Intervista a Giulio Antonio Gualtieri



LORENZO BARBERIS

Giulio Antonio Gualtieri è un interessante nuovo autore del fumetto italiano, di cui ho scritto spesso su questo blog (qui ci sono gli articoli dedicati al suo lavoro: ma ci sarebbero ancora diverse altre cose su cui scrivere). Oggi Gualtieri è divenuto Editor-in-chief dell'Editoriale Cosmo (qui la notizia, su Lo Spazio Bianco), una realtà che ha diffuso vari lavori interessanti negli ultimi anni, tra cui anche opere cui Gualtieri ha lavorato, come Killbook e Battaglia. Ho colto l'occasione di questo traguardo professionale di Gualtieri per fare con lui un rapido punto della situazione sul suo lavoro e sul fumetto italiano in generale, anche alla luce della sua nuova posizione. Questo il risultato della breve intervista.



Il tuo esordio avviene con Homo Homini Lupus (2009), che hai recentemente ripubblicato come Killbook proprio per la Cosmo. Perché la scelta di questo remastering dell’opera?

Homo homini lupus è stato il mio primo fumetto. L'ho scritto con tanto entusiasmo, ma con poca consapevolezza. Non mi interessa pubblicare qualcosa solo per il gusto di farlo: avevamo un buon prodotto, ma c'era bisogno di trovargli una nuova ragion d'essere, che lo rendesse più necessario. È quello che dico anche sempre ai miei studenti. Qualunque cosa scriviate, non deve mai essere neutra rispetto al mondo, ma produrre una differenza nella testa del lettore. Ecco, secondo me Killbook produce una maggior differenza di Homo homini lupus, a cui chiaramente rimango legato da una sfera più sentimentale che autoriale.



Hai sceneggiato anche un fumetto seminale come John Doe (2002-2012), a fianco di Lorenzo Bartoli e Roberto Recchioni. Quanto secondo te di quell’esperienza ha inciso sul rinnovamento del fumetto italiano di stampo bonelliano degli anni ’10?

Sono di parte. Se mi trovo a fare questo lavoro, è soprattutto per merito di Lorenzo e Roberto. La storia del pensiero è fatta di strappi, ed i fumetti non fanno eccezione. Ogni struttura, ad un certo punto, diventa inevitabilmente prigioniera di sé stessa. La scuola di Lollo e Roberto, più libera e destrutturata, era perfetta per dare il via al rinnovamento. Non sono del tutto convinto, però, che la Bonelli fosse davvero prigioniera di sé stessa. L'intelligenza della casa editrice di Via Buonarroti è stata quella di prevenire una situazione che stava per verificarsi, ma che nei fatti ancora non c'era.



Tra Maestri dell’orrore, Battaglia e Dylan Dog ti sei mosso spesso (come nelle origini, con Homo Homini Lupus) nell’horror. Un percorso che continuerai anche ora?

L'horror mi piace molto anche da lettore, su questo non c'è dubbio. Ma non credo nei recinti: il mio percorso prosegue ovunque si trova una buona storia.



Un tuo fumetto recente che ho trovato molto interessante è Darwin, con un efficace esperimento nell’ambito del “fumetto muto”. Da autore e da editor, pensi che il fumetto popolare italiano possa beneficiare nell’immediato futuro di qualche scelta più sperimentale?

Vuoi farmi litigare da subito con il mio editore? A parte gli scherzi, Darwin è stata sicuramente una sfida interessante, ma di difficile riproduzione per quanto riguarda il fumetto popolare da edicola. Detto questo, niente è impossibile: di sicuro, però, ti informo da subito che sono contrario alle sperimentazioni fini a sé stesse. Prima di tutto, dobbiamo servire la storia. È il nostro dovere di autori, e non dobbiamo mai farne a meno.



Conclusa questa breve retrospettiva sul tuo lavoro di autore (che, ovviamente, continua), cosa puoi anticiparci del tuo nuovo ruolo curatoriale per le edizioni Cosmo?

Per il momento, posso dirti che Killbook è una sorta di precedente importante. Ho imposto a me stesso lavoro addizionale non necessario per avere un prodotto più a fuoco, e vorrei che questa diventasse la regola. Per tutto il resto, vi informeremo a breve sui social: lasciamo che la curiosità faccia il suo naturale percorso...

Ringrazio Giulio Antonio Gualtieri della disponibilità dimostrata, nell'attesa di poter parlare nuovamente del suo lavoro: come autore e, da oggi in poi, anche come curatore.

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