Il passo dell'angelo


LORENZO BARBERIS

Possibili spoiler, ovviamente. Consiglio come al solito di leggere prima l'albo.

Come premette l'introduzione del curatore Recchioni, questo Dylan Dog 368 ad opera di Gigi Simeoni autore completo affronta un tema tutto sommato poco sfruttato dalla testata: la danza. Il tema è se vogliamo presente nell'evocazione di Giuda Ballerino, pendente dalla forca da cui si è impiccato (su cui ironizza anche Dylan, nell'albo) e la Totentanz, la Danza con la Morte, vero tormentone degli anni '80 dylaniati richiamata anche dalla bella cover dell'altro Gigi, Cavenago.

Giuda, ballerino

Poca vera danza, dunque, finora: invece numerosi, negli ultimi tempi, i college stregati, anche se generici e non legati a una precisa disciplina. Si comincia con una bella splash page (5) che ci presenta questa nuova austera ambientazione, la London Ballet School con tanto di stemma regale. Fin da subito, il "Volo dell'Angelo Ribelle" (p.6) promette una danza decisamente diabolica.


Simeoni entra subito in medias res, come suo solito su Dylan Dog, con quell'ossimorico equilibrato splatter della nuova gestione (non la fantastica festa di horror continuato e gratuito degli Ottanta, ma neanche il puro giallismo sovrannaturale dell'età intermedia).

I testi si confermano poi lievemente più adulti (nel senso della Vertigo, diciamo, non proprio Adults Only...) come ad esempio in 13.iii e un po' in tutta la storia (anche questa, una caratteristica del nuovo corso abbastanza seguita da Simeoni).

Notiamo anche l'uso - molto discreto - dei simboli religiosi (15.iii), mentre l'orrore continua. Simeoni si conferma (da p.20 in poi) l'autore che ha più usato i due nuovi personaggi, Carpenter e soprattutto Rania (forse per un esplicito mandato nella divisione dei compiti redazionali?), dimostrando che ne è possibile un uso interessante a livello narrativo, nonostante che - tolte le sue storie - non siano stati molto sfruttati (salvo per la ragione "tecnica" di togliere o almeno ridurre il facile espediente della "telefonata a Bloch", parzialmente bilanciato dalla disponibilità di Rania).


La storia procede in modo classico, Maggie recluta Dylan (22) e ci mostra finalmente il passo maledetto. Il triangolo sulla maglia è il triforce di Zelda.

Il "Dylan Lord" alla Clark Kent che appare da p.28 in poi è una variazione divertente, che gioca sulle convenzioni di genere (normalmente Dylan Dog manco si traveste, e nessuno lo riconosce pur essendo sempre sui tabloid, con un look fisso "da personaggio dei fumetti").


Il sadismo della scuola di ballo si fa sempre più palese (33) mentre l'indagine entra nel vivo, nel secondo terzo dell'albo. Simeoni si concede una bella sequenza muta (46-53) nelle tavole centrali, che portano con efficacia al colpo di scena horror di metà albo.

Il prosieguo dell'indagine porta alla svastica circolare della Società di Thule (1919), il nucleo occultistico del German Order (su cui si è molto romanzato in letteratura, ma che ha un fondo di verità storica). Dylan Dog poi ha spesso avuto l'esoterismo nazista tra i suoi nemici, combinazione azzeccata che avvenga nell'albo in uscita il 27 aprile (due giorni dopo la liberazione, nell'anniversario di Oesterheld).



Nella storia della Wilson, la terribile insegnante, vediamo già il set-up di cui il colpo di scena finale sarà l'inevitabile pay off (p.68-69). La vicenda di Rania si mescola più intensamente alla vicenda, come si presagiva fin dall'inizio: da notare l'interesse da parte della Wilson al suo essere "una ribelle" (p.74) rispetto alla tradizione religiosa della famiglia, che è una connessione al "passo dell'angelo ribelle" evocato fin dall'inizio. Non solo quindi puro sadismo, ma rito esoterico con certe regole, qui solo accennate.

P.77 porta avanti la "blanda continuity" introdotta dal nuovo corso, e troviamo una riflessione metaletteraria su Dylan stesso, una decostruzione che Simeoni opera spesso, sottilmente. In quest'albo, ad esempio, oltre a Dylan in abiti diversi dai suoi, troviamo il superamento dello schema classico "Groucho, la pistola!" (p.89, sempre nel segno di un maggior realismo).

C'è anche una curiosa citazione (inserita redazionalmente, stando allo stesso Simeoni): "Non sono mica Tex Willer!" esclama a un certo punto Dylan, e la cosa mette così in continuity le due serie (cosa forse mai avvenuta finora). A mio avviso Tex Willer dovrebbe essere, nel mondo di Dylan, un reale cowboy ottocentesco, non finzionale (insomma, come se Dylan dicesse "non sono mica Buffalo Bill" e non come dicesse "non sono mica John Wayne"). Un incontro reale non credo sarà mai possibile (Recchioni li aveva però accomunati nel suo inferno multidimensionale letterario, nell'ultima stagione del suo John Doe).



Il finale opera quindi l'atteso colpo di scena, mentre Simeoni riesce anche a utilizzare narrativamente Irma (p.88) in un modo plausibile per il realismo della trama. Chiusura circolare come un passo di danza, con la sua buona dose di splatter, mentre 93.iii è forse la citazione di Roy Lichtenstein, amato da Sclavi, e comunque una vignetta molto efficace nell'equilibrio di tavola.

Il "debriefing" dopo l'uccisione del mostro porta ulteriori evoluzioni nella continuity, con la creazione di una triangolazione sentimentale inedita (anche se in fondo la soluzione narrativa più ovvia), di cui vedremo gli sviluppi. Va però detto che nell'introduzione Recchioni parla di "dettagli" da cogliere nell'albo, e qui si tratta di elementi macroscopici, di primo livello, per cui basta una semplice lettura.

Magari - vado ovviamente per pure speculazioni - a un secondo livello il mistero potrebbe riguardare il rito esoterico dell'angelo ribelle (usato dai nazisti, ma probabilmente parte di una tradizione oscura più antica), che è evidentemente collegato alla natura mostruosa del killer dell'albo. Da "Al servizio del caos", infatti, l'Albione diabolica che ha in John Ghost il suo alfiere è governata da una Regina lovecraftiana, celata nell'ombra di Buckingham Palace, e molti altri elementi lasciano intendere "riti innominabili" dietro questa ragnatela di un NWO anglosassone.

Ma questo, solo il tempo - e forse la fase tre - potrà dircelo.

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