Palazzo Fauzone



LORENZO BARBERIS

Bella visita guidata quella organizzata lo scorso 31 maggio 2017 (ma altri appuntamenti sono sempre possibili) a Palazzo Fauzone di Montaldo, a Mondovì Piazza in via Vico 8. L'evento si collega alla recente acquisizione e ristrutturazione del palazzo, che ha dato vita, in parallelo, anche al progetto della Storia di Mondovì a puntate sull'Unione monregalese, di cui ho già parlato qui.

Non sto qui a riprodurre nei minimi dettagli il contenuto della visita, che consiglio davvero ad ogni monregalese (e in realtà, per il livello d'importanza dell'edificio, anche ai non monregalesi). Il palazzo affaccia su via Vico, e una riflessione preliminare affascinante è che la via, asse di comunicazione tra l'antico comitato di Bredolo e Vico, è più antica di Mondovì stessa e ha circa mille anni.

Qui si struttureranno i primi insediamenti sul monte, anche prima della fondazione ufficiale nel 1198, e nel '200 questa zona viene acquisita dai Fauzone che vi creano uno dei poli del loro potere, quello poi legato al ramo Montaldo, che durerà per quasi ottocento anni, fino alla recente cessione. Un complesso di tre case-torre (con annessi tre pozzi, indispensabili per estrarre l'acqua in assenza di sorgenti, a Piazza) tipiche del medioevo comunale, quando il libero comune del "monte regale" era spesso sotto assedio da parte delle forze del marchesato di Ceva e del vescovo di Asti.

La facciata ovviamente è secentesca, nell'austera sobrietà del barocco monregalese, anche quando è espressione di una famiglia, come questa, di grande influenza e potere. Lo stemma che troneggia sul portale, tuttavia, porta la corona da marchesi, di cui la dinastia Fauzone poteva fregiarsi. La struttura non ha subito le ristrutturazioni selvagge del boom economico dei '60, preservando così intatto un piano nobile davvero prestigioso.

In un palazzo che in ogni sua parte mostra una traccia dell'antico splendore, soprattutto in decorazioni e grottesche di alta fattura, è particolarmente impressionante la Sala delle Alleanze, il fulcro del potere dei Fauzone. Gli stemmi delle decorazioni celebrano i patti di sangue stipulati, via matrimonio, dalla dinastia, dal Cinquecento all'Ottocento, con successivi rimaneggiamenti man mano che vecchi accordi venivano sostituiti da nuovi team-up. Nel Rinascimento i Fauzone erano la famiglia più potente di Mondovì, e Mondovì - fino al declino sotto lo stato assoluto dei Savoia - la prima città del Piemonte.

Viene una sottile vertigine a pensare che quelle sale oggi pressoché dimenticate dai monregalesi - ma in fondo ancora abbastanza simili ad allora - erano uno dei centri del potere italiano. E, infatti, al di là di questa sala centrale, si percepisce il potere in ogni dettaglio, gli spettri dei camerieri in livrea sull'attenti su una mattonella consunta, le scale della servitù comunque bellissime e prestigiose come quelle principali. Viene perfino un disagio vagamente fantozziano, e i pregevoli dipinti degli arcigni Fauzone paiono fissarci con un'alterigia degna di un Guidobaldo Maria Riccardelli o di una Mazzanti Viendalmare.

L'albero genealogico presente nella sala centrale - simile, ma più dettagliato su qualche aspetto di quello allegato all'Unione - permette di vedere come la famiglia passi da incarichi cittadini monregalesi (consiglieri comunali: ma l'incarico allora era di alto livello, ci viene spiegato) a incarichi di alto livello nella macchina dello stato sabaudo tra '500 e '600 (ci sono ambasciatori a Roma, centro della curia papale e quindi importantissima, e tesorieri generali dei Savoia). Ci dev'essere anche sicuramente un palazzo torinese dei Fauzone, ma non è stato finora trovato.

Poi, col declino di Mondovì nello stato assoluto, incarichi militari e incarichi ecclesiali, finché due rami della dinastia si uniscono in un matrimonio, nell'Ottocento, per riunificare forse il patrimonio famigliare (ancora ingente ma non più ai vecchi fasti). Ma la dinastia invece finisce (i due figli maschi muoiono prima di avere eredi); ultimo incarico pubblico - incarico oggi ambito dal ceto medio avanzato, ma per i Fauzone segno di un mesto riflusso nel piccolo - un sindaco di Mondovì di dinastia Fauzone, nel 1824, a Mondovì (nominato da Carlo Felice, allora regnante).

Si te fata vocant: "se il destino ti chiama", recita altisonante il motto di famiglia.
Si vede che per i Fauzone, alla fine, non ha più chiamato.

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