Battaglia - Ragazzi di morte


LORENZO BARBERIS

Interessante nuovo capitolo nelle avventure di Pietro Battaglia, il vampiro che attraversa la storia oscura d'Italia partecipando alle peggiori trame nere che hanno segnato la vita (o la non-morte?) della nazione, dalla Grande Guerra - dove viene trasformato - in poi.

In questo numero, "Ragazzi di morte", Battaglia si confronta con Pasolini, di cui regge la testa mozzata in bella vista nella cover (e del resto il titolo riscrive "Ragazzi di vita", celebre opera dell'autore, del 1955) di Leomacs e Luca Bertelè per i colori.

Continua il confronto non solo con i grandi snodi della nostra storia (la Grande Guerra, il Fascismo, l'età democristiana...) ma anche lo studio su personaggi difficili da trattare, come il Pio Padre di Gualtieri, da me particolarmente apprezzato in quanto figura sotterraneamente connessa a filo doppio con la mia Mondovì (vedi qui),  oppure una star come Moana (vedi qui).

Ideato da Roberto Recchioni e Leomacs, Battaglia in questo albo è però scritto da  Luca Vanzella, per i disegni di Valerio Befani e Pierluigi Minotti; lettering di Maria Letizia Mirabella. Nell'immagine che ho preso non si vede ancora, ma la cover in edicola riporta anche la dizione "Universo Cosmo", lasciando intendere la nascita di un universo narrativo coeso sul modello del supereroismo americano.



A questo universo afferisce anche "Caput mundi", la serie promossa in quarta di copertina (e di cui il numero presenta una tavola in anteprima di "Città di lupi"), a partire proprio da Battaglia, che ne farà parte (anche la nuova serie, del resto, è ideata sempre da Recchioni). Una novità molto interessante, rara per la scena italiana, che diverrebbe una delle scelte più significative della Cosmo di Giulio A. Gualtieri (che come sceneggiatore, con Recchioni, ha firmato tra l'altro anche il primo crossover in casa Bonelli, quello tra Dylan Dog e Dampyr).

La sequenza iniziale, che fa da cornice alla storia, è ambientata in anni più recenti ed è affidata a Valerio Befani, mentre Pierluigi Minotti tratta la parte degli anni '70, collocata nell'ottobre 1975. Il segno di Befani è più dettagliato, mentre quello di Minotti è più sintetico, più vicino quindi ai "fumetti neri" nati nei '60 e ancora molto in voga nel 1975. Il montaggio di tavola è piuttosto vario, come spesso negli ultimi Battaglia tornati al formato bonellide dopo l'esperimento pocket (ne avevo parlato qui, con l'uscita della serie). Spesso si adotta la griglia bonelli 2X3 classica, frequente anche l'uso di un taglio orizzontale, "cinematografico". 

Non si ricorre alla splash page, piuttosto alle quadruple, forse sempre per mantenere un certo allure anni '70; l'elemento forse più specifico è una griglia a quattro vignette "a croce", che era sostanzialmente la griglia comune più "affollata" dei pocket, causa le loro piccole dimensioni. La griglia a croce è usata anche per sequenze molto significative, come quella con le foto di Salò: lo scrittore e cineasta porta infatti a una cena fra amici alcune foto di scena della sua ultima e sconvolgente opera filmica. Il gioco meta-letterario è evidente, perché le foto viste dai commensali diventano due tavole del fumetto (15-16), creando un parallelo provocatorio ma significativo. 


"Battaglia" infatti recupera elementi del fumetto nero anni '70 (inizialmente anche il formato pocket, poi abbandonato), tra cui il tratto basato su violente campiture di bianchi e neri a forte contrasto (specialmente nel segno di Minotti, in quest'albo: e sua è in effetti la parte dei '70), la suddetta griglia "a croce" e il gusto compiaciuto del pruriginoso (però utilizzato, a differenza della maggioranza dei fumetti neri originali, con un ben diverso grado di elaborazione).

Il parallelo con Pasolini è quindi pertinente (e, per certuni, sarebbe sicuramente ancor oggi provocatorio), dato che le sue tematiche non sono dissimili da quelle del "fumetto nero" (e, con un grado di elaborazione più alta, negli stessi anni, da un autore come Guido Crepax in alcuni suoi lavori più cupi).

La griglia a croce serve anche a presentare i quattro leader della setta, a p.29, afferenti a quattro aree del potere italiano (politica, esercito, religione e affari) e presentati anche in cover. In una ulteriore provocazione subliminale, rimandano ai quattro animali simboli degli evangelisti, Aquila, Leone, Angelo e Toro (che, in ogni caso, sono simboli presenti nell'Apocalisse, solitamente sciolti appunto come allegorie degli autori dei quattro Vangeli accettati). Sono il Potere che si serve di Battaglia e che a sua volta il vampiro - molto più potente di loro - sfrutta nel suo perverso gioco personale.



Le orge da loro gestite - che rimandano ovviamente alla Salò di Pasolini e, inevitabilmente, al suo modello nella settecentesca Sodoma di Sade - sono effigiate con una certa sobrietà; senza censure particolari, ma senza nemmeno indulgere sull'efferatezza più del necessario (dove un vero fumetto nero, invece, sarebbe giunto al clou).

Simmetrica all'orgia del potere democristiano-atlantico-cattolico-capitalista (per rispecchiare la struttura della quadriade), anche il partito comunista italiano è raffigurato come un'orgia di potere, ma tradico e non quadriforme, e invece che sadico, masochistico. I tre dirigenti, simbolicamente le tre scimmiette che non vedono, non sentono e non dicono nulla che non voglia il partito (pag. 38) godono nel farsi schiacciare e umiliare da una dirigente sovietica. Tra l'altro, la falce e il martello sono appese rovesciate (pag. 35) in questo buco segreto sotto (nome appropriato) Botteghe Oscure.



Le tavole a taglio orizzontale sono invece usate frequentemente in connessione a Pasolini, ad esempio nella lunga sequenza 48-56 che descrive il momento cruciale del delitto. Significativa anche p.58, che richiama il classico montaggio a due tavole del formato pocket (ma qui, in questo uso raro, sottolinea il dramma del momento) o il concitato schema ad otto vignette a p.59.

L'assenza di splash page precedenti rende particolarmente efficace la doppia smarginata, totalmente al nero, di 124-125, in cui Pasolini stesso intesse una prima morale dell'albo. Finale che verrà in parte rovesciato in seguito, nella più logica conclusione "battagliesca", che apre tra l'altro possibili collaborazioni "al presente", nella Roma Caput Mundi che si va ad aprire nelle prossime evoluzioni dell'Universo Cosmo.

Lo stesso Recchioni ha definito questo episodio l'episodio della serie che più coglie il personaggio, e certo Pietro Battaglia qui è un personaggio ormai maturo, definito, con un passato codificato che gli permette di acquisire una sua tridimensionalità. Stanti i meriti di Vanzella in questo albo, è la grande forza del seriale quando ben usata, approfondimento tramite iterazione (che Eco aveva indagato, nel 1965, sui Peanuts).

Indubbiamente questo albo pasoliniano è inoltre efficace nel creare un setting più generale come quello che lo stesso Pasolini ("so, ma non ho le prove") aveva provato a tracciare, ed è quindi ottimale come preludio alla nascita del cosmo di Caput Mundi. Tra l'altro, se "tutte le storie portano a Roma", sarà interessante vedere se e in che modo questo porterà a una continuity più interconnessa rispetto a quella di Battaglia (che è invece più "italiana", blanda e senza collegamento e conseguenze dirette tra i vari episodi).


(Il Battaglia di Pietrantonio Bruno, sul prossimo Caput Mundi)

Post più popolari