Lilith - La fine della caccia


LORENZO BARBERIS

Si conclude con questo numero 18, uscito il 10 giugno 2017, il percorso di Lilith, la seconda serie sviluppata da Luca Enoch per Bonelli come autore completo. Enoch è il vero cognome, nonostante tutto farebbe pensare a un nome d'arte, dato che l'autore sviluppa molti temi specificamente vicini alla magia enochiana: probabilmente uno studio sul proprio cognome l'ha ispirato. Naturalmente, consiglio di leggere prima l'albo, perché nell'analisi immancabilmente potrà esserci qualche spoiler.



Enoch emerge nel 1992 con Sprayliz, serie su una ribelle ragazzina graffitara dalle tendenze lesbiche (cosa che al tempo fece scalpore) che venne abbandonata nel 1995 - quando iniziò il coinvolgimento dell'autore in Bonelli, inizialmente  su Legs Weaver, spinoff fantascientifico di Nathan Never che riprendeva molti sottotemi già presenti nell'opera di Enoch stesso: avventura scanzonata e un sottotema saffico declinato in modo leggero ma cercando di evitare eccessive banalizzazioni.


Enoch svilupperà però presto una sua serie bonelliana con Gea, dal 1999 al 2007, in cui riprenderà l'elemento fantascientifico affrontato in Legs, ma declinandolo in modo autonomo e personale, e mescolandolo per la prima volta col tema della magia di evocazione, quella appunto legata ai sigilli enochiani. L'opera segna un indubbio salto di organizzazione narrativa, e lo sviluppo lungo (due numeri all'anno) consente all'autore un controllo sull'opera che è un unicum in Bonelli.


Gea è un baluardo, custode della terra contro le creature fantastiche che la invadono da varchi spazio-temporali; nel corso della storia Enoch ha modo di problematizzare tale tema, inserendo riflessioni sui concetti di migrazione, cittadinanza, identità che gli sono cari, e che diventano sempre più centrali politicamente man mano che la storia va avanti.



Con Lilith (delle Lilith si parla, in ruolo diverso, già in Gea, come triade femminea che guida il tentativo di invasione terrestre), arco temporale ancor più lungo (2008-2017, nove anni), Enoch sviluppa una narrazione simmetrica, dove Lilith viaggia nello spaziotempo per combattere l'invasore strisciante, il Triacanto, identificato da un triglifo, e di natura vegetale, radicamente anti-umana.

La strutturazione della serie consente una variazione di scenario molto maggiore: al gusto della documentazione fantastica, Enoch aggiunge il gusto di un dettagliato studio storico, per rendere con minuziosa accuratezza il contesto storico dove ambienta le sue storie.



Le tavole di queste due serie, estremamente dinamiche, sono molto interessanti perché la libertà concessagli (unica finora in Bonelli) non lo porta a un arbitrio totale, ma a coniugare la tavola bonelliana con la dinamicità americana e nipponica, trovando un punto di equilibrio cheandrebbe studiato come un possibile trait d'union di un certo filone di sperimentazione bonelliana, sempre declinata nella fantascienza della Casa. L'avvio sistematico (salvo avvisaglie in Martin Mystere, più ancora che in Dylan Dog) è forse nel primo Nathan Never (1992), che aveva forse per primo introdotto quella libertà di linguaggio visivo (non a caso, al relativo "normalizzarsi" di NN aveva corrisposto la libertà maggiore dello spinoff di Legs (1995), che in parte andava anche a contrastare i manga, allora forse all'apice del loro successo italiano.

Gea e Lilith, la fantascienza enochiana (che, nei nomi, celebra due volti dell'antica Dea Madre...), hanno portato poi la staffetta fino all'attuale Orfani (2013-2018), che volge a conclusione (salvo speciali, spinoff e crossmedialità varie) aprendo probabilmente a nuovi prodotti ancora (vedasi Monolith). In un certo senso, hanno anche mostrato il limite del bianco e nero bonelliano (superato da Orfani in poi nel colore), inserendo un uso della retinatura già seminale in Nathan Never, ma qui sistematico e sostitutivo, quasi, dell'impossibilità cromatica (Sprayliz, tra l'altro, era emerso come fumetto a colori; e nelle cover si vede la capacità cromatica di Enoch stesso).



La "fine della caccia" si comprende meglio avendo presente, è ovvio, il contesto (data una continuity non serratissima ma nemmeno esile) e, come già in Gea, porta a un rovesciamento dei presupposti iniziali della serie, seguendo il relativismo culturale caro ad Enoch, piuttosto radicale. Rispetto a Gea, Lilith si segna come serie per un maggior tasso di violenza, non stemperato dalla maggiore ironia della prima serie. Anche in Gea, comunque, vi era un percorso di distruzione e rigenerazione dell'eroina non privo di qualche tratto genuinamente disturbante, che in questa conclusione di Lilith ritorna in modo ancor più accentuato.

Da notare che la conclusione, a differenza di Gea che aveva una sua chiusura aperta ma lineare (nasceva una società nuova, senza però una netta vittoria o sconfitta delle due parti in campo), è aperta e problematica: possiamo leggere il finale come un'ascesa di Lilith che giunge a comprendere la necessità di una evoluzione, oppure come la disfatta totale a causa di Lilith ingannata dal nemico (e in questo caso le ultime pagine sono un delirio onirico, il trionfo di questa illusione).



Tutto propende più per la tesi pessimistica, a partire dal nome della protagonista, che non faceva ben sperare fin dall'inizio: nella Bibbia, Lilith è la mediatrice del serpente, che condanna la stirpe di Adamo e di Eva infiltrandola con l'ineliminabile peccato originale (l'Albero della Conoscenza che qui diviene l'origine del Triacanto). La figurazione qui sopra è quella di Collier, nell'Ottocento, ma anche i reperti archeologici più antichi mostrano Lilith avvinta all'Avversario. La copertina cita questo, ma anche forse in modo più preciso un modello possibile delle donne forti dei fumetti enochiani.


Una anti-cristologia femminea evidente in Lady Oscar ("La Rosa di Versailles" nell'originale), che è già il soldato irregolare del Sistema che alla fine cede alla Rivoluzione; e che viene sviluppata con simbolismo messianico ancor più evidente in Enoch, in un fumetto che indubbiamente è stato uno dei più interessanti di questi anni 2010, forse un po' penalizzato (mia impressione) da questo sviluppo molto lungo.

Vedremo ora quale sarà la prossima tappa del lavoro di Enoch, sperando che nuove possibilità produttive possano valorizzare ancor più il suo lavoro.

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