vederli dopo, al limite, per evitare spoiler).

Roccioletti alterna tre piani di narrazione: la vicenda principale romanzata; una breve nota esplicativa che dà i riferimenti storici di quanto si è narrato (spesso con inevitabili interpolazioni a riempire gli spazi bianchi del racconto) e infine gli inserti di una terza vicenda, che si incastreranno (ipoteticamente) sul finale.

La storia, grazie a questa segmentazione piuttosto rapida, scorre veloce, anche se la densità informativa spinge a una rilettura il lettore incuriosito dalla vicenda. La particolarità più bizzarra è il singolare mash-up di generi che si viene a determinare: da un lato, la vicenda non sfigurerebbe in una puntata di Black Mirror, dall'altra, il procedimento (tra l'altro accuratamente documentato, come detto) segue una sorta di moderna indagine naturalistica, sviscerando un fenomeno del web in modo dettagliato e il più fedele possibile.

Una specie di ossimorico Verismo Cyberpunk, con cui Roccioletti stacca dall'ipercinetismo della rete una narrazione interessante e, con la forma del romanzo novecentesco, così deliziosamente sorpassata, ci costringe ad assaporarla con calma (un libro cartaceo su un fenomeno web è un'altra sottile, e in fondo voluta, contraddizione).

Per certi versi (si parva licet componere magnis) viene quasi da pensare a Pirandello, che come colpo di scena finale del suo Il fu Mattia Pascal rivela che la "tragedia dello stato civile" ha il fondamento in un articolo di cronaca, secondo la migliore tradizione verista, e che quindi il suo antieroe è più naturalistico delle geremiadi di braccianti e pescatori verghiani.

Oggi, quando l'enigma dell'identità frammentata non è solo filosofema ma realtà della rete, dobbiamo essere per forza d'accordo col grande Luigi: Roccioletti aggiunge (o meglio: documenta) un nuovo tassello al moderno enigma dell'Io, in un filone che potrebbe anche rivelarsi fortunato, riprendendo altre misteriose storie del web in questa dimensione romanzesca, quasi a creare un potenziale Ciclo dei vinti dell'età digitale. Non le success story che tanto piacciono all'ipercapitalismo (oggi come nell'Ottocento positivista: e tout se tient) ma le note a margine della storia dell'età informatica, o se vogliamo la crepa sul muro della grande piramide, direbbe Benni.

Ma forse Roccioletti è già oltre, perso in altri cento progetti volti a indagare l'identità dell'uomo digitale.

 (e in ogni caso, potete seguire una prima traccia delle sue evoluzioni qui)


Post più popolari