Dunkirk alchemica


LORENZO BARBERIS

Visto di recente, come molti, l'ultimo lavoro di Nolan, la sua interpretazione di Dunkirk.
Mi unisco all'approvazione generale del film, che ho trovato riuscito ed efficace; ma più che altro mi premeva qui sottolineare la sua curiosa natura di film alchemico (possibili spoiler).

La struttura, come noto, è basata su tre prospettive in cui è colta una delle battaglie-simbolo della Seconda Guerra Mondiale, quella del porto di Dunkerque, sviluppatasi tra il 26 maggio e il 3 giugno 1940. Come noto, le forze tedesche erano rapidamente riuscite ad accerchiare i 400.000 soldati anglo-francesi, che furono fortunosamente imbarcati a Dunkerque.

La cosa nel film è introdotta tramite volantini abbastanza fedeli all'originale (solo resi più visuali, senza il testo e con una sottolineatura efficace sul singolo soldato - you - più che sulle armate nel loro complesso, cosa che corrisponde anche all'estetica del film).




Vediamo quindi lo svilupparsi della battaglia sotto il profilo della Terra, dell'Acqua e dell'Aria, nella tripartizione di forze armate tipica del secondo conflitto mondiale (solo in parte anticipato in questo dalla pionieristica aviazione della Grande Guerra). Ai tre elementi se ne aggiunge un terzo, il Fuoco, che trionfa nel gran finale ma è presente in tutto il film nell'elemento del Fuoco Nemico.

Le truppe naziste infatti non appaiono mai direttamente, ma solo tramite la minaccia della loro presenza, cosa che contribuisce ancor di più a renderle uno spettro angoscioso e quasi sovrannaturale. Questo formalismo è confermato da una delle varie immagini-simbolo adottate per la promozione del film, quella di copertina, che riproduce in modo abbastanza preciso il Viandante romantico di Friedrich (1818), ovviamente colto in antifrasi.


Se quello era il simbolo di un umanesimo romantico ingenuo e vagamente superomistico, qui il soldato protagonista è un antieroe in fuga, e rispecchiano una visione opposta. Le scelte stilistiche di quest'opera di Friedrich, simbolo del sublime kantiano (lo spaesamento grandioso dell'uomo a confronto con la natura), divengono uno dei leitmotiv sotterranei - e non dichiarati, se non qui - di tutto il film, dove naturalmente lo sperdimento davanti alla realtà naturale è terribile e senza nulla di poetico. In questo la scarsa presenza del nemico, minimizzata il più possibile, sottolinea la terribilità del naufragio.

Insomma, a suo modo, un film simbolicamente "alchemico", in cui Nolan rappresenta la grande "opera al nero" della seconda guerra mondiale: la "chiesa delle dune" (questo il significato del nome Dunkirk) diviene il crogiuolo di una trasmutazione epocale, dove davvero il successo del nazismo avrebbe potuto porre fine alla guerra mondiale una volta per tutte, e con segno diverso.

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