Appunti su Caravaggio


Appunti per una lezione sul Caravaggio, in occasione della mostra delle copie caravaggesche a Fossano.

Cenni biografici

Caravaggio nasce a Milano nel 1571 il 29 settembre (san Michele Angelo). Siamo nell'anno di Lepanto, l'anno successivo a Parigi c'è la notte di San Bartolomeo con la strage degli Ugonotti, siamo pieno nel cupo delle guerre di religione, tra riforma e controriforma. Michelangelo Merisi si trasferisce a Caravaggio con la famiglia nel 1577, e inizia nel 1584 il suo apprendistato, quando muore Carlo Borromeo, l'arcivescovo della controriforma a Milano, fratello maggiore di Federico, quello reso celebre dal Manzoni, che prenderà la carica dieci anni dopo, nel 1595. Nel 1588 Caravaggio è autonomo; muore la madre nel 1590, e nel 1592, ventunenne, va a Roma, dove si afferma nella capitale papale di Clemente VIII.

Un'opera per anno.

1593. Tra le prime opere di Caravaggio vi è il Ragazzo con cesto di frutta. Colpisce fin da subito per la cura del dettaglio sia nel corpo del ragazzo e nella sua posa, sia nella ricchezza della rappresentazione della cesta di frutta. In una Roma (e una cultura barocca in generale) divisa tra il classicismo sterile e i bamboccianti superficiali di una facile "pittura di genere", Caravaggio si approccia alla pittura "di genere" con la cultura che gli deriva da un robusto studio della tradizione precedente, nobilitandola a Naturalismo.



1594. Due scene di vita di strada: la zingara che, mentre legge la fortuna al giovane gentiluomo, gli ruba l'anello, e i bari, che truffano un ingenuo alle carte. Al pregio nella rappresentazione si unisce l'evocazione di un contesto furbesco, che affascina.


1595. Nella sua Maddalena Penitente, secondo alcuni, Caravaggio usa una ragazza che conosceva, si ipotizza una reale prostituta che in quei giorni era stata fatta fustigare dalle milizie papali. Inizia così la sua scandalosa commistione tra l'arte sacra e la vita profana in cui egli era immerso.

Caravaggio entra sotto la protezione del cardinal Del Monte, ambasciatore della Toscana a Roma, tra quest'anno e quello seguente.




1596. Ragazzo morso da un ramarro. Torna l'attenzione al dettaglio realistico, al coglimento di un moto psicologico delicato, e anche ovviamente l'attenzione alle figure di giovani efebici, che affascinavano il Caravaggio: un attenzione che torna anche nel Riposo nella fuga in Egitto, nella figura dell'Angelo che suona una musica celestiale per intrattenere la sacra famiglia: dunque anche nell'arte sacra.


1597. Nel ritratto di Santa Caterina torturata alla Ruota (che si spezza) Caravaggio mostra la cortigiana Fillide, continuando nella sua ambiguità tra arte sacra e profano.



1598. Caravaggio, con la Canestra di frutta, realizza la sua unica natura morta. Un'opera donata poi nel 1607 alla pinacoteca ambrosiana, ovvero di Milano, dal cardinale Federico Borromeo, quello reso celebre anche dal Manzoni. Anche qui si nota la minuziosa precisione nei dettagli, che nelle altre opere appaiono in un contesto più ampio. Nello stesso anno realizza anche un dipinto in cui il suo realismo è al servizio di una resa dettagliata dell'orrore, la Medusa.

Intanto, ottiene la sua prima commissione pubblica, ovviamente di natura ecclesiastica come tutti i suoi lavori successivi: le Storie di San Matteo in San Luigi dei Francesi.


1599. Giuditta e Oloferne


1600. Vocazione di San Matteo è il capolavoro nella chiesa di San Luigi dei Francesi, completata nell'anno in cui, in Campo dei Fiori, l'Inquisizione romana brucia al rogo Giordano Bruno, colpevole di aver sostenuto l'eliocentrismo. La nuova battaglia del Seicento si sposterà dalla guerra di religione - che comunque continua, fino alla Westfalia del 1648 - a quella contro il razionalismo scientifico.
Esploderà anche la contraddizione di Caravaggio che, ottenute commissioni "alte" dalla Controriforma per l'innegabile talento artistico, non si prostra alle esigenze nobilitanti dell'arte sacra ma mantiene la verità del suo studio naturalistico. "Un pittore valent'uomo è uno che sappia dipingere bene le cose naturali", afferma. Questo collide con la Controriforma, che ha prescritto di evitare "tutte le lascivie di una sfacciata bellezza delle figure" nella raffigurazione delle sante.



1601. Conversione di San Paolo, Crocifissione di San Pietro.


1602. Cattura di Cristo.


1603. Deposizione.
Nonostante continui il successo dell'artista, iniziano anche i guai giudiziari: accusato di diffamazione, tra 1604 e 1605 sarà arrestato per ingiurie e porto d'armi abusivo. Sono anche gli anni di un quadro azzardato come la deposizione di Maria ispirata a una prostituta morta in Tevere (1604), che verrà rifiutata. La Madonna dei Palafrenieri è ritirata, forse anche perché di nuovo vi figura la cortigiana Lena come Madonna, come in tutte le tele del periodo.



1604. Sacrificio di Isacco e Morte della Vergine (particolare).


1605. Madonna dei pellegrini.


1606. Madonna dei palafrenieri, ultimo grande capolavoro con protagonista la cortigiana Lena. Caravaggio uccide Ranuccio da Terni e deve quindi fuggire da Roma: si reca a Napoli (già in precedenza si era recato a Genova dopo turbolenze minori), quindi nel 1607 sarà a Malta dove lavora per l'ordine e nominato Cavaliere di Malta.


1607. Sette opere di Misericordia.


1608. Il Gran Maestro Alof de Wignacourt, generale dell'ordine di Gerusalemme, con sede a Malta.


1609. Cavaliere di Malta.


1610. Martirio di Sant'Orsola

In quest'ultimo anno tumultuoso Caravaggio lascia Malta, sbarca a Siracusa, risale a Napoli dove è ferito al volto in una rissa; il Papa ha intatno concesso la grazia, ma Caravaggio muore a Porto Sant'Ercole, nel viaggio di ritorno a Roma.

Un percorso sintetico di ricezione critica.

Già molti contemporanei colgono lo specifico dell'arte di Caravaggio, il chiaroscuro:

Van Mander, 1603:
"Non esegueun solo tratto senza farlo direttamente dal modello vivo".

G.B. Agucchi, 1615:
"Caravaggio ... ha lasciato indietro l'idea della Bellezza, disposto a seguire del tutto la similitudine".

G. Borsieri, 1619:
"Così ingegnoso imitatore della natura, che dove gli altri pittori sogliono promettere, esso ha fatto."

G. Mancini, 1621:
"Havendo i chiari e l'ombre molto chiare e molto oscure, vengono a dar rilievo alla pittura".

Il Seicento avanzato constata e riconosce il suo successo, la miriade di imitatori (spesso superficiali) e - magari condannandolo - l'intento innovativo dell'autore.

G.Baglione, 1642:
"Uomo satirico e altiero, usciva tal'ora a dir male di tutti li pittori passati e presenti per insigni che fussero, poiché a lui pareva d'aver solo con le sue opere avanzati tutti gli altri. Da alcuni si istima aver esso rovinata la pittura, poiché molto giovani ad esempio di lui si danno ad imitare una testa al naturale..."

F.Scannelli, 1657
(si unisce al Baglione: complimenti per l'illusionistica imitazione del vero naturale, ma male per l'assenza di disegno).

G.P.Bellori, 1672.
Dopo Caravaggio, "ciascuno si prese licenza, e ne seguì il dispregio delle cose belle, tolta ogni autorità all'antico e Raffaelle".

G.Passeri, 1678
"Fece qualche giovamento al gusto di quella nuova Scuola, ... fece prender fiato al gusto buono e naturale" (rispetto al predominio del grottesco).

Il Settecento ha ancora una visione ambivalente del Caravaggio, concentrandosi sulle riprese ingenue e facili come dannose, ma riconoscendogli molte volte l'importanza nello specifico pittorico. La sua importanza è innegabile.

Felibien, 1688
A Poussin nulla piaceva del Caravaggio, "venuto al mondo per distruggere la pittura", perché cerca il decoro nelle sue composizioni. Ma se l'essenza della pittura è imitare ciò che si vede, Caravaggio la possedeva a fondo.

B. De Dominici, 1742
Caravaggio ha sopraffatto l'anima degli Intendenti e dei Professori medesimi, facendo preferire il Chiaroscuro (visto come facile seduzione) rispetto al contorno chiaro e definito.

F.Algarotti, 1762
"Il Rembrante d'Italia". "Tale fu la magia del suo chiaroscuro" che compensa le brutture della realtà che rappresenta.

Nel passaggio tra fine '700 e '800 si inizia a consolidare l'idea di un Caravaggio come svolta, paragonabile a quella del Rinascimento (ma ancora percepito come "purtroppo" meno rilevante, sia pure a malincuore), il Burkhardt - studioso non italiano, tra l'altro - è il primo a dare un giudizio perentorio sulla sua fondamentale influenza, non ancora univoco.

L.Lanzi, 1789.
"Tinte giorgionesche", che passano poi ai Carracci, Guercino, Guido Reni (stabilisce una storiografia dell'influenza).

G.Rosini, 1839
Se fosse vissuto un secolo prima avrebbe potuto avere una influenza enorme, ma nel Seicento, erroneamente, lo si mette al pari di quelli che sono solo suoi eredi e imitatori, che ne indeboliscono al limite la forza visiva.

Burckhardt, 1855
"Il naturalismo moderno comincia nel modo più crudo con Caravaggio".

Riegl, 1907
"Un uomo incolto, ma un genio".

Negli anni '20 e '30 italiani l'avvio di uno studio storico-artistico sempre più scientifico consolida l'idea dell'eccezionalità di Caravaggio, erede dei rinascimentali, sulla scia dei veneti ma al livello dei primi toscani, maestro del Seicento europeo e del successivo naturalismo.

Marangoni, 1922
Il vero punto è la nuova concezione stilistica: concisione ed efficacia ottenute solo tramite luce e composizione, riprendendo dalla pittura veneta, Tintoretto in massimo grado.

Venturi, 1924
Precursore dei massimi geni del Seicento europeo, Rembrandt e Vasquez.

Longhi, 1929
"Caravaggio scopre la forma delle ombre": supera l'antropocentrismo rinascimentale, i corpi divengono sulla tela puri oggetti viventi per uno studio di luce, nuova concezione moderna.

Ragghianti, 1933
Non vi è nulla di barocco in Caravaggio, riprende e riparte dai grandi innovatori del Quattrocento, facendo il salto successivo.

Negli anni '50 si consolida l'idea di un Caravaggio padre del naturalismo, che nel nuovo clima culturale marxista diviene in Italia una svolta epocale. Caravaggio è un nuovo punto di svolta, pari a Masaccio nel '400.

Venturi, 1951
Nella Vocazione di San Matteo ci accorgiamo che qualcosa di nuovo è avvenuto, è il punto di svolta che fonda il naturalismo di Caravaggio su composizione e luce.

Longi, 1952
Dipinge "con l'occhio della camera", staglia un fotogramma nel San Matteo, luce e Cristo coincidono, è una svolta monumentale come solo in Masaccio era avvenuta (prospettiva scientifica).

Anche autori extra-italiani riconoscono ormai la grandezza di Caravaggio: la sua autorità è consolidata.

Jullian, 1961
In Caravaggio vi è uno Stil Novo moderno, che ispira Vermeer e gli altri grandi del Seicento.

Fonti bibliografiche
Caravaggio, i classici dell'arte, Skira, 2003

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