Dragonero


LORENZO BARBERIS

Si sono conclusi ieri i Premi Attilio Micheluzzi legati all'edizione 2017 del Comicon (vedi qui su LSB). Come al solito leggo i premiati e mi segno quelli che non ho letto o di cui non ho scritto (e di cui mi interessa leggere o scrivere). L'area di fumetto italiano che seguo di più è andata bene, direi: miglior fumetto assoluto è andato a Zerocalcare, che apprezzo, e di cui personalmente ho apprezzato anche l'evoluzione "matura" in Kobane Calling, che tra l'altro è un'uscita coraggiosa dalla propria zona di confort (ne ho scritto qui).

Mi ha fatto particolarmente piacere la vittoria come disegnatore di Gigi Cavenago per Mater Dolorosa, sceneggiata dal curatore dylaniato Roberto Recchioni. storia-cardine del nuovo corso, di cui avevo scritto qui una ampia recensione.

Non conosco lo sceneggiatore vincitore, Davide Reviati, di Sputa tre volte, che mi andrò a recuperare. Il premio per il seriale non-realistico è andato al Rat-man di Ortolani, fumetto ovviamente notevolissimo, ma che è impari confrontare con gli altri, alcuni dei quali avrebbero beneficiato maggiormente della visibilità ottenuta.


Mi accorgo invece ora di non aver mai scritto due righe su Dragonero, fumetto Bonelli dell'ambito fantasy che ha vinto con una run recente il premio per la migliore serie dal tratto realistico.

Avevo letto, ai tempi, il romanzo a fumetti di Luca Enoch e Stefano Vietti, disegnato da Giuseppe Matteoni e pubblicato da Bonelli nel 2007, nella collana intitolata appunto "Romanzi a fumetti", che in qualche misura ha preceduto l'analoga collana "Le Storie", in un momento in cui iniziava l'affermazione del termine graphic novel, di cui "romanzo a fumetti" è una - migliore - traduzione italiana (che la Bonelli da sempre usava per definire - e valorizzare - i propri albi).

Lo lessi soprattutto per interesse verso il lavoro di Luca Enoch, che in Bonelli aveva realizzato come autore completo, dai primi anni 2000, una serie semestrale interessante come Gea (oggi il suo lavoro bonelliano prosegue con la saga di Lilith). Di Enoch ho sempre apprezzato, da Sprayliz in poi, la capacità di coniugare elementi fantastici (o, nel caso di Sprayliz, action-avventurosi) con una rappresentazione non stereotipata della realtà.

Trovai Dragonero romanzo interessante, in parte inevitabilmente diverso dallo stile di Enoch, in quanto co-autoriale col bravo Vietti, che viene da una fantascienza più "classica" con Full Moon, il notevole Hammer e le moltissime opere bonelliane. Il prodotto diveniva così un fantasy piuttosto tradizionale, molto curato e dettagliato sia nei disegni che nella costruzione di un mondo fantastico ma coerente.

L'esperimento era interessante, perché sembrava prepararsi a coprire il fantasy, un genere che la Bonelli non aveva mai trattato in una serie (anche se era apparso qualcosa nei '90 in mini-serie su Zona X). La Bonelli è infatti fondata fin dai suoi esordi sul principio del "genere attraverso i generi": Tex di Gianluigi Bonelli è un western (come le altre testate coeve), ma fin dagli esordi del 1948 ogni tanto ospita "per variazione" storie a tema horror, fantascientifico, fantastico. La struttura giallistica è poi trasversale: c'è azione, ma spesso c'è anche indagine. Questo elemento western-fantastico diviene centrale nello Zagor di Sergio Bonelli, e resta anche nelle testate fantastiche di grande successo degli anni '80-'90, Martin Mystere, Dylan Dog, Nathan Never (in declinazione, ovviamente, fantascientifica), e nel giallo di Julia.



Il fantasy vero e proprio però non era mai stato affrontato in una serie, e a molti, già all'epoca, Dragonero sembrò un esperimento in tal senso, dato inoltre che la storia era sì un romanzo a fumetti in sé concluso, ma lasciava intendere molte possibilità di sviluppo seriale. Il progetto Dragonero serie venne lanciato nel 2013, e costituì probabilmente il primo esperimento di fumetto Bonelli con un lancio sistematico anche tramite i social, con creazione di pagina facebook su cui strutturare eventi, promozioni legate anche al mondo del videogame, e così via.

In particolare, la strutturazione di spin-off e sotto-serie più mirate a seconda del pubblico è un aspetto interessante, una sperimentazione che procede: annunciata a Lucca 2015, nell'autunno 2017 dovrebbe partire una serie Dragonero Young, rivolta al pubblico più giovanile e a colori (con anche, pare, serie animata), mentre dovrebbe poi apparire invece una serie "più adulta" come temi rispetto al target medio Bonelli. Una parcellizzazione che in futuro sembra sempre più inevitabile, e di cui Dragonero costituisce forse, al proposito, il primo modello bonelliano.

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