Ogni cosa ha il suo infinito


LORENZO BARBERIS

Un breve post per segnalare un interessante progetto dell'amico Andrea Roccioletti e altri artisti, Si tratta di una performance fotografica digitale, orchestrata in più giornate, in cui i partecipanti realizzano scatti anonimi su un tema indicato, intitolata appunto "Ogni cosa ha il suo infinito".

Gli autori partecipanti al progetto sono Angela Conversano, Vincenzo Bruno, Elena Policella, Marta Garav, Michela Campaner, Rossella Ferrero, SarahSilke Tasca e Andrea Roccioletti; la performance collettiva prevede che al mattino tutti i membri del gruppo Whatsapp creato ad hoc ricevano un messaggio con un tema, scelto da uno dei due organizzatori. Durante la giornata, i partecipanti dovranno scattare con il cellulare 2 fotografie che riguardino quel tema, e postarle sulla chat stessa di Whatsapp. Tutte le fotografie - in forma anonima - verranno prese e postate su FB.

La prima giornata è stata dedicata al concetto di Attendere. E' possibile visionare le foto a questo link facebook qui, cogliendo come il medesimo spunto possa essere colto in modo anche profondamente diverso dai singoli autori.


In linea di massima, si evidenziano tre modalità di declinare l'attesa, stante anche le tre tipologie principali di tema fotografico (andando per grandissime suddivisioni): il ritratto fotografico di persone in attesa appare la scelta più immediata, anche se si evidenziano modalità di attesa diverse, e significati diversi nell'attesa rappresentata, tendenzialmente uno reale e uno ideale, di solito lasciato maggiormente alla interpretazione dell'osservatore, non essendo gli scatti, qui, troppo marcatamente simbolici. Un anziano, un immigrato (due temi presenti), ma in definitiva qualunque persona attende di fatto nella foto un qualcosa di immediato, ma a lungo termine hanno un'attesa più complessa, fino ad essere quasi metafisica. In un caso simile, vi è l'attesa di un cane, ma siamo sempre nei termini del ritratto, anche se non con soggetto umano.


L'attesa può essere anche connessa a un paesaggio, e spesso si ha quindi la presenza di un luogo vuoto, in attesa di essere vivificato dalla presenza umana, come questo campo da calcio. Ovviamente, in modo inevitabile, un luogo apparirà anche - più o meno evidente - nelle foto che implicano un ritratto: ad esempio, vedi sopra, nella Sala d'Attesa, centrale nello scatto; essa però in questo caso svolge la sua funzione, ospitando persone in attesa. Una sala d'attesa vuota, che attende l'attesa, potrebbe essere una declinazione meta-fotografica del concetto, a livello di contenuto.


Infine, spesso vi è una foto di dettaglio, dove può essere presente l'elemento umano e ovviamente l'ambiente, ma il focus è sull'oggetto che simboleggia l'attesa (o è, a sua volta, in attesa, come ad esempio una bicicletta legata con una catena). Interessante questo scatto relativo all'attesa in una partita di carte, dove l'elemento umano, oltre che dal giocatore, è evocato dalle carte, che rimandano alla rivista "gente" e quindi al tema della persona, attesa come attesa dell'Altro (l'Altro/Giocatore, in questo caso).

Interessante anche il caso di copertina, in cui l'attesa umana è effigiata con dei manichini: oggetti, ma che vanno a simboleggiare l'Attesa umana e la sua vanità: la luce metafisica, vagamente teatrale, pare indicare i manichini (che in verità, ovviamente, non aspettano nulla: Stanno e basta) attendano qualcosa che tuttavia pare non arrivare, un En Attendant Godot beckettiano.

Insomma, un progetto fotografico interessante, di cui incuriosisce vedere i prossimi sviluppi.

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