Orfani Sam #4 - Cavalli e segugi


LORENZO BARBERIS

Il 14 Luglio 2017 è uscito "Cavalli e segugi" il quarto numero di Orfani - Sam, la stagione conclusiva della serie bonelliana. Soggetto e sceneggiatura, come al solito, di Roberto Recchioni e Michele Monteleone, per i disegni di Werther Dell'Edera, Luca Claretti e Luca Casalanguida, colorati da Stefania Aquaro, che fa un ottimo lavoro nell'amalgamare il segno dei tre autori. Il cavallo è il texiano Dinamite, il segugio Sam stessa, ridotta a cane fedele della Juric (anche se in procinto, ovviamente, di spezzare la propria sottomissione). Ovviamente, nell'analisi del fumetto saranno inevitabili spoiler: leggere prima l'albo.

Si comincia con la classica splash page grandiosa, ma fin da subito elementi di deformazione umoristica (7.iii) ci fanno capire che il tono dell'albo tornerà ad essere quello di una frenetica comicità molto vicina, per certi versi, agli spaghetti western evocati fin dalla copertina. La chiusura in anticlimax di RR13 ci mostra come anche il sarcastico droide - alter ego di Roberto Recchioni nella serie, di cui rappresenta il caustico commento autoriale - avrà un suo ruolo nell'ironia dell'albo


Alla dissacrante sequenza iniziale però corrisponde subito una scena onirica (disegnata da Werther Dell'Edera, che cura l'esordio dell'albo) presso l'Albero delle Pene, il cardine del multiverso di Recchioni (presente in John Doe, in Dylan Dog e pressoché in ogni fumetto da lui realizzato): sequenza che invece non presenta elementi comici, ma drammatici. L'alternarsi dei due registri sarà una caratteristica dell'albo, e con gradazioni diverse in generale appare un tratto comune a questa serie conclusiva.

Da p.16 inizia la sequenza di Luca Claretti, al suo esordio sulla serie (qui sotto la bella ed efficace splash page smarginata di p.23). Suo è il corpo centrale dell'albo, un western scanzonato che pur nella presenza di scene tragiche e della consueta ultraviolenza, è giocato su un registro che a un certo punto diviene quasi parodistico, dalla sequenza di Marta Hack La Pazza (p.41) in poi (rimando nel cognome antifrastico alla celebre astrofisica italiana, icona televisiva come campionessa dell'ateismo razionalista: ugualmente longeva, Marta La Pazza ha però un meraviglioso corpo bionico).


Ironica è tra l'altro l'adozione del più classico e vieto "spiegone bonelliano" (46-50), su cui gli stessi personaggi ironizzano (50.i) e che permette in poche pagine di riassumere snodi centrali della trama finora inevasi. il tema della testa mozzata della Juric (introdotto dalla splash di p.28), in questa chiave grottesco-parodistica propria di tutto l'albo, ricorda molto la trattazione del tema in Sin City, nell'episodio The Big Fat Kill (anche qui, il punto in cui il manierismo milleriano del genere noir diveniva volutamente eccessivo, macabro e barocco).

Poi certo, il tema della "reliquia" si connette sottotraccia al sovrannaturale cristiano che aleggia su tutto il culto della Juric, trattato in un registro più alto nello scorso albo: e quindi non è da escludersi in futuro un più chiaro rimando al tema della testa del Battista e di Salomé (con una curiosa crasi tra personaggio dissoluto - Salomé - e martire decapitato nella figura della Juric stessa). Ma qui la declinazione è per ora prevalentemente sul versante comico (a tale proposito, al tema della "testa mozzata" ma ancora ricca di vita si ricollega anche l'irritante RR13).



La sequenza che inizia da p.60 e ci conduce fino a p.81 in poi entra nella comicità più pura, pur mantenendo anche la componente splatter, portandoci fino alla conclusione disegnata poi da Luca Casalanguida. La mira dei supersoldati del regime è pari a quella degli Stormtrooper, e le loro strategie sembrano paragonabili a quelle di Starship Troopers di Verhoeven. Un certo lessico desueto ("quanti ce ne sono di questi tangheri?") fa pensare al gusto per l'insulto antiquato di certa Disney italiana vecchia maniera, che sfruttava i limiti censori (qui, ovviamente, assenti) per un ulteriore effetto comico; il countdown dei cattivi ricorda (ma lo esaspera, in un'iper-parodia) il body count del finale di "Per qualche dollaro in più" (del resto, da sempre Ringo come "Pistolero" rimanda all'immaginario western). Anche il segno - qui, in particolare, della new entry Claretti - si adegua a questa scelta ironica, specie nell'espressività dei personaggi, senza giungere al caricaturale.

Gli autori non rinunciano a qualche ulteriore rottura della griglia bonelliana con la bella doppia splash smarginata a 72-73, dove ci viene mostrato il procedere del "nuovo Ringo" all'interno della città tramite una sorta di graduali zoom dalla veduta generale; oppure p.78 dove lo sviluppo dell'azione avviene in una singola splash page, con la ripetizione del personaggio nella stessa, senza la scansione in vignette (una soluzione introdotta nel fumetto italiano da De Luca, e ripresa - probabilmente dagli originali americani - da Miller).



Il tutto, come al solito, amalgamato però alla "nuova griglia" finora istituita, che parte dalla griglia classica con un'esasperazione degli elementi già tradizionalmente possibili come "eccezionali". Il "finale a sorpresa" chiarisce quanto è già ormai abbastanza evidente al lettore accorto, e può costituire, volendo, una ripresa del tema del presidente Rexall in Martha Washington.

Insomma, un albo divertito e divertente, che ci porta di un passo più vicini alla metà dell'arco narrativo di questa ultima serie, mentre la cover del prossimo numero cinque, "Duello al sole", promette uno scontro (probabilmente non decisivo) tra i due protagonisti, che riunificherebbe le due storyline principali. Ma mancano ancora due puntate perché finalmente si chiuda la mid-season, e con essa questa lunga "Summer of Sam".

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