Cerea!: intervista agli organizzatori, Camillo Bosco e Virginia Sanchesi



LORENZO BARBERIS

Come già accennato in un precedente articolo sul blog, si terrà quest'anno a Torino la prima edizione di Cerea!, una festa del fumetto e del libro illustrato, un appuntamento che promette di essere molto interessante come occasione di incontro con gli autori del fumetto piemontese. Ho quindi voluto intervistare i due curatori di questo nuovo evento, Camillo Bosco e Virginia Sanchesi, per scoprire qualche dettaglio in più. Ecco qui il risultato di questa nostra breve chiacchierata.

Cari Camillo e Virginia, innanzitutto grazie per averci voluto parlare di questo nuovo evento del fumetto piemontese. Come vi è venuta l’idea di dare vita a una manifestazione come Cerea?

Camillo: Sentivo semplicemente la mancanza di uno spazio dedicato esclusivamente al fumetto nella mia città, Torino. Iniziative lodevoli e fiere grosse sì, ma niente che fosse attento anche ad una presentazione ufficiale del mondo fumetto. Proprio per stabilire una forte differenza rispetto agli altri usuali eventi di vendita, si è preferito raccogliere direttamente gli autori del territorio in modo da eliminare qualsiasi barriera tra loro e i cittadini.

Virginia: Dal canto mio, ho sposato subito la proposta di Camillo di creare una vetrina unica per tutte le sfumature del mondo del fumetto che coesistono a Torino la presenza di grandi scuole di illustrazione e di fumetti in città ne è l’esempio.


Un tratto che mi è molto piaciuto in “Cerea” è il progetto di dare centralità al fumetto, e in particolare agli autori, a mio avviso importante per la crescita del medium. Da dove nasce, per voi, questa scelta?

C.: Sono fermamente convinto che i settori professionali abbiano il dovere/diritto di organizzare situazioni (cercando di risponderti nel modo più universale possibile) in cui il proprio pubblico di destinazione possa essere educato (formato?) ad una più profonda comprensione della filiera lavorativa di cui usufruisce acquistando un fumetto in libreria o fumetteria, ben consci che le nostre immagini parlanti hanno nascite, infanzie, adolescenze et cetera spesso assai travagliate. Conoscere l’autore, inserirlo nel proprio territorio, renderlo parte di un tartan sociale specifico è per me il primo passo in questa direzione, ed è specificamente il primum vivere di CEREA!



Un altro elemento interessante è la partnership col Salone del Libro (che, tra l’altro, quest’anno ha un manifesto disegnato da Gipi, probabilmente il massimo nome contemporaneo del fumetto “d’autore” italiano). Come si struttura questa collaborazione?

C.: Cerea! È stata organizzata in collaborazione con l'Associazione Culturale EloVir92 , molto legata ai progetti della circoscrizione sette di Torino, che una volta visto il piano dell’evento,  ha portato a farla iscrivere nel programma off (che le circoscrizioni curano con un’attenzione lodevole). Al momento ci siamo rapportati solo con Marco Pautasso che è stato un “ufficiale di collegamento” egregio col Salone, ma abbiamo discusso solo di date e pochi altri problemi logistici. Immagino che una volta svolto l’intero potenziale della manifestazione si potrà avviare un dialogo costruttivo con Lagioia per stabilire integrazioni più consistenti col programma del Salone. 

V.: Una volta partiti, ho lavorato con Camillo sui canali già percorsi dall'Associzione Culturale EloVir92 con la Circoscrizione 7: nella persona del Presidente Luca Deri abbiamo trovato un interlocutore attento e col prezioso aiuto di Paolo Ferrari siamo riusciti a realizzare questa collaborazione nel nome del salone OFF. È stato un piacere!



Da piemontese il nome “Cerea” mi piace molto. Perché avete scelto questo nome?
C.: Perché volevo chiamarla “Make fumetti great again” ma Virginia non era d’accordo! Scherzo. Però diceva tale Giustiniano che nomina sunt consequentia rerum… e quindi come dovevo chiamare un evento dove volevo che i torinesi salutassero i loro autori? 
V.: Ci voleva un nome breve, immediato, e direi che quel nome è calzato a pennello! In realtà mi ha detto che l’aveva immaginato già così da diversi anni, anche la forma del logo. Che un siciliano si metta a fare festival nominato come un saluto dialettale piemontese la trovo una di quelle eccentricità che rendono il mondo bello e vario.

Quali sono le vostre aspettative per questa manifestazione, e quali sono i vostri progetti futuri di crescita per Cerea?

C.: È una prima edizione, quindi con tutte le incognite del caso: l’obiettivo minimo è un centinaio di visitatori, incrociando le dita per un’adunata degna di Ben Hur. In ogni caso, comunque, sogno per il prossimo anno un vero e proprio cluster di eventi, sul modello già esperito di TCBF e BilBolBul. Mostre nei musei della città, letture pubbliche al circolo dei lettori, alleanze con altri spazi, comunicazione con le altre discipline. Mantenendo sempre il motto “comics first” cioè “fumetti in primo luogo”.

V.: Nel cassetto abbiamo tanti progetti come sviluppo, specialmente legandola al mondo della musica che è la mia maggiore area di expertise, ma la cosa sicura è che dopo questa prima edizione faremo di tutto perché al fumetto e l'editoria siano dedicate una parte centrale della cultura del territorio, in maniera trasversale.

Non mi resta quindi che ringraziare di cuore Camillo e Virginia per la disponibilità dimostrata, e dare appuntamento a tutti il 14 maggio, a Torino, per un incontro che si annuncia davvero interessante.




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