Total Black



LORENZO BARBERIS

Nella storia dell'arte astratta del Novecento, un posto di rilievo occupa il suprematismo. L'astrazione nasce infatti col cubismo picassiano del 1907, ma la prima sistematica avanguardia è il futurismo marinettiano del 1909, fondato col celebre manifesto sul Figaro parigino, L'articolo, subito diffuso anche in Russia, porta anche qui, nel 1911, alla nascita di un futurismo ad opera di Natal'ja Sergeevna Gončarova e Michail Fëdorovič Larionov. Nel 1913 fondano un loro autonomo primo congresso futurista con l'artista Kazimir Malevič e il poeta Majakovskij. Marinetti cerca di collegarsi ad esso, di prenderne la guida, e addirittura si reca a Mosca nel 1914, ma i futuristi russi lo ignorano e nel 1915, nel corso della seconda esposizione futurista a Pietrogrado, si evolvono nel suprematismo, segnando un definitivo distacco. La ragione sta soprattutto nel culto bellicista del futurismo italiano, rifiutato da quello russo. Ma anche artisticamente si segna una presa di distanza: Malevich fin dal 1913 aveva superato l'astrazione classica in favore di un culto della forma pura tramite il famoso Quadrato Nero. Un tipo d'arte che, di fatto, diviene quasi più concettuale che astratta. 




Tuttavia, ho di recente scoperto che l'innovazione di Malevich era stata anticipata di trent'anni. Al Salone degli Incoerenti di Parigi, nel 1883, il pittore Alphonse Allais aveva presentato un quadro tutto in bianco. Ovviamente la cosa aveva valore ironico, palesato a partire dal titolo: Première communion de jeunes filles chlorotiques par temps de neige: prima comunione di fanciulle anemiche in un tempo di neve. Vestiti bianchi, carni bianche, sfondo bianco, e quindi tutto resta completamente bianco (la tempesta di neve contribuisce a cancellare il tutto). In modo simile, restando sul nero, farà il dipinto di qui sopra, Combattimento di neri in una caverna di notte. Ne farà anche altri sui colori primari e secondari, pubblicati poi in un "albo primo-aprilesco" (vedi qui).

Ovviamente si potrebbe osservare che l'operazione di Malevich è "seria", mentre quella di Allais è "comica", e quindi con un significato diverso (e, implicitamente, minore). Tuttavia, per paradosso, questo rende Allais ancora più moderno o, meglio, post-moderno, in quanto numerose operazioni concettuali sono all'insegna della decostruzione ironica dell'arte. Se vogliamo, il paradosso è che Allais fa una sorta di "operazione ironica ante-litteram": non decostruisce una evoluzione dell'arte già consolidata, ma una possibile evoluzione futura (azzeccandola in pieno). 

Un processo simile a quello che compie, concettualmente, la fantascienza sociologica: "Un logico di nome Joe" (1947) di Murray Leinster (vero nome Will F. Jenkins) ad esempio, anticipa perfettamente i rischi della rete internet (vedi qui). Nella futura rete di "logici" un singolo terminale, chiamato convenzionalmente "Joe" nel racconto, bypassa per un errore di programmazione i filtri censori applicati. I bambini che lo desiderano possono vedere qualsiasi tipo di filmato, le informazioni riservate sono accessibili a tutti senza privacy, i terroristi fondamentalisti che vogliono armi di distruzione di massa hanno accesso ad ogni tipo di informazione tecnologica, i criminali informazioni su banche e così via. E, ovviamente, non si può tirare giù la rete, perché è indispensabile. 

Una satira simile (focalizzata su un singolo aspetto) viene compiuta da Black Mirror nell'episodio "Nosedive": nonostante la storia estremizzi in parte le derive già oggi presenti per renderle più vistose, non vi è particolare fantascienza di anticipazione, in quanto la rete offre già tutte le potenzialità per creare la - terrificante - società descritta.

Insomma, Allais - forse influenzato dall'ascesa dell'impressionismo, e magari dalle prime avvisaglie dell'espressionismo - dichiara implicitamente: "vedrete che arriveremo, per paradosso, a gente che fa serissima un quadro tutto nero". E ha ovviamente ragione.


Ma, indagando più a fondo, Allais non è nemmeno il primo. In un suo trattato del 1617, l'esoterista Robert Fludd inserisce illustrazioni per ogni concetto spiegato. Giunto a quello di "tenebra", trova che il modo migliore per rappresentarlo sia il nero assoluto, senza mediazioni. Non vuole infatti mostrare una "scena in notturna", ironica o meno: vuole mostrare il valore assoluto dell'assenza di luce, la Tenebra con la maiuscola. E così ricorre al total black. Siamo negli anni dei Rosacroce, del massimo splendore dell'alchimia, del culto del rapporto tra Albedo e, appunto, Nigredo. L'uso del nero integrale ha un preciso significato per Fludd.

Se quindi troviamo che il problema di Allais fosse l'operazione ironica, in Fludd è assente, ed esattamente come i suprematisti usa il nero assoluto per la sua forza evocativa. Naturalmente, si potrà obiettare che è episodico e non sistematico: e va bene. Ma certo la storia dell'arte si dimostra meno lineare di quanto comunemente ci si voglia far intendere, se si recuperano elementi (l'illustrazione, l'umorismo) che si sono - a volte un po' arbitrariamente - esclusi.

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